C’è un ‘prima’ e un ‘dopo’ che segna la vita di Pierdavide Carone. Il cantautore, che oggi ha 37 anni, ha acquisito una maturità artistica che gli consente di toccare l’anima delle persone attraverso la sua musica. Grazie al prezioso insegnamento di un amico e maestro di vita, ha saputo negli anni mettersi a nudo, crescendo umanamente e professionalmente. Un percorso che però non è stato privo di ostacoli, tra momenti difficili e una rinascita che vede la musica come protagonista. Perché è proprio la musica ad essere sempre stata nel suo destino.
In questa intervista, Pierdavide Carone ci racconta del suo rapporto con Lucio Dalla, delle sue esperienze televisive (da ‘Amici‘ ad ‘Ora o mai più‘, passando per ‘Domenica In‘), della genesi del suo ultimo album e dei progetti futuri.
Intervista al cantautore Pierdavide Carone
Dopo essere arrivato terzo ad Amici 9 (ottenendo il Premio della Critica), la vita artistica di Pierdavide Carone ha avuto dei momenti in cui ha rallentato e accelerato. Vincitore di ‘Ora o mai più‘, il cantautore sarà uno dei protagonisti del programma tv ‘Ci vediamo da Lucio‘, in onda il 3 marzo in seconda serata su Rai2. All’interno della quarta edizione di “CIAO – Rassegna Lucio Dalla, per le forme innovative di musica e creatività”, gli sarà consegnato il riconoscimento alla “Libera Creatività”.
Pierdavide Carone, come è nata la sua passione per la musica.
“La passione per la musica nasce dai vinili che avevano i miei genitori e che adesso, in realtà, ho io a casa mia. Ero affascinato dalle copertine, in particolar modo quelle dei Beatles. Poi ho scoperto che, aprendo questi vinili, non c’erano soltanto delle immagini: c’era soprattutto della musica straordinaria. Da lì ho capito che avrei voluto fare esattamente quello”.
Mentre l’ispirazione per i brani?
“L’ispirazione dei miei brani viene molto dalla vita: a volte da una storia che mi è capitata personalmente, che cerco di trasformare condendola con delle allegorie o qualcosa di un po’ più iperbolico. Altre volte, invece, è semplicemente una suggestione emotiva che mi spinge verso una storia che magari non mi riguarda direttamente”.
Il 3 marzo, in seconda serata su Rai2, andrà in onda il programma ‘Ci vediamo da Lucio’. Si tratta della quarta edizione “CIAO – Rassegna Lucio Dalla, per le forme innovative di musica e creatività” dove verrà premiato con il riconoscimento “Libera Creatività”. Cosa vuol dire per lei quel premio?
“È un premio molto importante a cui tengo particolarmente, perché va in qualche modo a legittimare qualcosa che comunque già aveva legittimato Lucio accogliendomi a casa sua, prima che diventasse un museo. In qualche modo dà continuità a un momento fondamentale della mia vita. Sapere che anche altri, le persone che sono arrivate poi dopo, hanno visto la stessa cosa che abbiamo visto noi, è il premio vero, al di là dell’oggetto in sé”.
Quanto è difficile, nel mondo d’oggi, per un cantautore farsi strada e mostrare creatività?
“Dipende molto dal motivo per cui fai musica. Se l’unico obiettivo è ottenere fama e popolarità, allora non è il momento migliore per essere un cantautore e dovrebbe fare magari un’altra cosa. Se invece l’obiettivo è mettersi a nudo e cercare di creare un contatto con le persone attraverso la verità delle proprie emozioni in musica, allora credo che questa cosa non abbia tempo, né mode e sia del tutto irrilevante il bacino d’utenza. Semplicemente se anche ci fossero dieci persone sotto al palco che hanno capito che cosa stai dicendo, cosa stai facendo, allora quello basta già”.
Il suo nome è inevitabilmente legato a doppio filo con Lucio Dalla, lei ha dichiarato che le ha insegnato a scoprirsi meglio, sia come uomo che come artista. Questo è stato l’insegnamento più grande che ha ricevuto?
“Sì, e lo ha fatto senza neanche volerlo insegnare davvero. Era semplicemente il suo atteggiamento, le cose che diceva, a volte anche brutali se vogliamo, che mi hanno fatto capire delle cose importanti. Dal mio punto di vista musicale, artistico, ma anche umano, c’è stato un ‘prima’ e un ‘dopo’ Lucio. Prima, al di là delle canzoni sentimentali che già sono un pochettino più profonde per antonomasia, quando avevo voglia di raccontare delle storie un po’ più sociali, di impegnato, lo facevo ma attraverso lo schermo dell’ironia. Mi sembrava un buon metodo di autodifesa. Invece da Nanì in poi, quindi da Lucio in poi, ho imparato a raccontare delle storie forti facendolo anche in modo serio, se serve”.
Un consiglio che le ha dato e che si porta dietro quando scrive i suoi brani o sale sul palco?
“Quello di considerare la musica dentro il mio destino, è l’ultima cosa che mi ha scritto Lucio. È un messaggio che assume un significato diverso, quando poi succede anche un evento tragico, come può essere appunto la morte in questo caso, e quindi gli dai quasi un tocco di fatalità a un messaggio che magari può rimanere tale.
Però credo che il peso del messaggio sia rilevante, a prescindere dal fatto che sia stata l’ultima cosa che mi abbia scritto, perché comunque ricordarmi che quello che faccio è nel mio destino, mi aiuta a sopportare i momenti in cui non sembra così, perché poi capita”.
Chi è Pierdavide Carone oggi. Il suo ultimo album si chiama ‘Carone‘ e già nel titolo racchiude un po’ l’essenza di tutto.
“Un uomo di 37 anni che ha smesso di inseguire la felicità e forse sta riuscendo a trovare la serenità, che è qualcosa di altrettanto rilevante nella vita di una persona. Questo non spegne il ‘sacro fuoco’ che un artista deve avere, ma lo circoscrive a quel momento lì, senza che magari divampi in un incendio che vada oltre la musica”.
Questo album viene tra l’altro dopo un altro album che era ‘Casa’ che veniva da un momento un po’ più difficile della sua vita. Quanto la musica l’ha aiutata anche a rinascere, non soltanto proprio discograficamente, ma anche come insegnamento di vita?
“Questi ultimi due dischi che ho pubblicato sono l’esempio che la musica è, prima ancora di diventare un metodo di divulgazione per gli altri, un metodo di catarsi, di autoanalisi che uno fa. Sono due dischi, anche se in modo diverso, molto terapeutici, almeno lo sono stati per me. In ‘Casa’ avevo bisogno di attraversare il dolore, attraverso la musica, senza scappare.
Sono una persona che fuori dalla musica si tiene molto le cose dentro. Dentro la musica cerco invece di buttare tutto: è la mia forma di esorcismo, perché se no uno si trattiene sempre. E per lo stesso principio, anche se in modo diverso, una volta metabolizzato tutto quel dolore che è racchiuso dentro ‘Casa’, con quest’ultimo disco che porta il mio nome, anzi il mio cognome dato che ha a che fare più con la dinastia e non solo con il soggetto-individuo, è arrivata la rinascita.
È stato ritornare a sorridere dopo che giustamente si è pianto, perché ci sono anche momenti della vita in cui uno piange. ‘Casa’ era il momento in cui era necessario piangere e ‘Carone’ è sicuramente un disco più sorridente”.
Nei suoi brani lei tratta anche argomenti importanti e delicati, il suo ultimo singolo è ‘Greta’, con Antonio Maggio. Ce ne vuole parlare?
“‘Greta’ è una canzone che è nata da una conversazione avuta con Antonio. Di solito sono io quello che mette sul tavolo temi sociali, già parlandone a cena faccio sempre queste arringhe. E invece quella volta è stato lui a parlarmi di ambiente, era il periodo in cui Greta faceva le sue attraversate per cercare di sensibilizzare tutti su quel tema. E quindi poi parlandone è venuta fuori questa canzone che è un po’ a metà strada, c’è questo parallelismo tra la tossicità dell’ambiente, che noi immettiamo nell’ambiente, e la tossicità che a volte mettiamo nei rapporti personali e di come le cose a volte si incastrino.
Ed è stato bello dopo anni riscoprire questa canzone e farla insieme. Sono sempre stato uno molto solitario, invece nell’ultimo periodo tra la seconda parte del disco ‘Carone’ e adesso questa appendice con ‘Greta’ sto ritrovando il piacere di condividere la musica con grandi artisti e grandi amici”.
A proposito di grandi artisti e amici, in ‘Ora o mai più’ lei ha conosciuto la sua coach Gigliola Cinquetti con cui ha collaborato anche nell’album. Che esperienza è stata per lei quella di questo programma che l’ha vista vincere?
“È stata l’esperienza che ti dimostra che anche quando ti sei organizzato per fare altro, perché dopo tanto tempo che non ritornava quel successo più mainstream che avevo avuto all’inizio, semplicemente ti riadatti e continui a fare le tue cose che comunque hanno la loro dignità. Inizi a fare degli spettacoli teatrali o i tuoi dischi hanno un bacino d’utenza più piccolo, ma non per questo meno importante.
Nel momento in cui avevo trovato la mia dimensione è arrivata questa opportunità che non stavo cercando e forse proprio per questo sono arrivato con una tale rilassatezza, perché comunque ero felice di come stava andando la mia vita, volevo solo divertirmi e forse questo mi ha fatto essere talmente tanto centrato. Poi ho condiviso questo tipo di spirito anche con Gigliola. Eravamo due non ‘menefreghisti’ perché molto concentrati, però con quella leggerezza che si ha nel volersi divertire piuttosto che raggiungere per forza un obiettivo in maniera ossessiva.
Invece poi abbiamo raggiunto un grande obiettivo insieme, che è stato vincere questo programma e che ha avuto su di me, perlomeno immagino anche un po’ su di lei, delle conseguenze al di fuori. Ho fatto il mio record di date l’anno scorso: 67 date non le avevo fatte nemmeno quando ero uscito ad Amici, così tanti concerti, e ho ricominciato a fare televisione in maniera continuativa.
Insomma mi ha dato qualcosa che mi ero dimenticato ma che mi piace in realtà, mi piace anche quell’aspetto un po’ più nazional-popolare, se vogliamo. Perché sono tutte e due le cose, mi piace andare a suonare nel locale un po’ più indie, mi piace andare la domenica da Mara Venier a cantare una canzone di Modugno. E Lucio e Gigliola sono un po’ le persone che io manifesto ogni tanto nella mia vita, perché mi ricordano quanto io sia ‘tutto il contrario di tutto'”.
Cosa direbbe al Pierdavide Carone che nel 2010 ha partecipato ad Amici 9?
“Gli darei un po’ di consigli su come gestire meglio il dopo. Mi sono reso conto, col tempo però, quindi non nel 2010 di certo, che se hai talento non è poi così difficile ottenere successo. Il problema è che devi avere quel tipo di perspicacia dopo che va oltre il talento puro, ha a che fare con l’intelligenza, con la maturità, con la capacità di prendere le decisioni anche velocemente, ma giuste, per mantenere il successo.
È più difficile quello che avere successo. Cioè quello lo puoi anche avere, se hai talento. A volte forse è capitato nella storia che uno non ce l’avesse anche senza avere talento, perché poi uno riesce anche a bleffare ma per quanto tempo poi. Forse direi al Pierdavide di stare attento e di rimanere concentrato anche quando sembra che sei invincibile, perché il successo poi ti fa credere questo, ma nessuno lo è”.
Lei è cantautore e autore. C’è un brano che ha scritto per gli altri, che invece dopo ha pensato che era meglio tenerlo per sé?
“No, sono sempre stato contento di aver dato, ogni tanto, delle canzoni. Nulla poi mi vieta di riappropriarmene in altri contesti. Faccio l’esempio più lampante che posso fare, chiaramente ‘Per tutte le volte che’ con cui Valerio Scanu ha vinto Sanremo nel 2010. Sono contento di avergliela data, non fosse altro perché ha vinto il Festival, quindi sicuramente è stata una buona scelta quella.
Mi piace cantarla ai miei concerti, nel momento magari centrale dove rimango chitarra e voce, quindi la band esce e io rimango solo col mio pubblico, accennarla e ricordare alle persone che guardate, oltre alle mie cose ho scritto anche delle cose che sono rimaste nel cuore delle persone. Vedere che la gente dopo tanti anni ancora canta quella canzone, che è molto più nazional popolare di altre che posso aver fatto, è comunque bello, fa piacere”.
Non posso non chiedertelo, ha provato a partecipare a Sanremo? Quella canzone uscirà prossimamente, parteciperà in futuro?
“Oddio, non saprei se parteciperò in futuro. Se la domanda è ti piacerebbe rifare un giorno Sanremo, sicuramente a chi non piacerebbe, però poi chiaramente dipende molto da una serie di fattori”.
Quindi non hai presentato nulla quest’anno?
“A meno che non sei i Jalisse, non si dice. Lo dicono solo loro”.
Spero per lei di non arrivare a 29 rifiuti…
“No, no! Non li batterai mai su quel record, anche perché sono pure dei cari amici, quindi glielo lascio tranquillamente (ride, ndr)“.
C’è una canzone a cui è più legato e se sì perché?
“Legato non saprei, perché le canzoni quando le scrivi, stai vivendo in quel momento quelle emozioni. È una cosa talmente intensa che non so nemmeno quanto sia facile da spiegare a chi non lo fa, però come tutte le emozioni poi tende a scemare col tempo. Magari dopo 15-16 anni sarebbe strano cantare ‘Di notte’ con lo stesso spirito con cui la scrissi all’epoca, perché quelle emozioni forse non ci sono più.
Non che non ci sono più le persone per cui hai scritto quelle emozioni, perché fortunatamente sono ancora tutte vive, però magari non fanno più parte della tua vita o lo fanno in maniera marginale. E quindi quello che posso dire è il piacere della cantabilità, perché se no ti risponderei sempre le ultime canzoni che ho fatto, perché ancora quelle emozioni sono vive e fresche.
Se devo vederla in maniera un po’ più ampia, una canzone che ho il piacere ancora di cantare dopo tanto tempo, perché al di là del fatto che mi possa suscitare o meno quelle stesse emozioni, è proprio una bella canzone da cantare, mi dà gusto è ‘Basta così’. È quella la canzone che non toglierò mai dalla mia scaletta, perché proprio godo quando la canto e vedo che la gente è contenta, pur non vivendo io quel tipo di emozioni lì”.
Progetti futuri?
“Sicuramente non vedo l’ora di ripartire in tournée. Ho avuto una tournée molto lunga l’anno scorso, è durata da aprile fino a ottobre, con delle code pre-natalizie legate all’uscita del disco. Ora che sono fermo da un paio di mesi inizio a soffrire perché chiaramente è bello quando finisce un tour tornare a casa, rilassarsi, però poi dopo un po’ manca. Chiaramente al momento siamo concentrati sul registrare cose nuove, c’è stato un lasso temporale molto lungo, tra il terzo disco e il quarto, in cui non ho pubblicato per tanto tempo per una serie di ragioni ma non ho smesso di scrivere.
Adesso vorrei andare un po’ più accelerato, cioè so che è uscito un disco da poco, ma sono pronto a pubblicare altri quattro dischi se serve. Da ‘Greta’ in poi mi piacerebbe scaglionare un po’ di canzoni, buttarle così, senza neanche mettere troppi manifesti, semplicemente a un certo punto dico ragazzi, questa canzone vi va di ascoltarla e poi andarle a cantare in giro insieme alle canzoni vecchie. Passerò il mio anno così: pubblicando cose singole, che poi magari diventeranno un disco a fine anno, l’anno prossimo non lo so, e cantare”.
Prima parlavi di felicità collegata a serenità, cosa vuol dire per te oggi essere felice e qual è il tuo sogno più grande?
“Essere felice non lo so, perché mi sono reso conto negli anni che la mia felicità passava per una soddisfazione professionale molto forte o per un amore molto intenso. Sono però due condizioni talmente rare da vivere che delegare tutto a questo rischia che per la maggior parte del tempo tu sia infelice. E quindi sto cercando, e forse sto trovando anche con un po’ di pazienza, la serenità.
E la serenità è anche poter sospendere il tempo ogni tanto senza farsi prendere dal panico, perché sembra che ogni volta che ti fermi un attimo e ti metti sul divano ti sfugga chissà cosa. Magari non ti sfugge niente”.