ADV

In viaggio con Joe: una commedia volgare e raffazzonata – Recensione

ADV

Joe Simmons, il fratello volgare e alcolizzato di Madea, si offre come volontario per accompagnare il nipote B.J. in un viaggio attraverso il Paese, per far visita al college che questi frequenterà da lì a poche settimane. Il ragazzo è ingenuo, cresciuto con tutti i privilegi in una scuola privata della Georgia e non sa niente della “vita da nero”. Il padre Brian, pronto a tutto pur di convincere B.J. ad andare in macchina con il nonno, mente dicendogli che l’anziano sta morendo.

In viaggio con Joe vede così i due protagonisti, separati da diverse generazioni, imbarcarsi in questo paradossale road trip attraverso l’America, con Joe che cerca di insegnare a quell’adolescente cresciuto nella bambagia cosa significhi essere una persona di colore negli States contemporanei. Tra bar e bordelli, tra risse in locali di biker e provvidenziali riavvicinamenti, il coming-of-age sarà per B.J. quanto mai ricco di paradossi e situazioni improbabili.

In viaggio con Joe: gli opposti si attraggono? – recensione

Tyler Perry non si smentisce mai e dopo averci regalato negli ultimi anni alcuni dei peggior thriller pensati per il mercato streaming, ritorna al suo stile di comicità con questi cento e rotti minuti di volgarità ripetitive, predicozzi contraddittori e parolacce sbraitate senza controllo. Ennesima macchina onanistica per il protagonista dell’attore e regista afroamericano, che qui si cimenta come in altre occasioni in molteplici ruoli, incluso quello che l’ha reso più famoso ovvero la matriarca Madea Simmons, ormai habitué del catalogo Netflix.

Ma qui la vera “star” è il di lei fratello Ed, interpretato per l’appunto dal factotum, che diventa un modello di vita da non seguire, pronto a smontare le conquiste sociali e i diritti che sono stati guadagnati Oltreoceano nel corso di decenni. Se a tratti può apparire anche interessante scherzare su queste nuove conquiste, la sceneggiatura qua cede facilmente il passo al cattivo gusto e ad un umorismo becero, con dialoghi e gag che non funzionano in quanto totalmente gratuiti.

Contro tutto e tutti

Il prologo vorrebbe strizzare l’occhio allo Zelig (1983) alleniano, con una sorta di filmato introduttivo che introduce Joe come una figura nata nel 1937, oggi ottantanovenne, appartenente a una generazione che non si preoccupava di nulla tranne di dire ciò che pensava e fare ciò voleva. Un’etica quanto meno discutibile, che si mette anche in atto come dichiarazione da parte dello stesso autore, incurante dei pareri della critica e quindi di recensioni come questa.

Il sottoscritto se ne farà una ragione, non potendo in ogni caso evitare di notare le fragilità di un film che non si vergogna di prendere in giro le sensibilità più moderne. E che finisce per sminuire anche la stessa storia black che nelle intenzioni andava forse promulgata, segnale di come a Perry non importi di niente e nessuno ma soltanto del suo smisurato ego.

In viaggio con Joe riesce nella per nulla semplice impresa di far rimpiangere operazioni omologhe come Nonno scatenato (2016), smitizzando di ogni costrutto il canonico viaggio on the road – che è talmente veloce e anonimo da sfruttare al minimo le location all’aperto, concentrandosi sulle scene in interni – che per altro ha il via dopo un’insostenibile parte iniziale, dove si parla, parla e parla senza esprimere nulla di minimamente significativo.

Conclusioni finali

Un ragazzino ingenuo che non sa nulla della vita e della cultura black e un nonno sboccato e fuori controllo sono al centro di In viaggio con Joe, improbabile on the road dove Tyler Perry – regista, sceneggiatore e triplicemente interprete – insulta il buon gusto di critica e pubblico, nonché le conquiste della società moderna.

Per far ricorso al politicamente scorretto ci vuole intelligenza e finezza, e non basta inserire una caterva di parolacce e di situazioni scostumate, da risse nei bar dei motociclisti a “bordelli old-school”, per arrivare al cuore della risata, che qua infatti è soltanto un lontano ricordo. E che quando prova ad affrontare questioni calde del mondo afroamericano, scade ulteriormente nel ridicolo involontario e fuori luogo.

ADV
Articoli correlati