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“Il Provinciale”, intervista esclusiva a Federico Quaranta: “L’access è una sfida, l’idea è dare continuità. Ballando con le Stelle? Mi piacerebbe provarci”

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Da lunedì 2 marzo Il Provinciale cambia ritmo e approda nell’access prime time di Rai 3, pronto a raccontare l’Italia meno battuta con lo sguardo curioso di Federico Quaranta, che incontriamo per farci guidare nei nuovi itinerari. Per due settimane il viaggio si snoderà lungo l’Appennino alla ricerca dell’identità più autentica del Paese, tra sentieri, borghi e antiche vie di comunicazione. Il primo percorso rende omaggio al Cantico delle Creature, a ottocento anni dalla scomparsa di San Francesco d’Assisi, partendo dal Santuario della Verna, in provincia di Arezzo, e attraversando l’Umbria con tappe a Gubbio, Assisi e Spoleto. Nella seconda settimana l’attenzione si sposta sul Carso triestino, terra di confine segnata dalla Prima Guerra Mondiale e dalla tragedia delle foibe, ma anche scrigno naturale affacciato sull’Adriatico.

Noi di SuperGuida TV abbiamo intervistato in esclusiva Federico Quaranta. Parlando delle nuove puntate, ha dichiarato: “Torniamo nei luoghi di confine, nelle aree interne, nei paesaggi che non fanno rumore ma tengono in piedi il Paese. Ci saranno l’Appennino, il Carso, le isole minori, le campagne che resistono, i borghi che non si arrendono. Il Provinciale non è turismo: è antropologia quotidiana”. Diversa anche la collocazione, il programma andrà in access time dal lunedì al venerdì: “L’access è un luogo vivo, quotidiano. Significa entrare nelle case ogni sera, con costanza, senza l’alibi della rarità. È una sfida: portare il racconto dei territori in uno spazio veloce, competitivo, ma proprio per questo necessario. Credo sia il posto giusto per un programma che vuole stare dentro il Paese reale”, ha dichiarato Quaranta.

Dopo questo ciclo di puntate, la speranza è che ce ne siano altre e che la risposta del pubblico sia quindi positiva: “L’idea è quella di dare continuità. Se il pubblico risponde e la rete crede nel progetto, Il Provinciale può diventare un appuntamento stabile. È un format che si rigenera: l’Italia è inesauribile”. 

Pur stando in tv da ormai parecchio tempo, Federico Quaranta è sempre considerato un volto nuovo. Il conduttore ha spiegato il motivo: “La cosa bella é che il pubblico mi riconosce come volto credibile, vero e seriamente impegnato. Per quanto riguarda la percezione di novità, probabilmente molto dipende dal fatto che non sono onnipresente. Non faccio televisione per stare in televisione. Arrivo quando ho qualcosa da dire e sparisco quando non serve. In un sistema che consuma in fretta, la sottrazione può sembrare novità. È un vantaggio: ti permette di non diventare abitudine”. 

C’è però nel futuro la voglia di sperimentare. Federico Quaranta ha confidato: “Sì, un talk, un quiz , un game, ma a modo mio. Un infotainment che non sia solo chiacchiera, ma racconto, profondità, ironia. Non escludo nulla, se c’è senso. Però non mi interessa fare rumore: mi interessa fare contenuto”. Come concorrente non esclude di partecipare a Ballando con le Stelle: “Anni fa sì, ora un po’ meno, anche se mi diverte l’idea, lo ammetto. Ballare è esporsi, è perdere il controllo, è togliersi un po’ di corazza. Non so se sarei bravo, ma mi piacerebbe provarci. Nella vita, ogni tanto, bisogna anche imparare a non prendersi troppo sul serio”. 

“Il Provinciale”, intervista esclusiva a Federico Quaranta

Federico, Il Provinciale torna su Raitre in access, dal lunedì al venerdì. Soddisfatto?

Sì. L’access è un luogo vivo, quotidiano. Significa entrare nelle case ogni sera, con costanza, senza l’alibi della rarità. È una sfida: portare il racconto dei territori in uno spazio veloce, competitivo, ma proprio per questo necessario. Credo sia il posto giusto per un programma che vuole stare dentro il Paese reale.

Quali sono le richieste della Rai in termini di ascolti? 

La Rai chiede quello che chiede a tutti: solidità, riconoscibilità e un pubblico fedele. L’access è una fascia in cui non basta essere belli, bisogna essere utili. L’obiettivo è costruire un ascolto stabile, non episodico. E soprattutto creare identità: un programma che quando parte si riconosce subito.

Cosa ci dobbiamo aspettare nelle nuove puntate? A quali territori saranno dedicate?

Un’Italia più profonda e meno cartolina. Torniamo nei luoghi di confine, nelle aree interne, nei paesaggi che non fanno rumore ma tengono in piedi il Paese. Ci saranno l’Appennino, il Carso, le isole minori, le campagne che resistono, i borghi che non si arrendono. Il Provinciale non è turismo: è antropologia quotidiana.
La prima puntata parte dal Cantico delle Creature di San Francesco. Che rapporto hai con la fede?
Ho un rapporto laico e inquieto con la fede. Non sono un uomo di devozioni esibite, ma riconosco nella spiritualità francescana una forma di rispetto radicale per il creato e per l’uomo. Il Cantico è una dichiarazione di fraternità universale: oggi suona rivoluzionario. Mi interessa quella dimensione lì, più che l’appartenenza.
Il Carso triestino: bellezza e sofferenza. E la “banalità del male” che si ripete.
Il Carso è una terra che ti costringe a guardare sotto i piedi. È pietra, vento, memoria. Lì la storia non è passata: è rimasta. Raccontarlo oggi significa ricordare che il male non arriva sempre con le bandiere spiegate. Spesso è ordinario, quotidiano, distratto. Ed è proprio per questo che va raccontato.
Dopo questo ciclo di puntate ne è previsto un altro?
L’idea è quella di dare continuità. Se il pubblico risponde e la rete crede nel progetto, Il Provinciale può diventare un appuntamento stabile. È un format che si rigenera: l’Italia è inesauribile.
Come si realizza una puntata? Quanto tempo ci vuole?
Molto più di quanto sembri. Una puntata nasce da settimane di studio, sopralluoghi, scrittura, incontri. Poi c’è il viaggio, le riprese, il montaggio. Il pubblico vede mezz’ora o poco più, ma dietro c’è un lavoro lungo, corale. È un programma che si costruisce camminando.
È diventato una scuola anche per te. Cosa ti ha insegnato?
Mi ha insegnato ad ascoltare. E a togliere. A non sovrappormi ai luoghi ma a farmi attraversare. E mi ha insegnato che l’Italia vera è spesso lontana dai riflettori ma non è mai muta: basta avere tempo.
Sei in tv da anni ma sei percepito come un “volto nuovo”. Perché?
La cosa bella é che il pubblico mi riconosce come volto credibile, vero e seriamente impegnato. Per quanto riguarda la percezione di novità, probabilmente molto dipende dal fatto che non sono onnipresente. Non faccio televisione per stare in televisione. Arrivo quando ho qualcosa da dire e sparisco quando non serve. In un sistema che consuma in fretta, la sottrazione può sembrare novità. È un vantaggio: ti permette di non diventare abitudine.
Ti sei mai immaginato alla conduzione di un programma di infotainment?
Sì, un talk, un quiz , un game, ma a modo mio. Un infotainment che non sia solo chiacchiera, ma racconto, profondità, ironia. Non escludo nulla, se c’è senso. Però non mi interessa fare rumore: mi interessa fare contenuto.
Come concorrente? Ti piacerebbe Ballando con le Stelle?
Anni fa sì, ora un po’ meno, anche se mi diverte l’idea, lo ammetto. Ballare è esporsi, è perdere il controllo, è togliersi un po’ di corazza. Non so se sarei bravo, ma mi piacerebbe provarci. Nella vita, ogni tanto, bisogna anche imparare a non prendersi troppo sul serio.
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