Siamo tutti d’accordo che “Buen camino” di Checco Zalone abbia fatto bene al cinema italiano, quantomeno economicamente. Sorge però un problema: il confronto. Sì, perché Zalone ha alzato l’asticella ponendosi come obelisco in una piazza, facendo sembrare sampietrino tutto ciò che obelisco non è. Il confronto con altri film italiani diventa così impietoso e sarà davvero dura – per le pellicole in sala in questi giorni – far parlare di sé, perché sarà sempre “robetta” nel paragone con “Buen camino”.
Cinema Italiano in gran spolvero: Checco Zalone con “Buen Camino”, Paolo Sorrentino con “La Grazia”
Sarà dura anche per un colosso come Paolo Sorrentino, che con “La grazia” ha portato in sala una gemma piena di provocazioni e riflessioni, certamente non spunti adatti a un pubblico vasto come quello di Checco Zalone, ma che non per questo non sono di livello. Anzi.
E giungiamo dunque al punto più ovvio ma delicato: l’incasso non è sinonimo di qualità. O, per lo meno, incassare di meno non vuol dire aver realizzato un prodotto scadente. In molti hanno considerato il cinema italiano alla deriva e hanno creduto che sia stato Checco Zalone a risollevarne le sorti, ma non è certamente così.
Il Cinema Italiano, e Sorrentino lo dimostra, sa partorire delle storie di spessore, ma basterebbe saperle ascoltare. O anche solo volerle ascoltarle. Siamo un popolo che non va quasi più in sala, che si rifugia in camera a guardare film e serie in streaming e Checco è stato un cortocircuito nazional-popolare.
Ma il cinema non è sempre nazional-popolare, non sempre si cosparge di miele per attirarci, dovremmo avere la curiosità culturale di avvicinarci e valutare. Magari, così, potremmo avere la grazia di riuscire a vedere qualche obelisco in più in una piazza vuota.