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“I Cesaroni – Il Ritorno”, intervista ad Elda Alvigini: “Il primo giorno sul set ho pianto, è stato come tornare a casa. Mentre giravamo, ho sentito la presenza di Antonello Fassari. App di incontri? I fan mi hanno segnalato una persona che su Tinder usava la mia foto”

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L’attesa è quasi finita. A distanza di 10 anni, tornano sul piccolo schermo “I Cesaroni”. I nuovi episodi andranno in onda su Canale 5 a partire da lunedì 13 aprile. Tra gli attori ritroviamo anche Elda Alvigini, alias Stefania. I fan la ricordano ancora come la moglie di Ezio Masetti ma nell’intervista esclusiva rilasciata a noi di SuperGuida TV, Elda ci ha raccontato del suo personaggio e della sua evoluzione: “Ora sono più concentrata su mio figlio, perché Ludovico Fremont è tornato alla grande e ho molte preoccupazioni legate a lui. I ragazzi sono cresciuti, non sono più adolescenti, ma uomini belli e fatti. Allo stesso tempo mi occupo un po’ della “casa Cesaroni”, perché tutti questi uomini da soli hanno bisogno di qualcuno che li guidi. Viene sviluppato molto il rapporto di amicizia tra me e Giulio: siamo rimasti entrambi single e amici da quando siamo a scuola, quindi siamo diventati molto confidenti. Lui mi parla dei suoi problemi e io gli parlo dei miei quando posso”. 

Claudio Amendola è protagonista ma anche regista del sequel. Elda ha rivelato com’è stato lavorare con lui in questa doppia veste: “Ho fatto la prima prova con Ludovico dopo 12 anni, sotto la direzione di Claudio, il regista adorato da me: veloce, pulito, efficiente, con le idee chiare, ci ha fatto tornare a casa un’ora prima come si faceva una volta, cosa rara in televisione. Ha voluto fare delle prove a tavolino per vedere se ci ricordavamo dei nostri ruoli e ci ha messo davanti a una litigata tra me e mio figlio. Abbiamo subito preso la temperatura giusta, tanto che Chiara Mastalli e Federico Russo, nuovi personaggi, sono rimasti colpiti dalla naturalezza della lettura, anche se era all’impronta e non preparata. Claudio è stato molto contento e anche io mi sono rassicurata. Da attrice con lui per la prima volta mi sono sentita invece in soggezione. Stefania non ha mai avuto scene da sola con Giulio prima di questa stagione, eravamo sempre in quattro. Mentre giravamo le scene mi chiedevo se la stessi facendo bene perché in quel momento non avevo davanti a me solo un collega ma il regista. Mi sentivo gli occhi puntati addosso”. 

Il ritorno alla serie tv è stato segnato da una dolorosa assenza, quella di Antonello Fassari: “Antonello, oltre a essere un grandissimo professionista, era una persona molto calma e attenta agli altri. Perché l’attore non deve solo parlare: deve ascoltare il partner in scena, entrare in temperatura e seguire i piani di ascolto. Non c’era prevaricazione, non si imponeva; aspettava che finissi di dire la battuta. Il nostro era un set dove tutti improvvisavamo, quindi se non stavi in ascolto non sapevi cosa dire. Antonello era un grande supporto anche per Claudio Amendola: erano amici da sempre e lui era molto protettivo nei confronti di chi iniziava, come noi. Io, pur essendo più grande, avevo solo trent’anni e parliamo di vent’anni fa. Antonello sottolineava quando facevi bene, dava consigli se vedeva che ti perdevi. È stata una persona veramente interessante, e ho avuto la fortuna di conoscerlo anche fuori dal set. La sua è stata forse la perdita più grande. Mentre altri personaggi possono sempre tornare, come in ogni serie, Antonello non c’è più. Ma gli autori hanno fatto in modo, come ti dicevo, che la sua presenza si sentisse comunque. Io non ho sentito la sua mancanza nel senso negativo: ho sentito la sua presenza”. 

In questi anni, Elda ha lavorato molto. Al di là dei Cesaroni, ha pubblicato un libro, si è dedicata ad altri progetti, insomma non si è mai fermata: “In questi anni non sono stata ferma: voglio solo sottolineare al pubblico che c’è differenza tra essere popolari e famosi e essere lavoratori sul campo. Ci sono attori che nessuno conosce ma che lavorano continuamente, in tournée teatrali o in serie girate tutti i giorni, e guadagnano molto più di me. E’ difficile trovare delle serie che abbiano successo come i Cesaroni ma mi auguro che capiti di nuovo”. 

“I Cesaroni – Il Ritorno”, intervista esclusiva ad Elda Alvigini

Elda, dal 13 aprile tornano “I Cesaroni”. Quando ti è stato proposto hai accettato subito? 

Siamo stati preallertati molto tempo prima che iniziassero le riprese, circa un anno e mezzo prima. Abbiamo però aspettato che il via ufficiale. Non è che sei completamente sicuro fin da subito, soprattutto in un momento di crisi come questo. Mi chiedono: “Tu eventualmente, se si rifà la serie, ci stai?” E non hai alcun motivo di dire no. Prima che ti venga fatta una proposta concreta da firmare può succedere di tutto: magari inizi altre serie e poi non puoi più partecipare. Io sono sempre stata disponibile, perché questa serie mi ha dato tanto e anche la mia Stefania mi ha dato molto. Però è stata una situazione un po’ frammentata, non c’è stata una chiamata ufficiale unica.

Com’è stato tornare a vestire i panni di Stefania a distanza di anni e cosa puoi anticiparci sull’evoluzione del tuo personaggio? 

L’aspetto di Elda Alvigini attrice è stato entusiasmante perché la mia Stefania è molto cambiata, quindi, come attrice, è stata una sfida stimolante. È stata una nuova scommessa che mi ha anche fatto un po’ paura, perché gli autori hanno ragione: io stessa quando ho letto il copione ho pensato “Oddio, dove è finita questa mia Stefania tutta isterichella e pazzarella?”. Parlando con la capo editor Francesca Primavera, che segue la serie fin dalla prima stagione e con cui ho un rapporto di fiducia e conoscenza profonda dei Cesaroni, mi ha detto: “Tuo marito ti ha lasciato nella quinta serie, te ne sei fatta una ragione, sei felicemente single, sei dirigente scolastica da anni, hai cambiato look e anche un po’ il tuo carattere. Non sei più arrabbiata come allora.” Ora sono più concentrata su mio figlio, perché Ludovico Fremont è tornato alla grande e ho molte preoccupazioni legate a lui. I ragazzi sono cresciuti, non sono più adolescenti, ma uomini belli e fatti. Allo stesso tempo mi occupo un po’ della “casa Cesaroni”, perché tutti questi uomini da soli hanno bisogno di qualcuno che li guidi.

Viene sviluppato molto il rapporto di amicizia tra me e Giulio: siamo rimasti entrambi single e amici da quando siamo a scuola, quindi siamo diventati molto confidenti. Lui mi parla dei suoi problemi e io gli parlo dei miei quando posso. Non mancano situazioni di commedia per Stefania, ma ora è più dolce e riflessiva. Nel frattempo, lavoro con due personaggi storici amatissimi: Mimmo e Rudi. Rudi farà il bidello, con cui spesso urlo, mentre Mimmo è l’insegnante di sostegno di un nuovo protagonista, Andrea Arru, un ragazzo con caratteristiche divergenti. Quindi i due Cesaroni tornano a lavorare con me a scuola. La scuola torna protagonista e ritroviamo Stefania nei suoi panni, ora come dirigente scolastica.

In questa stagione, hai ritrovato Claudio Amendola in una nuova veste, quella di regista. 

Ho fatto la prima prova con Ludovico dopo 12 anni, sotto la direzione di Claudio, il regista adorato da me: veloce, pulito, efficiente, con le idee chiare, ci ha fatto tornare a casa un’ora prima come si faceva una volta, cosa rara in televisione. Ha voluto fare delle prove a tavolino per vedere se ci ricordavamo dei nostri ruoli e ci ha messo davanti a una litigata tra me e mio figlio. Abbiamo subito preso la temperatura giusta, tanto che Chiara Mastalli e Federico Russo, nuovi personaggi, sono rimasti colpiti dalla naturalezza della lettura, anche se era all’impronta e non preparata. Claudio è stato molto contento e anche io mi sono rassicurata. Da attrice con lui per la prima volta mi sono sentita invece in soggezione. Stefania non ha mai avuto scene da sola con Giulio prima di questa stagione, eravamo sempre in quattro. Mentre giravamo le scene mi chiedevo se le stessi facendo bene perché in quel momento non avevo davanti a me solo un collega ma il regista. Mi sentivo gli occhi puntati addosso.

Ricordi il primo giorno sul set di questa stagione?

Il primo giorno sul set, Claudio ci ha fatto entrare uno alla volta sul set. Quando è capitato il mio turno ricordo di aver pianto. E lui mi ha detto che a tutti aveva fatto lo stesso effetto. I fan scrivono che finalmente torniamo a casa però anche per noi lo è stato. Siamo tornati a casa e lo abbiamo capito quando siamo tornati sul set. 

Ti sei rispecchiata di più in questa nuova versione di Stefania? 

No, non c’è paragone: io nella vita faccio qualcosa di completamente diverso da Stefania. Non sono sposata, non ho figli, e il mio carattere… diciamo che, dal punto di vista della sicurezza, sì, sono sicura, ma spesso nelle cose sbagliate. Faccio con grande convinzione delle grandi cazzate. In quel senso, Stefania è forse più saggia di me. Per quanto riguarda gli uomini, io non ho molta esperienza: non ho il polso fermo e non ho storie perché, semplicemente, non sono capace.

Stefania frequenta però le app di incontri. E tu?

Ma ti pare che un’attrice possa mettersi sulle app di incontri? Non credo che nessun collega lo farebbe. Ho avuto un collega che mi ha fatto morire dal ridere: si è messo su un’app di incontri e mi ha confessato che una persona gli aveva scritto: “Certo, devi essere proprio un poveraccio per mettere la foto di un attore sul tuo profilo” (ride). In questo senso sono molto “boomer”: credo ancora che ci si possa incontrare a una mostra, al teatro, al cinema, o in vacanza.

Sono un po’ spaventata da queste cose, e ti dico la verità: probabilmente lo sarei anche se non fossi un’attrice. Infatti, dei fan mi hanno mandato la foto di un profilo Tinder di una persona che usava la mia immagine. Io volevo scriverle: “Prego, divertiti pure un po’ per me”, perché se usa la mia foto e ottiene qualche risultato, beh, complimenti a lei! Succedono queste cose: le persone usano foto di personaggi famosi sui propri profili, e penso che nessuno mi crederebbe. Io credo talmente tanto nell’amore che voglio essere chiara: non ho mai accettato compromessi. Il Covid ha peggiorato questa cosa, ma sto molto bene da sola.

Ho una vita molto appagante, faccio il lavoro che sognavo da bambina e, da quando sono zia, mi sono completamente rincoglionita. Non sento che mi manchi l’amore. Come tanti attori, ho sublimato questo bisogno facendo l’attrice. Per noi, l’applauso a teatro è quell’amore che forse ci è mancato da piccoli. Può essere anche un’idea nostra, forse non è vero, ma molti attori hanno una ferita nell’infanzia legata a qualche carenza affettiva.

I ritorni dopo pause lunghissime sono sempre un rischio. Secondo te cambierà il pubblico o rimarrà quello zoccolo duro che vi seguiva? 

Io credo che la forza dei Cesaroni sia sempre stata quella di stare nel suo tempo. È successo perché la serie cominciò a demolire l’idea del “murino bianco”, della famiglia tradizionale, mostrando due famiglie separate che si uniscono. Questa era già una realtà attuale allora: ricordo che addirittura ricevemmo denunce dal sindacato cattolico delle famiglie, che sosteneva che il nostro fosse un prodotto “non educativo”.

Quando, anni dopo, i Cesaroni sono finalmente approdati su Netflix, è successo un patatrac: bambini che non erano ancora nati all’epoca, tra i 10 e i 15 anni, hanno visto per la prima volta la serie su una piattaforma con un’offerta praticamente infinita. Questo crea un nuovo tipo di valutazione: se fai il 12% di share sulla Rai, andava bene, perché allora le scelte erano limitate; oggi invece è difficile ottenere percentuali alte. Noi lo avevamo fatto con le prime serie, ma allora non c’erano le piattaforme.

Andando su piattaforma con la prima serie, un prodotto vecchio di vent’anni non è stato recepito come “vintage”: i ragazzi si sono identificati, dicendo “è come a casa mia”. Ma se prima potevano essere in tre figli con genitori separati, ora, in una classe di 18 ragazzi di 15 anni, molti hanno genitori separati. La società è cambiata, ma i Cesaroni sono stati talmente rivoluzionari e moderni che restano attuali. Per seguire questa attualità, non a caso abbiamo introdotto un insegnante di sostegno per un ragazzo nello spettro dell’autismo. Noi parliamo sempre di quello che succede oggi, non di quello che dovrebbe succedere in un presente ideale, che spesso non corrisponde a quello che la gente vede.

Tu e Max Tortora avete rappresentato una delle coppie più divertenti della fiction italiana. In questa stagione però non sarà rimpiazzato.

Gli autori hanno avuto ragione. Come si fa a rimpiazzare due star come la Ricci e Tortora? Io e Amendola siamo single, perché nessuno verrebbe accettato in quei ruoli. Credo sia una cosa giusta e reale: per farli accettare bisognerebbe mettere super big come Paola Cortellesi e Luca Argentero, tanto per fare dei nomi. Chi accetterebbe di entrare in una serie dove i protagonisti sono da sempre così amati? Per un attore nuovo che entra, il rischio c’è sempre. Ti dico, sono già due notti che sogno solo il set: sogno Claudio, sogno gli attori… Sono tesa perché so che c’è un’attesa. È ovvio che spero che piaccia. Personalmente, posso dire che non mi sono mai divertita tanto sul set. In alcuni momenti ho persino pensato: “È la serie migliore che abbiamo fatto”.

Sul set immagino che si sia sentita la mancanza di Antonello Fassari. 

Guarda, io mi commuovo sempre quando parlo di Antonello, perché è stato un collega fondamentale sul set, un vero ago della bilancia. Antonello, oltre a essere un grandissimo professionista, era una persona molto calma e attenta agli altri. Perché l’attore non deve solo parlare: deve ascoltare il partner in scena, entrare in temperatura e seguire i piani di ascolto. Non c’era prevaricazione, non si imponeva; aspettava che finissi di dire la battuta.

Il nostro era un set dove tutti improvvisavamo, quindi se non stavi in ascolto non sapevi cosa dire. Antonello era un grande supporto anche per Claudio Amendola: erano amici da sempre e lui era molto protettivo nei confronti di chi iniziava, come noi. Io, pur essendo più grande, avevo solo trent’anni e parliamo di vent’anni fa. Antonello sottolineava quando facevi bene, dava consigli se vedeva che ti perdevi. È stata una persona veramente interessante, e ho avuto la fortuna di conoscerlo anche fuori dal set. La sua è stata forse la perdita più grande. Mentre altri personaggi possono sempre tornare, come in ogni serie, Antonello non c’è più. Ma gli autori hanno fatto in modo, come ti dicevo, che la sua presenza si sentisse comunque. Io non ho sentito la sua mancanza nel senso negativo: ho sentito la sua presenza.

Noi eravamo profondamente addolorati, ma ci siamo concentrati perché lui ci fosse, nel cuore. Non c’è stato un momento in cui qualcuno di noi si sia dimenticato di Antonello: forse non è mai stato così presente. Sai, quando le persone ci sono le dai per scontate; quando non ci sono, cerchi di ridargli il posto che meritano. Questa stagione è veramente dedicata a lui, e so che ognuno di noi ha lavorato con Antonello nel cuore.

L’amicizia tra Lucia e Stefania è stato uno dei nuclei portanti della serie. Con Elena Sofia Ricci siete rimaste in contatto negli anni?

In realtà sono un’attrice un po’ atipica: vado al lavoro come se andassi in ufficio. Con qualcuno sul set puoi diventare amico, andare a mangiare una pizza, ma io forse ho un po’ di paura, perché è un lavoro a termine. Ogni set potrebbe farti innamorare o pensare di aver trovato il tuo migliore amico, ma bisogna stare attenti a quanto il ruolo ti porti a quello.

Con Elena non abbiamo mai stretto un rapporto di amicizia extra set, ma per un semplice motivo: io ero una trentenne single o fidanzata con persone che vivevano dall’altra parte del mondo. È stato più facile legare con Alessandra Mastronardi. Siamo andate in America, abbiamo fatto tante cose insieme, e per me era più facile uscire con lei.

Elena Sofia aveva appena avuto una bambina, Maria, quindi io sono andata a trovarla a casa una volta e mi ha fatto piacere, ma era come se vivessimo in due galassie parallele. Poi non ci siamo più sentite, se non per vederla a teatro qualche anno fa. Non è mai scattato un legame vero, forse perché la vita ci ha fatte incontrare in momenti diversi e lei era impegnatissima. Mentre girava i Cesaroni, faceva anche “Caravaggio”: era una donna incredibile, un modello per me.

Io, all’inizio della prima serie, non dormivo per l’emozione: non capivo come fosse possibile essere stata scelta, mentre intorno a me c’erano tutti big e io ero una sconosciuta. Ogni giorno arrivavo sul set e non ci potevo credere. Per fortuna, avendo una formazione da attrice di scuola, non ero inibita nel fare le scene: quello mi ha salvato. È il mestiere. Mi fa piacere ricordare questo e lo prendo come un grande complimento anche per Elena, perché la gente ha sempre pensato che noi fossimo amiche da prima

Hai mai temuto di rimanere intrappolata in questo personaggio? Pensi che ti abbia precluso altre strade nella tua carriera? 

Ma questo non dipende da me, ovviamente. Io cerco di fare tutti i personaggi che interpreto nel miglior modo possibile. Se poi il pubblico non li apprezza o gli addetti ai lavori pensano che tu possa fare solo un certo tipo di ruolo, io non posso farci nulla. Sarebbe carino, però, che si capisse che sono un’attrice: io sto cercando di raccontarlo anche attraverso il mio lavoro.

Ho fatto ruoli molto diversi: la balia in un film di Bellocchio, una malata ricoverata in manicomio all’inizio del Novecento, ruoli drammatici come in L’odore della notte con Valerio Mastandrea. Quando dovevo fare Emma, inizialmente non mi volevano perché dicevano che ero un’attrice drammatica; oggi, invece, nessuno mi immagina in quel ruolo. È un piccolo limite, forse tipico del nostro panorama italiano. Ma devo dire la verità: non me ne cruccio. Ho fatto i miei spettacoli, mi sono scritta i miei lavori, a ottobre è uscito il mio libro Inutilmentefiga, ho girato un documentario sulla fotografia che andrà in onda sulla Rai a luglio. In questi anni non sono stata ferma: voglio solo sottolineare al pubblico che c’è differenza tra essere popolari e famosi e essere lavoratori sul campo. Ci sono attori che nessuno conosce ma che lavorano continuamente, in tournée teatrali o in serie girate tutti i giorni, e guadagnano molto più di me. E’ difficile trovare delle serie che abbiano successo come i Cesaroni ma mi auguro che capiti di nuovo. 

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