I Cesaroni stanno tornando e con le nuove puntante della fiction rivedremo gran parte del cast storico dell’amatissima serie tv di Canale 5, tra questi Matteo Branciamore, che nella fiction interpreta Marco, figlio di Giulio, interpretato da Claudio Amendola. La messa in onda della prima puntata della nuova stagione è in programma lunedì 13 aprile 2026, giorno in cui si riapriranno le porte della villetta, diventata ormai luogo simbolo delle vicende che da sempre hanno caratterizzato la vita dei protagonisti, tra new entry e assenze, quella dei Cesaroni è sicuramente una delle famiglie più amate della tv. Noi di SuperGuidaTv abbiamo intervistato Matteo Branciamore, e con lui abbiamo parlato delle nuove puntate della serie tv, delle assenze nel cast e delle presenze storiche. Durante l’intervista abbiamo poi ricordato Antonello Fassari, colonna portante delle stagioni passate, vera grande assenza di questa stagione che sta per iniziare.
Matteo Branciamore racconta “I Cesaroni – Il Ritorno” – Intervista all’attore
Matteo, ben trovato. Parliamo de I Cesaroni: stanno per tornare ed è un ritorno molto atteso dal pubblico. Da dove è partito tutto? Come hai ricevuto la notizia?
“Guarda, nel tempo ci sono stati diversi momenti in cui si è andati vicini a una reunion. Però un conto è parlarne, un conto è farlo davvero. Questa volta si sono create le condizioni giuste: serviva avere una buona parte del cast, una guida chiara, un’idea forte. Quando tutto questo si è allineato, il progetto è partito davvero. E poi si è percepito chiaramente quanto i fan lo volessero: sono sempre stati molto uniti negli anni e hanno avuto un ruolo importante nel far nascere questa nuova stagione”.
Tornare su quel set, rivedere la casa, gli oggetti: che effetto ti ha fatto?
“È stato molto emozionante. Io lì ci sono cresciuto: dai vent’anni fino ai trenta, praticamente. Rivedere la casa, le stanze, la cucina… è stato come tornare in una casa in cui hai vissuto tanto tempo e che è rimasta uguale. Un impatto emotivo davvero forte”.
Cosa è rimasto oggi di quel Marco ventenne? Ti sei mai sentito “ingabbiato” in quel ruolo?
“Sono stato fortunato perché ho avuto anche altri ruoli diversi. Certo, quando interpreti un personaggio così forte, è normale che resti molto impresso. Per “superarlo” dovresti avere un altro successo dello stesso livello, ed è difficilissimo. Parliamo di una serie che, per impatto, oggi sarebbe paragonabile a fenomeni globali come Stranger Things. Però facendo anche altro, almeno visivamente riesci a smarcarti. L’importante è dimostrare che sai fare il tuo lavoro”.
Il pubblico però continua ad associarti molto a quel personaggio…
“Sì, è normale. È stato molto impattante. Però è anche bello: vuol dire che il personaggio era autentico. Se tanti ragazzi si sono identificati in Marco, significa che abbiamo fatto un grande lavoro”.
In questa nuova stagione reciti anche con Marta Filippi, tua compagna nella vita. Com’è stato lavorare insieme?
“All’inizio ero un po’ spaventato, perché non è facile lavorare e stare insieme. Invece è andato tutto benissimo. Non ha intaccato la nostra vita privata, che era la mia principale preoccupazione. Sul set ci siamo trovati molto bene”.
Lei era anche una tua fan ai tempi dei Cesaroni: che effetto ti fa?
“Fa ridere! È una cosa strana, ma se ci pensi è anche normale: chi è cresciuto negli anni ’90 poteva tranquillamente essere fan della serie. È curioso, ma anche divertente. E in un certo senso mi mette in una posizione “privilegiata”, diciamo così!”.
All’inizio ci sono state alcune polemiche per l’assenza di personaggi storici. Come le hai vissute?
“Oggi le polemiche fanno parte del gioco, soprattutto con i social. Era inevitabile. Ognuno è libero di fare le proprie scelte, e i fan hanno il diritto di dire la loro, purché con rispetto. Detto questo, I Cesaroni ci sono: il cuore della famiglia è rimasto”.
C’è però un’assenza importante: quella di Antonello Fassari. Che ricordo hai di lui?
“È una mancanza enorme. Antonello, come attore e come persona, era un pilastro. Il suo ruolo è insostituibile. Purtroppo spesso ci si rende conto della grandezza di certe persone solo dopo. La serie è dedicata a lui, ed è giusto così”.
Quando avete iniziato, immaginavate che la serie sarebbe diventata un cult?
“Assolutamente no. Sapevamo di fare una bella serie, quello sì, ma non potevamo immaginare un successo del genere. Eravamo un po’ avanti nel modo di raccontare certi temi, e sul set si percepiva che stavamo facendo qualcosa di speciale”.
In effetti trattavate tanti temi: famiglia, adolescenza, lavoro…
“Sì, c’era davvero tutto: la famiglia allargata, il rapporto genitori-figli, la scuola, il lavoro. Era uno spaccato d’Italia in cui tante persone si riconoscevano”.
Cosa possiamo aspettarci da questa nuova stagione?
“Secondo me siamo tornati un po’ allo spirito delle prime stagioni: più freschezza, leggerezza e centralità della famiglia. Era anche quello che il pubblico chiedeva”.
Ci sarà anche una guest star importante: Paolo Bonolis. Com’è stato averlo sul set?
“Io l’ho incontrato, ma non abbiamo girato insieme. Paolo è una forza della natura: è una persona intelligentissima, capace di fare tutto — condurre, recitare, cantare. È un vero mattatore”.
Si è parlato anche di possibili crossover con altre fiction, come Un medico in famiglia. Ti piacerebbe vedere Lino Banfi nei Cesaroni?
“Stiamo parlando di un mito assoluto. Lino Banfi è parte della storia del nostro cinema. Come potrei dire di no? Sarebbe bellissimo, ma sono decisioni che spettano a produzione e rete”.
Che rapporto hai oggi con il cast storico?
“È un rapporto speciale. Siamo cresciuti insieme, quindi è qualcosa che va oltre l’amicizia o il lavoro. È una specie di famiglia allargata, e quella cosa resta per sempre”.
Che effetto ti fa sapere che la bottiglieria storica è stata chiusa?
“Non ho informazioni precise. So che per anni è stato un luogo di pellegrinaggio per i fan. Se chiuderà davvero, immagino sarà per trasformarla in qualcos’altro”.
Ultima domanda: cosa auguri ai Cesaroni?
“Auguro a noi di riuscire a intrattenere, a far divertire e a regalare al pubblico un po’ di leggerezza e di amore familiare. Credo che, oggi più che mai, ce ne sia davvero bisogno”.