Giorgia Venturini, la conduttrice di X-Style racconta la nascita dell’Associazione Sole: “Ho avuto paura di non farcela, ma mia figlia mi ha dato la forza di andare avanti” – Intervista

Giorgia Venturini
Giorgia Venturini, la conduttrice di "X-Style"

Conduttrice televisiva, imprenditrice, speaker radiofonica e mamma, Giorgia Venturini si racconta ai microfoni di SuperGuidaTV in un’intervista intensa e sincera. Dalla carriera nel mondo della moda e della televisione, oggi alla conduzione del programma X-Style, all’esperienza più importante della sua vita, quella della maternità, Venturini ripercorre i momenti più difficili vissuti dopo la nascita della figlia Sole Tea e il lungo percorso affrontato per arrivare a una diagnosi e alla guarigione. Un dolore trasformato in impegno concreto attraverso la nascita dell’Associazione Sole, che oggi sostiene le neomamme nei momenti di maggiore fragilità. Con grande sensibilità, Giorgia parla di forza, paure, solitudine post parto e dell’importanza di chiedere aiuto senza sentirsi in colpa.

Intervista a Giorgia Venturini

Benvenuta su SuperGuidaTV. Imprenditrice, conduttrice, speaker radiofonica e mamma: come riesci a trovare un equilibrio tra tutti questi ruoli?

Innanzitutto grazie per questa bellissima presentazione. Sono molto orgogliosa di tutto quello che faccio. L’equilibrio arriva naturalmente: con il tempo impari a organizzare le tue giornate e le tue settimane, dividendo il lavoro dalla vita familiare senza far mancare la tua presenza in casa. Io, ad esempio, accompagno mia figlia a scuola la mattina e vado a riprenderla nel pomeriggio. Ci sono momenti della giornata che dedico completamente a lei. Allo stesso tempo cerco di ritagliarmi anche degli spazi per me stessa. Oltre al lavoro e alla famiglia, è importante trovare del tempo anche per Giorgia.

In questi anni il pubblico ti ha conosciuta attraverso XStyle. Cosa ti affascina ancora oggi del mondo della moda e delle tendenze?

La passione per la moda ce l’ho da sempre. Mi affascinano le tendenze, l’abbigliamento e tutto ciò che ruota attorno al mondo del fashion e del lusso. Quello che continua a incuriosirmi è la capacità della moda di reinventarsi continuamente. Mi piace scoprire cosa nasce di nuovo ogni stagione. Credo però che la vera moda la facciano le persone: si prendono spunti dalle tendenze, ma poi ognuno costruisce il proprio stile personale.

Hai lavorato anche come opinionista sportiva. C’è un aspetto del tuo percorso professionale che pensi sia stato sottovalutato?

L’esperienza da opinionista sportiva è stata molto interessante e mi ha permesso di conoscere un mondo che fino a quel momento mi era piuttosto estraneo. Tuttavia non era il mio ambiente naturale: mi sento decisamente più vicina al mondo della moda. Non credo ci siano aspetti sottovalutati del mio percorso. Penso che per crescere servano tempo, esperienza e costanza. Bisogna costruire un mattoncino alla volta, accumulare esperienza e continuare a lavorare per realizzare obiettivi sempre più grandi.

La tua vita è cambiata profondamente con l’arrivo di tua figlia Sole Tea. Che ricordo hai di quel momento e della successiva scoperta della sua malattia?

L’arrivo di Sole Tea è stato una gioia immensa. Come ho raccontato altre volte, ho impiegato molti anni prima di riuscire ad averla. La scoperta della sua malattia è stata una vera centrifuga emotiva. Ricordo quei momenti e, allo stesso tempo, è come se fossero sfocati. Non avevo il tempo di fermarmi a pensare: dovevo rimanere lucida e capire come affrontare la situazione, cercando prima di tutto di dare un nome a ciò che stava succedendo. Ci è voluto del tempo per ottenere una diagnosi e, nel frattempo, abbiamo vissuto tra ospedali, visite e analisi. Non è stato semplice vedere una bambina così piccola affrontare tutto questo.

Hai trascorso il primo anno di vita di tua figlia tra ospedali e visite mediche. Qual è stata la sfida più difficile che hai dovuto affrontare come mamma?

Non crollare. È stata questa la sfida più grande. Dovevo rimanere lucida e concentrata sull’obiettivo: portare mia figlia alla guarigione. In quel momento non potevo permettermi di cedere. Il crollo è arrivato dopo, perché nessuno è una macchina. Una donna, e soprattutto una neomamma, dopo il parto è già particolarmente vulnerabile. Oggi, guardandomi indietro, sono orgogliosa di come ho affrontato quel periodo.

Hai mai avuto paura di non farcela? Cosa ti ha dato la forza di andare avanti?

Sì, più di una volta. La forza me l’ha data mia figlia. Quando hai davanti un bambino che ha bisogno di te, trovi energie che non pensavi di possedere. Puoi chiedere aiuto, puoi appoggiarti agli altri, ma sai che devi esserci. Insieme a mio marito siamo stati molto uniti. Ci siamo sostenuti a vicenda e siamo riusciti a superare quel momento così difficile.

Da quella sofferenza è nata l’Associazione Sole. Quando hai capito che il tuo dolore poteva trasformarsi in un aiuto concreto per altre famiglie?

Sono molto orgogliosa dell’Associazione Sole. L’idea è nata proprio nei primi mesi di vita di mia figlia. In quel periodo, insieme a mio marito e alla puericultrice Claudia Laurelli, che mi ha accompagnata nei primi giorni dopo la nascita, ci siamo resi conto che era necessario fare qualcosa. Dopo il tragico caso della mamma che, stremata dalla stanchezza, si era addormentata durante il rooming-in causando involontariamente la morte del proprio bambino, ci siamo detti che non potevano continuare a verificarsi situazioni così drammatiche. Da lì è nata l’Associazione Sole, che prende il nome di mia figlia e si occupa di sostenere le neomamme durante il primo anno di vita del bambino, in particolare quelle che vivono difficoltà economiche o che si trovano sole.

Quali sono le difficoltà che hai visto più spesso nelle neomamme e che spesso vengono sottovalutate?

Quando si diventa mamme, soprattutto per la prima volta, non esiste un manuale di istruzioni. All’improvviso ti ritrovi a doverti occupare di una nuova vita e tutto è nuovo: hai paura di sbagliare, ti senti inadeguata, ti preoccupi se il bambino non mangia, non dorme o piange troppo. Ci sono donne che affrontano tutto questo senza una rete familiare di supporto. In questi casi il rischio di crolli fisici e psicologici è molto elevato. Poter contare su professionisti o semplicemente su una comunità di altre mamme con cui confrontarsi può fare una differenza enorme.

Perché esiste ancora questo senso di isolamento che molte donne vivono dopo il parto?

La solitudine non è soltanto fisica. È soprattutto psicologica. Spesso una donna non si sente capita o teme di essere giudicata e, per questo motivo, tende a nascondere le proprie fragilità. È una forma di isolamento molto profonda, forse ancora più difficile da affrontare.

Se potessi cambiare una cosa nel sistema di supporto alla maternità in Italia, quale sarebbe?

È un tema delicato. Molto è stato fatto, ma c’è ancora tanto lavoro da fare. Credo che sarebbe importante garantire un sostegno più lungo alle mamme dopo il parto. Molte donne sono costrette a rientrare al lavoro molto presto per paura di perderlo. Inoltre sarebbe utile avere più strutture e punti di riferimento messi a disposizione dal sistema sanitario pubblico, dove le mamme possano trovare supporto e assistenza senza dover dipendere esclusivamente da iniziative private o associazioni.

Quanto è importante chiedere aiuto senza sentirsi in colpa?

È fondamentale. Chiedere aiuto non significa essere deboli o aver sbagliato qualcosa. Tutti attraversiamo momenti di fragilità. Non esistono supereroi e non esistono supermamme. Esistono mamme che fanno del loro meglio ogni giorno. Chiedere aiuto non le rende meno brave, anzi. Significa prendersi cura di sé e, di conseguenza, anche dei propri figli. Una mamma più serena è una mamma che può stare meglio accanto al proprio bambino.

Qual è la più grande conquista di cui vai fiera e che non compare in nessun curriculum?

Fin da quando ero piccola mia madre mi ha sempre detto una cosa: “Cerca di diventare una persona indipendente”. Credo che la mia più grande conquista sia proprio questa: aver raggiunto la mia indipendenza. È un traguardo che per me ha un valore enorme.

Quando tra qualche anno Sole scoprirà tutto quello che hai fatto per lei e per le altre famiglie, cosa speri pensi della sua mamma?

Spero che sia fiera di me. Ho sempre cercato di fare ciò che ritenevo giusto, sia per lei sia per gli altri. Poi sarà lei a giudicare. Io posso solo augurarmi che, guardando il percorso che abbiamo fatto, provi orgoglio per la sua mamma.