Garfield – Il film – Opinioni e recensione del film

Garfield film

Garfield – Il film è un film del 2004, di genere Commedia/Animazione, diretto da Peter Hewitt, con protagonisti Bill Murray, Jennifer Love Hewitt, Stephen Tobolowsky, Evan Arnold, Mark Christopher Lawrence, Breckin Meyer. Il film ha una durata di circa 80 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione sul film.

La Trama del film “Garfield”

Garfield è un gatto adulto dal pelo rosso che passa le giornate in panciolle nella casa del suo padrone, il timido fumettista Jon Arbuckle, guardando la tv o rubando con l’aiuto dei suoi simili delle succose prelibatezze dal vicinato.

La sua quotidianità cambia radicalmente quando Jon, per far contenta le bella veterinaria Elizabeth (della quale è innamorato fin dai tempi della scuola), accetta di adottare un cagnolino, da poco nato in clinica, di nome Odie. Il rapporto con il nuovo arrivato non è certo dei migliori, soprattutto perché Garfield nota le attenzioni rivolte al “migliore amico dell’uomo” e inizia ad essere geloso.

La presenza di Odie irrita Garfield in maniera sempre più fastidiosa e una sera, preso dalla rabbia, il felino finisce per chiudere il cane (nel frattempo vincitore di una prestigiosa mostra canina) fuori dalle quattro mura domestiche. Quest’ultimo, spaesato e impaurito, si perde per le strade cittadine e viene ritrovato da un’anziana signora che mette subito un annuncio di ritrovamento.

Uno dei volantini finisce sotto gli occhi del cinico impresario televisivo Felice Chapman che, dopo aver visto le doti acrobatiche di Odie al succitato concorso, decide di fingersi il reale padrone per prenderne la custodia e renderlo protagonista di uno show. Mentre Jon cade nel panico, Garfield comprende di essere l’unico a poter risolvere la situazione da lui stesso creata e si imbarcherà in un’improbabile missione di salvataggio.

La recensione del Film “Garfield”

Il personaggio di Garfield nasce sulle strisce a fumetti, pubblicate su oltre 2.500 testate in tutto il mondo (un vero e proprio record), create da Jim Davis nel 1978 e da allora è tra le figure più amate da diverse generazioni di lettori. Non è perciò un caso la realizzazione, nella metà dello scorso decennio, di un live-action nel quale riproporre le simpatiche (dis)avventure del felino pasticcione sul grande schermo. Come prevedibile il grande pubblico è accorso in massa, con oltre duecento milioni di dollari d’incasso worldwide (contro un budget di soli cinquanta), mentre la critica è stata molto più severa.

Al netto di ogni snobberia la qualità dell’operazione è a tratti imbarazzante, con l’interazione tra il gattone protagonista (l’unico degli animali all’interno del racconto ad essere stato realizzato con una pur gradevole computer grafica) e le figure umane (semplicemente monodimensionali se non addirittura inutili) che non regge il confronto con titoli coevi. La comicità è di grana grossa e guarda ad un facile citazionismo nella gestione delle avventurose dinamiche nelle quali Garfield si trova impegnato per rimediare ad un suo stesso errore, e le parti cantate o ballate risultano o stucchevoli o involontariamente ridicole.

Già dai primi minuti, dove il Nostro spegne la sveglia manifestando il suo odio verso le mattine del lunedì, Garfield – Il film ricicla la fiera delle banalità per ciò che concerne la stesura dei dialoghi e compresa la formula l’interessa scema progressivamente con lo scorrere dei minuti, rendendosi ostico e poco accattivante anche per un pubblico di bambini, ormai abituati a visioni ben più originali e intelligenti. Basti pensare che Bill Murray, voce del gattone nella versione originale (in quella italiana è doppiato da Fiorello), abbia dichiarato di aver accettato il ruolo solo perché pensava che lo sceneggiatore della pellicola, Joel Cohen, fosse uno dei fratelli Coen, e di essersi amaramente pentito dopo aver scoperto la verità e visionato il prodotto finito.

mm
Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here