L’adolescenza è un percorso fatto di sfide, consapevolezze e superamento dei propri limiti, una fase della vita che conoscono bene gli studenti del Liceo Helen Keller. È proprio la loro quotidianità il cuore pulsante di Tutto l’amore che resta, la nuova produzione televisiva al via stasera, 29 settembre, nei palinsesti di prima serata su Rai 1. Firmata dal regista Andrea Rebuzzi, la fiction nasce dalla collaborazione tra Rai Fiction e Fabula Pictures (con Marco e Nicola De Angelis alla produzione) e trae origine dall’adattamento del format transalpino Lycée Toulouse-Lautrec, avvalendosi del sostegno finanziario del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nell’audiovisivo.
La narrazione si concentra su un modello educativo fuori dal comune, ideato dal preside Stefano Fogli (a cui dà volto Raoul Bova). Il dirigente ha convertito la scuola in un punto di riferimento per la convivenza paritaria, consentendo ad adolescenti con disabilità e ai loro coetanei di intraprendere un’unica esperienza scolastica e personale. Una scelta lavorativa che per Fogli assume il valore di una vocazione intima, legata alle vicissitudini sanitarie del proprio figlio. Nel corso della storia si inserisce l’arrivo di Vittoria (interpretata da Gloria Harvey), una ragazza cresciuta in un contesto borghese che si vede costretta a cambiare vita dopo la decisione della madre di trasferire lei e il fratello Matteo, affetto da autismo, in questa struttura di provincia. Superate le resistenze iniziali, la giovane compie un cammino di apertura interiore trovando intesa con un gruppo di compagni coeso. Insieme affronteranno i passaggi chiave della crescita: la ricerca di autonomia, i contrasti con i genitori, le dinamiche affettive e il quotidiano impatto con la disabilità. L’equilibrio raggiunto rischierà tuttavia di spezzarsi quando una vicenda sepolta nel tempo riemergerà improvvisamente, mettendo la protagonista davanti a scelte determinanti.
Tutto l’amore che resta, intervista esclusiva a Francesco Leo
Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva l’attore Francesco Leo, che nella serie presta il volto a Giulio, un ragazzo che si ritrova a dover vivere su una sedia a rotelle. Francesco Leo ha descritto l’esperienza sul set come un’opportunità di crescita personale straordinaria: “Per me si è trattato di un percorso incredibile, che mi ha permesso di esplorare una realtà a me sconosciuta. Portare sullo schermo la specifica forma di disabilità di Giulio, un ragazzo che si ritrova sulla carrozzina, è stato estremamente stimolante e mi ha lasciato moltissimo a livello umano”.
L’attore ha spiegato come calarsi nei panni del suo personaggio abbia modificato la sua percezione della quotidianità e delle barriere architettoniche: “Aver utilizzato la carrozzina per quasi quattro mesi durante le riprese, tra gennaio e aprile, ha cambiato il mio modo di osservare ciò che mi circonda. Mi capita spesso di entrare in un bar o in una gelateria e rendermi conto che, se fossi davvero affetto da quella disabilità, non potrei accedervi. Mi sono reso conto di quanto possa essere penalizzante questa condizione. Credo che se un numero maggiore di persone prendesse coscienza di questo problema, si potrebbero abbattere molte barriere e rendere gli spazi pubblici concretamente accessibili a tutti”.
Raccontando il clima vissuto durante la lavorazione con Raoul Bova e il resto del cast, Leo ha evidenziato l’armonia che si è creata fin da subito: “Si è formato un gruppo straordinario. La serie riflette esattamente l’atmosfera del set: è stato un ambiente profondamente inclusivo, in cui recitavano insieme ragazzi con e senza disabilità. Si è respirato lo stesso clima che il preside Fogli desidera costruire nella sua scuola. Fin dal primo giorno ci siamo frequentati anche fuori dal set per affiatarci, come se fossimo compagni di classe reali. È questo il ricordo più bello che mi porto dietro: le relazioni umane coltivate”.
Infine, parlando del suo passato tra i banchi di scuola e del suo percorso professionale, l’attore ha concluso: “Non posso dire di aver amato la scuola, anche se ho vissuto bei momenti e ne conservo un piacevole ricordo. Come dicevo, ciò che mi resta dentro sono i legami affettivi. Coltivando fin da giovanissimo la passione per la recitazione e il cinema, l’interesse per la vita esterna finiva inevitabilmente per togliere un po’ di attenzione al percorso scolastico tradizionale”.