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Francesca Michielin presenta il nuovo album Magia Bianca: «Abbiamo perso il rapporto con la magia. Oggi conta più uno stream di un’emozione»

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Con Magia Bianca, il nuovo album disponibile dal 12 giugno per Columbia Records/Sony Music Italy, Francesca Michielin inaugura una nuova fase del proprio percorso artistico. Un progetto che mescola fantasy, folklore, cultura pop e suggestioni medievali per raccontare il presente attraverso uno sguardo diverso, lontano dalle logiche dell’omologazione e vicino alla libertà di immaginare.

Francesca Michielin si racconta all’uscita dell’album Magia Bianca

Anticipato dai singoli Una donna non può e Strega Comanda, il disco si sviluppa come un concept album in cui streghe, rituali, lune, creature leggendarie e simboli esoterici diventano strumenti per affrontare temi attuali come l’identità, l’autodeterminazione e il bisogno di sentirsi liberi di essere sé stessi. «Questo è un album liberatorio, catartico», racconta la cantautrice. «Va a celebrare una femminilità libera. Chi mi conosce davvero sa che dentro questo disco c’è la Francesca che è sempre esistita: quel folletto dei boschi, quella fata, quella strega che ho sempre sentito di essere».

L’immaginario di Magia Bianca

L’immaginario che attraversa Magia Bianca affonda le radici nell’infanzia dell’artista e nelle tradizioni popolari del territorio in cui è cresciuta, ai piedi dell’Altopiano di Asiago. Un luogo dove folklore, riti stagionali e credenze popolari convivono ancora oggi con la cultura cattolica. «Sono cresciuta ascoltando racconti di streghe e rituali. Mia zia mi diceva che quando piove col sole è perché una strega si sta pettinando i capelli. Sono sempre stata abituata a respirare questo tipo di cultura e crescendo ho sentito il bisogno di approfondirla e capire perché oggi il senso del rito venga spesso guardato con sospetto».

Per Michielin, infatti, il recupero della ritualità non ha nulla a che vedere con l’evasione fine a sé stessa. Al contrario, rappresenta uno strumento per leggere meglio il presente. «Viviamo in un momento storico in cui tutto è polarizzato. È tutto giusto o sbagliato, bianco o nero. Abbiamo perso il rapporto con l’irrazionale e con l’insondabile. Anche i social hanno contribuito a creare una realtà sempre più schematica e conformata. In questo senso il fantasy e la magia diventano una forma di resistenza».

Non a caso il disco è attraversato da figure femminili fuori dagli schemi e da una forte rivendicazione della libertà individuale. La strega, in particolare, diventa il simbolo di chi sceglie di non adeguarsi. «Essere divisivi non solo è giusto, ma forse è qualcosa a cui ambire. Se piaci a tutti probabilmente c’è qualcosa che non va. Io spero che questo disco possa aiutare qualcuno a sentirsi libero di essere sé stesso».

Una riflessione che si lega anche alla sua visione della società contemporanea. Se potesse lanciare una “magia bianca” sul mondo di oggi, Michielin non avrebbe dubbi: «Vorrei riuscire a ficcare nella testa delle persone un concetto molto semplice: vivi e lascia vivere. Ognuno dovrebbe essere libero di autodeterminarsi, sempre nel rispetto degli altri».

Che momento della vita è questo per l’artista

Magia Bianca arriva inoltre in un momento particolarmente importante della vita dell’artista, che oggi guarda al proprio percorso con una serenità diversa rispetto al passato. «Mi sento una persona molto realizzata. Non significa che mi sieda e che vada bene così, ma è come se una parte di me non fosse più interessata a certe logiche. Quando sono usciti questi singoli molte persone mi hanno detto: “Ma questa è pazza, che cosa sta facendo?”. Però non mi interessa più vivere nell’ansia di dover inseguire il mercato o adattarmi a qualcosa. Tutti i miei artisti preferiti si sono fatti inseguire dal mercato, non il contrario».

Una presa di posizione che si collega a ciò che oggi la spaventa maggiormente del mondo della musica. «C’è una vera e propria ossessione per i numeri. Quando esce una canzone sembra che la prima domanda non sia più “mi piace?” oppure “cosa mi fa provare?”, ma quanti stream farà, quanti biglietti venderà, se verrà certificata. È come se il piacere dell’ascolto fosse passato in secondo piano».

Da qui nasce anche il significato più profondo del disco e del suo continuo richiamo alla magia. «Abbiamo bisogno dell’insondabile. Se tutto diventa soltanto calcolo e numeri allora facciamo i contabili. La musica, invece, deve continuare ad attingere a qualcosa di magico, di irrazionale, di imprevedibile. È proprio quella dimensione che dà una spinta alla nostra vita».

 

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