L’intelligenza artificiale ha ormai valicato i confini della fantascienza per radicarsi profondamente nelle nostre giornate, riplasmando la comunicazione, il lavoro e la percezione stessa dell’identità personale. È proprio partendo da questa evoluzione epocale che si sviluppa “Quasi vera”, la commedia romantica firmata da Fausto Brizzi e attesa nei cinema a partire dal 1° ottobre, pensata per indagare con tono arguto le fragilità e i paradossi dell’universo digitale, mettendo a nudo il dislivello tra l’essenza autentica di ciascuno e l’immagine filtrata che si sceglie di proiettare sul web. Al centro del racconto troviamo Diego, un giovane interprete alle prese con una sequela di provini andati a male e parti di scarsa rilevanza che, travolto da un momento di smarrimento privato, intuisce la possibilità di riscattarsi facendo leva sui social network e sui moderni strumenti informatici. Fondendo le proprie abilità digitali con i supporti dell’IA, il protagonista plasmando dal nulla Vera, una modella virtuale dall’estetica impeccabile che in breve tempo scala le piattaforme online, accumulando un seguito sterminato e trasformandosi in un vero e proprio caso mediatico. Nel momento in cui la demarcazione tra verità e finzione comincia però a sfumare pericolosamente, il ragazzo si ritroverà a dover gestire le spiacevoli ripercussioni del proprio inganno, riscoprendo la necessità profonda di ancorarsi agli affetti sinceri e alle priorità concrete della vita.
“Quasi vera”, intervista esclusiva al regista Fausto Brizzi e a Rocio Munoz Morales
Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva il regista Fausto Brizzi e Rocio Munoz Morales. Sollecitato sul ruolo dell’intelligenza artificiale e sul suo essere o meno una risposta al bisogno di compagnia, il regista Fausto Brizzi ha spiegato:
“L’intelligenza artificiale rappresenta l’antidoto più rischioso alla solitudine perché rischia di offrirci un’illusione. Siamo a un passo da tecnologie capaci di farci interagire con chi non c’è più, di creare brani musicali personalizzati sui nostri gusti o di generare romanzi scritti esclusivamente per un singolo lettore. Siamo arrivati a questo punto e il film intende scattare una fotografia della realtà attuale prima di guardare al futuro, lanciando al contempo un chiaro segnale d’allarme”.
Sulle aspettative estetiche del mondo contemporaneo e sulla scelta di mostrarsi senza filtri sulle piattaforme digitali, Rocío Muñoz Morales ha condiviso la sua visione: “La bellezza in sé mi interessa poco, mi incuriosiscono altre cose e finisco per trovarla perfino noiosa. Mi mostro per quello che sono davvero e per ciò che desidero condividere, senza inseguire l’idea di essere impeccabile. Oggi avvertiamo sempre di più il bisogno di stringere legami autentici, e la vicinanza si crea proprio mostrando le proprie fragilità e imperfezioni, tratti che accumunano tutti noi”.
Sull’esperienza condivisa sul set, Fausto Brizzi ha aggiunto: “Al di là della componente tecnologica al centro della storia, la cosa più bella che resta da questa lavorazione è la grande amicizia che si è creata con Rocio, un legame del tutto genuino e artigianale”.
Affrontando il tema dell’inganno sentimentale e di come il personaggio di Giulia finisca per cedere al fascino di un avatar virtuale, Rocío Muñoz Morales ha concluso: “È facile cadere in queste dinamiche in un’epoca in cui scarseggiano le certezze. Quando si vive una mancanza, qualsiasi apparente sicurezza o tentazione rischia di farci tentennare se non si possiedono basi solide. La tendenza attuale all’isolamento e alla poca condivisione fa sì che al primo richiamo ci si lasci coinvolgere, salvo poi accorgersi che sotto la superficie non c’è nulla di concreto”.