ADV

Fabrizio Moro: “La musica autorale sta morendo, sogno di aprire una scuola per i ragazzi. Baudo? Mi salvò quando ero cameriere”

ADV

Fabrizio Moro si è raccontato con grande sincerità durante la sua ospitata da Francesca Fialdini a Da noi… a ruota libera, su Rai1. Tra ricordi d’infanzia, riflessioni sul mondo discografico e sogni per il futuro, il cantautore romano ha ripercorso alcune tappe fondamentali della sua vita artistica e personale, lanciando anche un messaggio forte sul destino della musica autorale in Italia.

Gli inizi di Fabrizio Moro: “Ho cominciato con una chitarra trovata in cantina”

Nel corso dell’intervista, Fabrizio Moro ha ricordato con emozione il primo incontro con la musica, nato quasi per caso ma destinato a cambiargli la vita. “Ho cominciato con una chitarra trovata in cantina, era di mio cugino, aveva solo tre corde. Avevo 8 anni, ma con quella sognavo il palco, mi rendeva un ragazzino felice”, ha raccontato.

Un ricordo semplice ma potentissimo, che restituisce bene il legame autentico tra Moro e la musica. Proprio da quella felicità originaria nasce oggi un nuovo desiderio: creare qualcosa di concreto per i più giovani e trasmettere loro la stessa passione.

Il sogno di una scuola di musica per aiutare i ragazzi

Fabrizio Moro ha rivelato di voler aprire una scuola di musica, un progetto che sente sempre più urgente. “Mi è venuta voglia di aprire una scuola di musica e dedicare parte della mia esistenza a quella fiamma che oggi si sta spegnendo”, ha detto.

L’idea è quella di offrire ai ragazzi uno spazio dove coltivare talento, sensibilità e scrittura, in un periodo storico in cui, secondo il cantautore, l’aspetto più autentico della musica rischia di essere soffocato da logiche sempre più legate ai numeri e alla visibilità.

Fabrizio Moro e Pippo Baudo: “Mi ha salvato quando facevo il cameriere”

Tra i passaggi più intensi dell’intervista, anche il ricordo del rapporto con Pippo Baudo, figura fondamentale nel percorso di Moro. Il cantautore ha parlato con riconoscenza di un incontro che ha segnato il suo destino professionale.

“Pippo mi ha salvato. Era uno che se ne fregava: se una cosa gli piaceva, non ce n’era per nessuno, andava dritto per la sua strada. Era un uomo forte e mi ha trasmesso il coraggio”, ha spiegato.

Poi ha aggiunto un dettaglio molto significativo sui suoi inizi difficili: “Mi ha preso quando ancora facevo il cameriere e non gliene è importato niente che non avessi una casa discografica”.

Parole che sottolineano quanto il sostegno di Baudo sia stato decisivo in una fase in cui Moro non aveva ancora trovato un posto stabile nell’industria musicale.

“La musica autorale sta morendo”: lo sfogo sul mercato discografico

Nel suo intervento a Da noi… a ruota libera, Fabrizio Moro ha anche espresso una riflessione amara sull’attuale panorama musicale. Secondo il cantautore, oggi la musica d’autore sta attraversando una crisi profonda.

“Oggi la musica, soprattutto quella autorale, sta morendo perché se non hai i numeri alle spalle non sei nessuno, anche se magari hai scritto un capolavoro. I direttori artistici oggi non ti si filano di pezza se non hai certi risultati”, ha dichiarato.

Uno sfogo netto, che mette in evidenza la distanza tra valore artistico e dinamiche del mercato contemporaneo. Per Moro, il talento e la scrittura rischiano di passare in secondo piano di fronte a metriche, algoritmi e performance numeriche.

L’incontro con Giorgina e la promessa per il concerto di Roma

Durante la puntata, c’è stato spazio anche per un momento particolarmente toccante: l’incontro tra Fabrizio Moro e Giorgina, la ragazza che ha interpretato il brano Pensa nel linguaggio dei segni.

Visibilmente colpito dall’esibizione, il cantautore ha voluto farle una promessa speciale: “Voglio farla venire a Roma, al mio concerto. Ci inventiamo una cosa da fare insieme”.

Un gesto che conferma ancora una volta la sensibilità umana dell’artista, da sempre attento al valore emotivo e sociale della musica.

L’esperienza a Canzonissima e il rapporto difficile con i giudizi

Infine, Fabrizio Moro ha parlato anche della sua esperienza a Canzonissima, raccontando il clima che si respira nel programma ma anche il suo disagio nei momenti successivi all’esibizione.

“Ci stiamo divertendo tutti, sembra di essere tornati a scuola. Però, quando finisco di cantare, non riesco mai a essere lucido di fronte ai giudizi, ho paura di parlare. Vorrei andare dritto in camerino: in quei momenti sono in trance, è la parte del lavoro che odio di più”, ha confessato.

Un’ammissione sincera, che mostra il lato più fragile e autentico di un artista abituato a usare la musica come forma di verità.

Fabrizio Moro tra memoria, impegno e futuro

L’intervista a Da noi… a ruota libera ha restituito il ritratto di un Fabrizio Moro profondo, consapevole e ancora fortemente legato all’idea più pura della musica. Dai ricordi della chitarra con tre corde al desiderio di aprire una scuola, fino alla denuncia di un sistema che premia più i numeri che i contenuti, il cantautore ha lanciato un messaggio chiaro.

ADV
Articoli correlati