In occasione della Giornata della Memoria, il 29 gennaio uscirà nelle sale cinematografiche “Elena del Ghetto”. Diretto da Stefano Casertano, il film racconta la vera storia di Elena Di Porto, una donna ebrea che nel 1943 sfidò il regime fascista per salvare decine di vita opponendosi all’occupazione nazista. Elena, interpretata da Micaela Ramazzotti, è una donna che fuma, fa la boxeur, è separata e per questo nel ghetto la etichettano come “la matta”. Nel cast anche Giulia Bevilacqua, nei panni della cognata Costanza, e Valerio Aprea.
“Elena del Ghetto”, intervista esclusiva al regista Stefano Casertano e agli attori Giulia Bevilacqua e Valerio Aprea
Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva Giulia Bevilacqua, Valerio Aprea e il regista Stefano Casertano. “Elena Di Porto è un esempio straordinario di ribellione, di coraggio, di voglia di essere se stessi. Tutto questo si traduce in una scelta quotidiana: opporsi alle prevaricazioni, che siano personali, politiche o sociali. È esattamente ciò che ha fatto Elena Di Porto, ed è anche ciò che mi ha affascinato di lei. Per questo ne sono rimasto attratto fin da quando ho letto per la prima volta qualcosa sulla sua storia. E ancora di più quando, nel Ghetto di Roma, mi hanno parlato di Elena due persone ormai anziane che l’avevano conosciuta di persona, molti anni fa”, ha spiegato il regista.
Spesso il cinema ha raccontato il fascismo dal punto di vista degli uomini. Qui invece è una donna ad incarnare il senso di ribellione: “Quando ho letto la sceneggiatura, senza conoscere ancora la storia di Elena, sono rimasta profondamente stupita, affascinata, attratta da questa donna. Ho sentito subito che fosse necessario raccontare la sua storia, che tutti potessero conoscerla. È la storia di una donna pienamente libera, non abitata dalla paura. Una donna coraggiosa, che lotta senza armi contro l’oppressione, contro la guerra, contro l’odio, guidata da un fortissimo senso di giustizia e da una grande libertà interiore. Per questo è un esempio bellissimo da portare al cinema, un esempio che tutti dovremmo seguire. Lo trovo fondamentale”.
Valerio Aprea nel film interpreta Vitale, il fratello di Elena: “Il lavoro è stato in realtà agevolato dalla grande chiarezza della scrittura, che mi offriva binari molto precisi, mi mostrava già il percorso. Per questo non ho dovuto impegnarmi più di tanto e lo dico senza falsa modestia. Quando il cammino è così ben delineato e chiarito dalla scrittura, l’attore può solo fare danni. Il compito, allora, è eseguire fedelmente ciò che ti viene indicato: attenerti a quello che è già mostrato dal personaggio, dalla storia, dalla vicenda e da come tutto è stato scritto. Seguire quelle indicazioni è la cosa migliore da fare”.
Nel film si respira forte l’aria del patriarcato. Elena è una donna che fuma, che indossa i pantaloni, che sfida le convenzioni. Giulia Bevilacqua ha sottolineato quanto questa visione sia ancora oggi profondamente attuale: “Per l’epoca era abbastanza comune che la donna si sottomettesse alla volontà del marito, considerato il capo della famiglia. Di conseguenza, sentire certe frasi era allora del tutto consueto. Come si reagisce a tutto questo? Avendo il coraggio di ribellarsi e di lottare per i propri diritti, come la storia ci ha mostrato più volte. Elena, in questo senso, era una femminista ante litteram: faceva esattamente questo, si batteva per i propri diritti, per poter dire la sua e per difendere ciò che riteneva giusto”.