Inverno del 1970. Weldon è un idraulico dall’indole burbera e taciturna che conduce una vita tranquilla in una piccola cittadina della provincia canadese. Qualche giorno dopo il funerale del padre riceve una chiamata dalla polizia di Toronto, che lo avvisa dell’arresto del fratello Perley, accusato di atti osceni in luogo pubblico dopo essere stato “beccato” in un parco con un altro uomo.
Il protagonista di Drive Back Home non può far altro che mettersi in viaggio, pur controvoglia, per pagare la cauzione e tirarlo fuori dal carcere, con lo scopo di riportarlo a casa. Perley è tutto ciò che Weldon non è, un individuo estroverso, stravagante, apertamente gay e senza vergogna alcuna del proprio orientamento sessuale. Durante il viaggio di ritorno i consanguinei finiranno per affrontare finalmente il trauma mai rimosso di un passato doloroso, scoprendo una possibilità di riconciliazione inaspettata.
Drive Back Home: la strada verso casa – La Recensione
Un viaggio on the road quanto mai necessario quello al centro di Drive Back Home, film che si muove tra le pieghe della memoria, senza mai cercare scorciatoie consolatorie. Ispirata a una storia familiare dello stesso regista e sceneggiatore Michael Clowater , che vide realmente protagonisti suo nonno e il suo prozio, la pellicola lavora su coordinate relativamente classiche ma con uno sguardo lucido e consapevole.
Un cinema che guarda alla tradizione americana, con suggestioni che richiamano qua e là ad alcune opere di Alexander Payne, ma ne smussa i toni, rendendo il tutto profondamente canadese nella sua capacità di osservare senza giudicare. In una narrazione dove ironia e amarezza convivono con equilibrio, con i passaggi drammatici trovanti ideale contraltare in momenti più leggeri, in un mix agrodolce che schiva saggiamente la retorica fine a se stessa.
Gli opposti che convivono
Perley e Weldon non potrebbero essere più diversi l’uno dall’altro. Il primo è eccentrico, espansivo, orgogliosamente sopra le righe; il secondo ha un carattere riservato e ingabbiato in schemi rigidi, frutto di quella comunità conservatrice dove vive. Proprio in questa frattura il film rintraccia la sua verità più autentica, anche grazie alle felici scelte di casting.
Alan Cumming e Charlie Creed-Miles nei ruoli principali sono infatti magnifici nel dar vita a queste figure agli antipodi, pronte a ritrovarsi nel momento del bisogno, con l’epilogo che suggerisce un futuro più roseo di quel passato che si sono lasciati alle spalle, già idealmente conclusosi con la morte di quel padre-padrone per il quale l’omosessualità del figlio era un abominio.
Perché è proprio ciò che fu a infestare ogni chilometro percorso a bordo di quel pick-up teatro di gran parte degli eventi, o almeno mezzo di locomozione per superare i vari step ai quali i protagonisti si troveranno davanti. D’altronde ci troviamo in un contesto storico ben preciso, con il Canada del 1970 dove essere gay era sintomo di pesante stigma da parte dell’opinione pubblica, se non anche penalmente punibile se manifestato in luoghi pubblici.
Certo i cento minuti di visione inciampano qua e là in soluzioni già viste e di effettivamente originale vi è poco o nulla, ma Drive Back Home ha il merito di affrontare tematiche importanti con sensibilità , senza mai diventare pedante ma anzi risultando gradevole e genuino nella sua anima da road-movie.
Conclusioni finali
Un racconto sincero, che non cerca di stupire a tutti i costi ma si pone l’obiettivo di esprimere con semplicità emozioni e sensazioni, affrontando tematiche complesse in un periodo storico e sociale ben preciso. Nel Canada degli anni Settanta, dove l’omosessualità era tabù, il viaggio su quattro ruote di due fratelli, uno apertamente gay, riapre vecchie ferite, dando però al contempo l’occasione di suturarle definitivamente.
Ispirato a una storia vera che ha visto coinvolti nonno e prozio del regista, Drive Back Home parla di identità , di perdono e di riconciliazione, in un on the road che affronta avversità e pregiudizi con un tono malinconico, fino a quell’epilogo che ci riconsegna una rinnovata speranza di un mondo migliore a venire.









