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“Dov’è la fiesta?”, intervista al regista Niccolò Gentili, la co-sceneggiatrice Lisa Nur Sultan e Linda Caridi

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Arriva nelle sale dal 17 settembre, distribuito da Vision Distribution, “Dov’è la fiesta?”, l’attesa opera prima diretta da Niccolò Gentili. La commedia brillante e ironica vede protagonisti Francesco Carril e Linda Caridi nei panni di Leo e Irene, due trentenni che si frequentano da tre mesi e si trovano improvvisamente di fronte al fatidico interrogativo generazionale: “Noi due cosa siamo?”. A complicare la situazione interviene il furto dell’auto nuova di Leo: quello che sembrava un semplice intoppo burocratico si trasforma in una settimana folle e imprevedibile, costringendo i due protagonisti a fare i conti con la paura di amare, di esporsi e di scegliere.

“Dov’è la fiesta?”, intervista esclusiva al regista Niccolò Gentili, la co-sceneggiatrice Lisa Nur Sultan e Linda Caridi

Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva il regista Niccolò Gentili, la co-sceneggiatrice Lisa Nur Sultan e l’attrice protagonista Linda Caridi, che ci hanno raccontato come si trasforma un fatto di cronaca personale in una commedia romantica generazionale e come si raccontano i sentimenti dei trentenni di oggi.

Il regista Niccolò Gentili ha spiegato come un’amarezza personale legata al furto della propria vettura sia diventata il motore narrativo del film, grazie soprattutto al lavoro di scrittura e al cast:

“Beh, si trasforma avendo una Lisa Nur Sultan al tuo fianco, che aiuta sempre, soprattutto perché è una delle migliori sceneggiatrici italiane, quindi quello aiuta tanto ad avere una bella storia, e trovare i giusti personaggi, sia protagonisti che non. E nel mio caso, altra fortuna, l’intesa con Francesco Carril, due anime meravigliose e due straordinari attori che hanno avuto una chimica straordinaria. Cioè, io almeno quando lo vedo, poi lo dovranno dire anche gli altri, ma io quando li vedo, sono perfetti, sono straordinari, il modo in cui si guardano, si desiderano, si vogliono. Cioè, queste scene, quella iniziale, dai momenti di rabbia ai momenti d’amore, sono ipercredibili e sei veramente con loro completamente grazie alla loro capacità di vivere tutto il momento presente mentre girano, mentre sono in scena”. 

La co-sceneggiatrice Lisa Nur Sultan ha riflettuto su come la nostra generazione sia inevitabilmente condizionata dai modelli narrativi assorbiti dai media e di come il film giochi con la struttura classica della rom-com: “Guarda, in realtà, a noi i cliché divertono molto, anche perché si può prenderli un po’ in giro, perché credo che, visto che siamo anche una generazione di gente che ha visto tantissimo e ha assorbito, non lo sappiamo, ma noi portiamo i cliché dentro di noi e molto spesso le nostre relazioni sono condizionate da quello che abbiamo visto e assorbito e diventiamo noi stessi dei personaggi anche un po’ scadenti dei film, delle serie TV che abbiamo, in qualche modo, metabolizzato.

Ed è per questo che il personaggio di Irene mi piaceva fosse una sceneggiatrice perché mi piaceva raccontare come lei si ponesse la questione di cosa raccontiamo, di come si raccontano le donne, di come le donne dovrebbero vivere nelle rappresentazioni pur non essendo lei in grado di vivere allo stesso modo nella vita, che è l’incoerenza di base.

E poi penso che raccontando una commedia romantica in maniera destrutturata, perché in qualche modo inizia come una commedia romantica e poi quando entra la vita vera si ribalta completamente, fosse anche un modo di prendere in giro l’essenza stessa dell’amore con rispetto e con affetto ma senza prenderci troppo sul serio perché è ovvio che noi stiamo tifando per questi due protagonisti meravigliosi e pensiamo che lì inizierà la loro storia, ma non sappiamo niente di quello che succederà dopo, come non si sa mai niente quando si vive una storia d’amore.

Però, visto che siamo persone molto ottimiste, noi siamo sicuri che staranno per sempre insieme. Un per sempre che può durare anche qualche anno”. 

L’attrice protagonista Linda Caridi ha approfondito la psicologia del suo personaggio, Irene, calata nel caos della vita moderna e determinata a pretendere la verità dai propri sentimenti:

“Io penso che questo film racconti proprio come la realtà nella quale viviamo e nella complessità di tutti i suoi aspetti permei all’interno delle personalità e delle relazioni. Qui raccontiamo una città caotica che diventa metafora di un traffico interiore, di un sovrappopolamento di cose da fare, luoghi da raggiungere, ostacoli che si frappongono durante il percorso.

Tutto questo inevitabilmente mina proprio il quotidiano e l’aspetto concreto dello svolgersi delle relazioni anche solo vieni tu che io sono nel traffico da stamattina. Però devo dirti che di Irene in realtà io ho sempre messo a fuoco più che l’indecisione mi sembra che lei stia in questo gioco perché capisce che lui ha bisogno di tempo, ma la sento piuttosto chiara e trasparente con se stessa per cui il suo temporeggiare nel definire non è relativo a una indecisione sentimentale o un mancato coraggio ma perché non vuole mettere pressioni a lui.

E mi riconosco invece al contrario nel momento in cui lei decide di lanciare il cuore oltre l’ostacolo e di dire se non ci sei finiamola qui, non ha senso andare avanti o amore o niente. È proprio questo che ti dicevo, il fatto che nonostante viva all’interno di una relazione ed essendo molto sensibile e stando in ascolto del partner, una relazione nel quale l’altro, il personaggio interpretato da Francesco Carril, elegantissimamente ci sia titubanza, paura, difficoltà anche perché lui è professionalmente ancora più irrealizzato di lei, lei però ad un certo punto pone un punto fermo. È disponibile perché deve aiutarlo a recuperare questa macchina e a riparare un po’ al danno che in qualche modo ha compiuto. Però è coraggiosa, è sentimentalmente spericolata, potremmo dire, nell’ambito di questa indecisione”. 

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