Miss Italia è il titolo del nuovo album di Ditonellapiaga uscito venerdì 10 aprile. L’album nasce come reazione alla necessità di fermarsi e rimettere tutto in discussione per ritrovarsi, restando comunque fedele a se stessi pur vivendo all’interno di un sistema che spesso chiede il contrario. Scritto e composto dalla stessa Margherita Carducci – insieme ad Alessandro Casagni che ne ha anche curato la produzione – Miss Italia indaga il rapporto con i canoni, con la percezione degli altri e con l’idea di essere “giusti”. All’interno del disco troviamo tra i brani anche Che fastidio!, brano arrivato sul podio del 76° Festival di Sanremo, tra i più trasmessi e ascoltati in radio e in tv per il mese di marzo e certificato disco d’oro. Con la traccia n°9, Miss Italia, che dona il nome al disco, Ditonellapiaga mette in scena insicurezze e fragilità. Tra riflessi e aspettative che fanno emergere un senso di inadeguatezza. Il brano smaschera il mito della perfezione, tra il desiderio di accettazione e il bisogno di sentirsi visti. Il tutto apre uno spiraglio più autentico, dove la bellezza si incrina e lascia emergere una verità più fragile, fatta di lacrime e vulnerabilità. Noi di SuperGuidaTv abbiamo intervistato Ditonellapiaga. ecco cosa ci ha raccontato.
Intervista a Ditonellapiaga per l’album “Miss Italia”
Reduce dal grande successo ottenuto al Festival di Sanremo, tu avevi già partecipato in passato: come ti sei sentita questa volta, soprattutto con questa grande ondata di affetto nei tuoi confronti e verso il brano da parte del pubblico?
Beh, stavolta mi sono sentita accolta in modo diverso. Più che altro penso di aver avuto finalmente l’attenzione del pubblico che, in altri casi, giustamente, con tutte le cose che ci sono, non era stata rivolta a me nello specifico. Questa volta, con un brano comunque potente come Quello che è fastidio, temevo invece che potesse non piacere per la sua natura molto irriverente, con questa acidità un po’ fastidiosa a suo modo. Invece il fatto che sia piaciuto molto e che io sia stata vista per quello che sono, senza compromessi — con tutta la mia identità teatrale e ironica — è una grande soddisfazione.
Anche la performance con Tony Pitoni è stata molto apprezzata: cosa ti ha lasciato questa esperienza?
Sono proprio contenta di quello che abbiamo portato sul palco. Credo che la performance che abbiamo creato e costruito insieme sia esattamente ciò che avevo in testa e che desideravo fare da tanto tempo: una sorta di mini musical. Lui era l’unica persona con cui poterla realizzare, perché ci siamo trovati subito. C’è stata una sintonia che penso porteremo avanti anche in futuro, perché ci siamo davvero trovati molto bene a lavorare insieme.
Il titolo del disco Miss Italia, che riprende il singolo omonimo: come sono nate le idee sia del brano che del titolo dell’album?
È nato perché esisteva già la canzone, che racconta del mio rapporto con il fallimento, con i canoni, con il non sentirmi una vincente. Probabilmente il disco ha molto a che fare con questo tema: il non essere la prima sul podio e il sentirmi inadeguata. Penso fosse un titolo capace di raccontare bene il sentimento del disco, con la giusta dose di ironia, che è una caratteristica molto ricorrente nella mia scrittura e in tutto il progetto.
Prima dell’uscita, il brano è stato accompagnato da alcune polemiche proprio per il titolo, che richiama il concorso di bellezza: cosa rispondi oggi, dopo che il pubblico ha potuto ascoltarlo?
Adesso che il brano è uscito, credo sia lampante che parli di me. Racconta il mio essere triste — nel pezzo dico “disperata”, che è un sinonimo di triste — e il mio non sentirmi adeguata. Quindi, sinceramente, non capisco quali polemiche ci possano essere a riguardo.
Nel disco c’è anche una critica ironica allo star system: ti senti parte del gioco o osservatrice?
Un po’ tutte e due. Mi sento parte del gioco perché a me le feste piacciono, mi diverte farne parte e sarei ipocrita a dire il contrario. Però ho anche uno sguardo critico che mi consente di vederne i limiti, forse proprio perché ci sono dentro.
Le “brave ragazze” del tuo disco sono imperfette: è una rivendicazione o una presa di coscienza?
Credo sia entrambe le cose: sia una rivendicazione che una presa di coscienza. È un brano in cui racconto la me del 2013, liceale, scapestrata. Penso di essere cambiata, ma di aver mantenuto tantissime caratteristiche, e ci vedo molte somiglianze anche con la me di oggi.
Cosa pensi di aver conquistato oggi con il tuo percorso musicale?
Penso di essere molto maturata e di avere molta più consapevolezza. Però quel sentimento di ribellione, quell’essere un po’ sbarazzina, lo mantengo ancora, sia nella musica che nella vita, proprio come ai tempi del liceo. Credo di aver capito qual è la mia identità e di avere uno stile che oggi è chiaro ai miei occhi: sicuramente contaminato, ma dopo tanto tempo e tante sperimentazioni penso di aver capito cos’è Ditonellapiaga in questo momento.
Quando è stata la prima e l’ultima volta che ti sei sentita fuori posto?
La prima volta probabilmente alle medie o alle elementari: il classico momento in cui non sei invitata a una festa perché non fai parte del “club”. Mi ricordo che noi avevamo un club… e poi c’era un club segreto, quindi questa esclusione mi ha ferita profondamente. L’ultima volta non saprei dirlo con precisione, ma probabilmente è stata una situazione legata al lavoro, in cui mi sentivo un po’ a disagio, forse perché percepivo qualcosa di poco autentico.
Cosa diresti oggi a quella ragazzina che si sentiva fuori posto?
Le direi che è assolutamente normale e che tutti hanno un posto nel mondo. Probabilmente, semplicemente, quello non era il suo.
Conferenza stampa di Ditonellapiaga
L’uscita dell’album è stata anche accompagnata da una conferenza stampa dove Margherita ha annunciato: “Devo darvi una notizia: ieri c’è stata un’udienza e il Tribunale di Roma si sta occupando della questione. In questo momento non so se il mio disco potrà continuare a chiamarsi Miss Italia. Siamo in attesa e lo scopriremo tutti insieme. È un titolo a cui tengo molto, perché è legato alla mia libertà artistica e alla possibilità di raccontare qualcosa di personale attraverso un’immagine ormai universale”.
Poi la cantante ha aggiunto: “C’è anche una problematica logistica, ci sono già copie stampate e distribuite. Non so come si potrebbe intervenire in tempi così stretti. Ovviamente abbiamo rivendicato la mia libertà artistica, ma al momento non posso aggiungere altro”.
Sulla gestione delle polemiche che hanno accompagnato l’uscita del brano che da il titolo all’album, Margarita dichiara: “Il brano non era ancora edito, quindi per me era difficile spiegare davvero di cosa parlasse. E penso che fosse complicato anche per voi farvene un’idea il più possibile oggettiva. È un brano che dà il titolo al disco e parla del mio rapporto con i canoni, con l’idea di dover essere sempre sorridenti e smaglianti. Io invece racconto il mio non sentirmi una vincente: la “miss” è quella che vince, la donna perfetta, la più bella di tutte. Nel pezzo affronto proprio il mio sentirmi inadeguata, non tanto rispetto ai canoni estetici quanto a quelli sociali, soprattutto per quanto riguarda il mio modo di fare musica e il mio sentirmi spesso fuori luogo”.
La cantante ha poi ricordato il legame con Ornella Vanoni: “È stata un esempio incredibile di libertà, sia artistica che personale. Quando l’ho conosciuta ho percepito davvero il valore della cultura: è una donna che ha vissuto una vita pienissima, a contatto con grandi figure. Per me, che sono nata nel ’97, ascoltare i suoi racconti — come quello sul Muro di Berlino — è stato molto forte. Stare al suo fianco è stato un privilegio, oltre al fatto che resta un’artista straordinaria e una fonte di ispirazione.
Sul Festival di Sanremo e sui concerti che seguiranno, l’artista ha raccontato: “Sanremo mi ha fatto capire quanto voglio lavorare sulla performance. Nei live ci sarà sicuramente una componente più teatrale e coreografica. Non voglio fare un musical vero e proprio, ma mi piacerebbe che il concerto fosse uno spettacolo completo, con più elementi performativi. Prima di tutto, però, voglio divertirmi: perché se mi diverto io, si diverte di più anche il pubblico”.









