In un collegio immerso in una campagna isolata, delle ragazze vestite con delle uniformi identiche e delle maschere a coprirne il volto eseguono una coreografia ben precisa. I loro movimenti sono misurati e ogni dettaglio sembra curato nel minimo dettaglio. In braccio tengono delle sorte di burattini di grandezza umana, guidandoli attraverso la routine quotidiana dell’istituto.
In Discipline assistiamo così alle varie attività che qualsiasi studentesse svolgerebbero in siffatto luogo: il tempo di gioco all’aria aperta, il pranzo nella sala comune, i rigidi controlli da parte della madre superiora o chi per lei. L’abbigliamento detta ogni movimento e nulla appare per caso. I vestiti funzionano come un rituale, una sorta di controllo silenzioso nei confronti di chi è a loro legato, in un microcosmo dove il senso identitario non si è ancora formato completamente. Fino a quando un evento imprevisto non rompe il freddo idillio di quella composta monotonia…
Discipline: l’abito non fa il monaco? – recensione
Questo cortometraggio di tredici minuti, disponibile su MUBI e nel relativo canale Prime Video, rappresenta il trentunesimo capitolo della serie Miu Miu Women’s Tales, progetto con cui la casa di moda italiana commissiona regolarmente film brevi a registe provenienti da ogni angolo del mondo, con il preciso obiettivo di esplorare nuove forme di racconti sulla femminilità contemporanea.
In Discipline la regia è affidata alla norvegese Mona Fastvold, nelle sale proprio in questi giorni con il suo ultimo lavoro Il testamento di Ann Lee (2025), opera controversa con la quale vi sono però dei punti in comune, come scoprirà soprattutto chi, arrivato a fine visione, assiste al colpo di scena precedente l’arrivo dei titoli di coda.
Un’idea nata durante il tour promozionale del suo ultimo lungometraggio, presentato proprio al Festival del cinema di Venezia. In quell’occasione l’autrice ricorda di aver indossato un abito a righe di Miu Miu durante una conferenza stampa e questi funzionò per lei come una sorta di armatura per gestire la tensione del momento. Da qui prende sia il titolo che l’anima narrativa di Discipline, con la distanza tra il dentro e il fuori, tra l’essenza e l’apparenza.
L’ottica del controllo
I pupazzi / marionette, o ciò che in realtà appaiono tali, diventano la metafora più immediata di questa scissione, come dei corpi guidati e rigidamente addestrati in un contesto dove il rispetto delle regole e delle consuetudini sembra tale. Non vi è una trama vera e propria in Discipline, con zero dialoghi ad accompagnare quest’esercizio coreografico, virtuosismo tanto carico di fascino quanto a conti fatti fine a se stesso, pur considerando la sua destinazione pubblicitaria.
Un approccio volutamente astratto e quasi ludico, per un qualcosa concepito come un vero e proprio poema visivo, dove gli abiti della collezione Miu Miu diventano costume, tradizione e forma di controllo, segnando i confini di un’entità embrionale ancora in formazione, prossima a venire alla luce in quell’epilogo che spezza barriere e confini.
Il cortometraggio crea squarci visivi in cui la luce dorata che filtra dall’esterno immortala gli interni della villa in immagini quasi sospese nel tempo, per un’operazione sicuramente particolare: ad alcuni potrà bastare il fascino del concetto, altri potranno essere irretiti da questo sperimentalismo a tratti gratuito.
Conclusioni finali
Un cortometraggio sperimentale ipnotico che trasforma il marchio Miu Miu in una sorta di poema esistenziale sull’identità divisa. Discipline mostra giovani donne in un collegio sperduto, apparentemente impostato su ferree regole, mentre si impegnano in una coreografia precisa, portando delle marionette che si muovono con e tramite loro.
Chi è chi e cosa sta accadendo realmente in questo racconto privo di dialoghi e storia compiuta, dove la (ri)nascita preme nel tumulto, con il bruco pronto a diventare farfalla in quell’apparizione finale dell’unico volto conosciuto e riconoscibile, attrice che ha già collaborato recentemente con la regista e qui pronta a incarnarne nuovamente la visione artistica.









