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Chris Nolan presenta “La Tavola dell’Umore”: «Non è un traguardo, ma l’inizio di un nuovo racconto. Sono appassionato di talenti giovani. Come chi esce da Amici. Sarah Toscano, Angelina, a lei dissi: “Guarda che tu vincerai”»

Foto by Onofrio Petronella

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Per anni ha lavorato dietro le quinte della musica italiana, contribuendo a costruire il suono di alcuni dei progetti più riconoscibili della scena rap e urban. Adesso, per Chris Nolan, è arrivato il momento di mettere al centro una visione tutta sua. Si intitola “La Tavola dell’Umore” il suo primo album ufficiale, in uscita venerdì 23 ottobre per Epic Records / Sony Music, un progetto che nasce da un’esigenza creativa e personale prima ancora che discografica.

“La Tavola dell’Umore” primo album di Chris Nolan

Durante la presentazione del disco, Nolan ha raccontato il significato di questo lavoro, soffermandosi sulle difficoltà incontrate lungo il percorso, sulla ricerca di una propria direzione e sulla volontà di costruire un universo riconoscibile, senza limitarsi alla musica. «La Tavola dell’Umore è un inizio per me, non è nessun tipo di traguardo», ha spiegato, chiarendo fin da subito il senso di questa nuova fase della sua carriera.

Dalla produzione al primo album: Chris Nolan sceglie la propria strada

Dietro il nome Chris Nolan c’è Christian Mazzocchi, produttore milanese classe 1995, che negli anni ha collaborato con artisti come Tedua, Ghali e Sfera Ebbasta. Tra i lavori più importanti del suo percorso figura la produzione di gran parte di “Mowgli” di Tedua e il contributo alla direzione artistica di “La Divina Commedia”. Un’esperienza maturata lontano dai riflettori, che oggi confluisce in un progetto in cui il producer si mette in gioco in prima persona.⁠

Il passaggio non è stato immediato. Nel corso della presentazione, Nolan ha parlato apertamente di un periodo complesso, segnato da dubbi e da una riflessione profonda sul proprio futuro artistico. «C’è una differenza tra il percorso che devi fare e il percorso che vuoi fare», ha raccontato, individuando proprio in questa distinzione uno dei nodi che ha dovuto affrontare.

La difficoltà, ha spiegato, non riguardava soltanto la quantità di musica da realizzare, ma la necessità di capire cosa volesse davvero raccontare. Il progetto inizialmente conteneva più tracce, poi ridotte attraverso un lavoro di selezione. Una scelta che gli ha permesso di concentrarsi sugli elementi più autentici e vicini alla propria identità.

«Mettersi alla prova non vuol dire sempre fare tanta musica, vuol dire capire veramente cosa riesci e cosa puoi fare», ha sottolineato. È da questa consapevolezza che ha preso forma “La Tavola dell’Umore”, un album nel quale il concept ha preceduto, almeno in parte, la costruzione definitiva delle canzoni.

Il significato de “La Tavola dell’Umore”: un disco che parla a tutti

Il titolo non è una semplice etichetta, né un riferimento a una successione di stati d’animo da associare meccanicamente a ogni brano. Per Nolan rappresenta piuttosto una metafora del percorso necessario per riconoscere qualcosa di autentico dentro di sé e attribuirgli un valore.

«La storia dell’umore può essere la storia di tutti», ha spiegato durante l’incontro con la stampa. Per questo ha scelto di non mettere in primo piano soltanto la propria vicenda personale: l’obiettivo è lasciare spazio anche all’ascoltatore, affinché possa ritrovare nelle canzoni emozioni ed esperienze proprie.

Il concetto si riflette anche nell’immaginario visivo del progetto. Nero, blu e bianco diventano colori simbolici: l’anima, la purezza e il bagliore si intrecciano in un racconto che trova nella copertina una rappresentazione metaforica. Il volto di Nolan, dipinto di blu e attraversato da una materia bianca, contribuisce a costruire questa identità visiva.

Durante la presentazione, il produttore ha insistito soprattutto su un concetto: la consapevolezza. «È quella cosa che ti chiarisce le idee ogni giorno, è quella cosa che ti guida nei passi che realmente vuoi fare, non nei passi che qualcuno ti costringe a fare».

Una riflessione che non viene proposta come una verità universale, ma come il risultato di un’esperienza personale. Nolan ha precisato di non voler assumere il ruolo di chi dispensa consigli, raccontando piuttosto un processo che ha sperimentato direttamente e che oggi sente di poter condividere con maggiore lucidità.

Musica, immagini e profumo: un progetto che coinvolge più sensi

Uno degli aspetti più particolari dell’album è il tentativo di estendere l’esperienza d’ascolto oltre il suono. Nolan ha spiegato di aver lavorato anche alla componente grafica, insieme al suo collaboratore, attribuendo grande importanza alla coerenza tra l’identità visiva e quella musicale.

Da qui è nata l’idea di coinvolgere un altro senso: l’olfatto. Accanto al disco è stato sviluppato un profumo che porta lo stesso nome, “La Tavola dell’Umore”, realizzato in collaborazione con la maison italiana Nobile 1942. Il progetto olfattivo è pensato per accompagnare l’ascolto e aggiungere una dimensione sensoriale al racconto dell’album.

«Al di là dell’aspetto commerciale, a me serviva proprio per includere e sensibilizzare anche quello che era poi l’ascolto», ha spiegato Nolan, chiarendo che l’intenzione non è sostituire il modo tradizionale di fruire un disco, ma arricchirlo.

Il profumo, nelle intenzioni dell’artista, dovrebbe accompagnare l’ascoltatore in un’esperienza più ampia, nella quale musica e sensazioni personali possano dialogare. Non una regola da seguire, ma una possibilità in più per entrare nell’universo del progetto.

Dieci brani e sedici ospiti, da Tedua a Gaia e Sarah Toscano

“La Tavola dell’Umore” comprende dieci tracce e sedici ospiti, con nomi provenienti da mondi musicali differenti. Tra le collaborazioni figurano Tedua, Jake La Furia, Sayf, Neima Ezza, Massimo Pericolo, Carl Brave, Gaia, Sarah Toscano, Giuse The Lizia, 18K, prima stanza a destra, Latrelle, Joshua, Harmann, Alkhazar e Cate Lumina. La tracklist è stata annunciata sui social il 12 ottobre, dopo che il titolo del disco era già apparso a sorpresa sul ledwall del concerto di Tedua a San Siro lo scorso giugno.

Una squadra eterogenea, scelta senza l’intenzione di assegnare necessariamente a ogni canzone un’emozione prestabilita. Nolan ha raccontato di aver pensato anche a questa possibilità, salvo poi rendersi conto che una costruzione troppo rigida avrebbe rischiato di forzare il significato dei brani.

Le canzoni, ha precisato, sono nate in modo spontaneo e sono state selezionate soprattutto per ragioni musicali. Alcune associazioni emotive sono comunque emerse naturalmente durante il lavoro. È il caso di “Secondi di rabbia” e “Fight Back”, due tracce che, pur condividendo un tema, affrontano la rabbia da prospettive differenti.

La prima guarda soprattutto al passato e a ciò che si è stati; la seconda si concentra maggiormente sul presente, sulla possibilità di esprimere un’emozione senza lasciarsi dominare dalla paura. «È importante la differenza tra avere rabbia ed essere arrabbiato», ha osservato Nolan, spiegando come anche le sfumature possano cambiare il significato di una canzone.

Tra gli incontri più significativi del disco c’è quello con Sarah Toscano, già coinvolta con Nolan nel brano “Atlantide”, inserito nella colonna sonora del film Netflix “Non abbiam bisogno di parole”. Il produttore ha raccontato di averla conosciuta attraverso sessioni di lavoro e sperimentazioni in studio, riconoscendone progressivamente il talento e la capacità di interpretare atmosfere diverse.

Parlando delle collaborazioni, Nolan non nega di attingere anche da talent come Amici:«Sono appassionato di talenti freschi, giovani. Ho fatto così abbastanza con tutti quelli usciti da Amici. Angelina, stessa cosa, e le dissi: “Guarda che tu vincerai”».

Il ritorno di “Euforia” e il valore del processo creativo

Nel corso della presentazione è emerso anche un riferimento a “Euforia”, brano che Nolan ha ricordato come il risultato di una sessione particolarmente intensa e divertente, nata nel 2017 con Birthh, alla chitarra, e altri contributi musicali. Per lui, lasciarlo inedito avrebbe significato perdere la testimonianza di un momento creativo a cui è ancora molto legato.

Il ricordo si inserisce in una riflessione più ampia sul rapporto tra musica ed emozioni. Non sempre, ha spiegato, l’ascolto di una canzone restituisce esattamente ciò che l’artista ha provato mentre la scriveva. A volte è il processo creativo stesso a essere la parte più intensa: la sessione in studio, le intuizioni, le persone coinvolte e il modo in cui un’idea prende forma.

È una distinzione importante per comprendere il percorso di Nolan. Il disco non vuole essere soltanto una raccolta di collaborazioni, ma il risultato di un cammino nel quale ogni incontro contribuisce alla costruzione di un’identità comune, senza cancellare le differenze tra gli artisti.

«La Tavola dell’Umore è l’inizio di un nuovo racconto»

Alla fine della presentazione, il messaggio di Chris Nolan è tornato sul significato personale di questo debutto. Dopo anni trascorsi soprattutto dietro le quinte, il produttore ha scelto di prendersi il tempo necessario per capire quale direzione seguire, rinunciando a parte del materiale realizzato per conservare ciò che sentiva davvero vicino alla propria visione.

Non c’è, nelle sue parole, la volontà di considerare questo album un punto d’arrivo o una prova definitiva del proprio valore. Al contrario, “La Tavola dell’Umore” rappresenta una possibilità appena aperta, un primo capitolo di un percorso che dovrà continuare a evolversi. «Non è che ho fatto il primo album e per me è un traguardo. È un inizio di un racconto nuovo», ha ribadito.

Il disco sarà disponibile da venerdì 23 ottobre sulle piattaforme digitali e nei formati CD e LP. Per Nolan, però, la pubblicazione non sarà l’unico momento importante: il suo obiettivo è che il progetto continui a essere ascoltato, interpretato e vissuto anche dopo i primi giorni dall’uscita.

Perché, al di là delle collaborazioni e della sperimentazione sensoriale, il cuore de “La Tavola dell’Umore” rimane un invito a riconoscere le proprie emozioni e a trovare, attraverso la musica, una direzione personale. Un percorso che, come ha raccontato lui stesso, non si conclude con un album, ma comincia proprio da qui.

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