Il concerto di Cesare Cremonini tenutosi il 6 giugno al Circo Massimo di Roma sarà trasformato in un grande evento televisivo e andrà in onda in prima serata su Raiuno il 2 settembre. Lo speciale, intitolato “Roma, baby. Cremonini Live Circo Massimo”, racconterà la tappa inaugurale del nuovo progetto live CREMONINILIVE26, segnando l’inizio di una serie di appuntamenti che porteranno l’artista nei principali spazi all’aperto italiani. Dopo il grande successo del tour negli stadi del 2025, con numerosi sold out, Cremonini conferma la sua forte presenza sulla scena musicale nazionale con un seguito di pubblico sempre più ampio.
La trasmissione offrirà uno sguardo ravvicinato su uno degli eventi più attesi dell’anno, evidenziando un momento particolarmente importante della sua carriera artistica. I dati confermano una crescita costante, con centinaia di migliaia di spettatori coinvolti nei suoi spettacoli e una partecipazione complessiva che supera il milione di presenze nell’ultimo periodo. L’artista bolognese si distingue per la capacità di unire innovazione e spettacolo, creando concerti che diventano esperienze condivise e immersive. Il progetto live è stato pensato per superare i confini del tradizionale concerto, grazie a una struttura scenica imponente e tecnologicamente avanzata. Il palco include una lunga passerella che si estende verso il pubblico, torri sceniche di grande altezza e un ampio utilizzo di schermi ed effetti visivi. L’obiettivo è garantire una visione ottimale e un coinvolgimento totale anche per gli spettatori più distanti. Durante la serata sono previsti anche ospiti speciali come Jovanotti, Elisa e Luca Carboni, che contribuiranno a rendere l’evento una celebrazione della musica dal vivo e della sua capacità di unire il pubblico.
Cesare Cremonini annuncia a sorpresa un nuovo album
In occasione di questo grande evento, la stampa ha avuto modo di incontrare Cesare Cremonini e anche noi di SuperGuida TV eravamo presenti. Per Cremonini si tratta della prima volta al Circo Massimo: “Non conoscevo questo posto, è la prima volta per me al Circo Massimo e mi ha subito trasmesso una sensazione di calma, tranquillità e sicurezza in me stesso. Essendo un performer, le sensazioni del palco e delle location incidono molto su come sto e su come vivo l’esperienza. Mi sento grato di poter offrire ciò che so dare in un contesto come questo. Mi considero fortunato, è un momento particolarmente favorevole della mia carriera, davvero speciale. Non è semplice riempire e vivere spazi di questo tipo in questo modo, soprattutto dopo i 13 stadi dello scorso anno. Credo che questo sia il risultato più completo del mio percorso, perché significa costruire un rapporto con il pubblico che va oltre il live in sé, ma che si fonda soprattutto sulla propria storia, su ciò che si è e su quello che si trasmette quando si sale sul palco”.
Cesare Cremonini ha poi annunciato un nuovo progetto discografico la cui uscita è prevista a fine anno: “Ho pronto un album che ho realizzato in questo periodo: è un progetto molto importante che uscirà entro la fine dell’anno. Finalmente mi sono liberato di dirlo ad alta voce, e questo rende tutti più sereni, perché è stato un lavoro davvero particolare per me. Non mi era mai successo di interrompere quella “ruota” continua che caratterizza la vita di un artista come me: da quando sono piccolo è sempre stato un alternarsi di tour, pochissime pause, nuovo album, ancora tour. In questo caso ho voluto forzare un po’ i tempi, perché la discografia mi chiamava più forte di qualsiasi altra cosa. A 46 anni è stata una scoperta importante: la vita mi ha portato a vivere qualcosa di molto profondo e la musica è arrivata in soccorso, oppure sono stato io ad andare verso di lei. Negli ultimi quattro mesi ho creato questo nuovo disco, che rappresenta anche un cambio di passo nel mio percorso live. Per questo, questo concerto non può essere raccontato senza parlare anche del futuro”.
Poi racconta il ruolo centrale che ha avuto lo studio di uno strumento inaspettato, il sassofono, che è entrato nella sua vita in un momento personale complesso e che ha finito per influenzare profondamente la scrittura e la direzione del disco. Cremonini ha raccontato: “Il sassofono mi ha aiutato in un momento difficile. Lo studio di questo strumento è arrivato in una fase molto delicata della mia vita privata e mi ha dato un metodo, ma anche una sorta di ossessione positiva che ha sostituito per mesi le energie più negative. Mentre studiavo, soprattutto nei mesi invernali, attraversavo una difficoltà personale importante. E più si cresce, più le difficoltà non diventano più leggere: al contrario, pesano di più, perché si hanno meno “difese”. All’inizio pensavo che questo impegno mi avrebbe tolto tempo alla scrittura, invece è accaduto esattamente il contrario. Nel giro di pochi mesi, il sassofono – uno strumento che amo profondamente e al quale sento di dovere molto anche a livello umano – mi ha aiutato a incanalare tutto ciò che poteva diventare distruttivo. Ho concentrato lì energie, studio, disciplina: dalle scale agli aspetti più tecnici, fino a elementi armonici complessi. In quel periodo ho ricominciato a produrre musica con una libertà che non provavo da tempo, senza pensare troppo al percorso o agli obiettivi. Non c’è stata alcuna pressione esterna o interna, né quella tensione tipica degli artisti legata al dover dimostrare qualcosa. Questa esperienza mi ha cambiato e mi ha proiettato verso il futuro attraverso le canzoni. Le testimonianze di ciò che ho vissuto sono finite dentro il disco, quasi come una forma di salvezza personale. Posso dire che si tratta di un lavoro molto potente, che ha un’anima rock and roll nel senso più diretto del termine: un album suonato e costruito in studio, in gran parte a Londra, e profondamente legato a questo percorso umano e musicale”.
Nel raccontare la direzione del suo prossimo progetto discografico, l’artista anticipa anche alcune scelte legate al futuro live e al rapporto tra musica, coerenza artistica e grandi palchi: “Il prossimo disco mi porterà naturalmente nei luoghi in cui dovrà essere suonato. Per questo ho chiesto che non fossero gli stadi, perché non sento che si adattino a ciò che sto costruendo. Sono consapevole di trovarmi in una posizione privilegiata e di avere i numeri dalla mia parte, ma credo che, se si guarda la cosa con lucidità, il punto non sia solo questo. Il meccanismo non può basarsi unicamente sui risultati o sui numeri: a volte è necessario anche rinunciare a qualcosa per seguire il piacere autentico della musica. Per me conta soprattutto la coerenza con il percorso artistico e con ciò che sto cercando di esprimere. Non sarà un progetto “furbo” o costruito per piacere a tutti: non è questo il disco. In questo periodo mi sono avvicinato anche al sassofono, che ho portato su grandi palchi, e che è diventato parte delle mie piccole e grandi sfide personali, legate anche alla mia vita privata. Tutto quello che ho vissuto negli ultimi sette-otto mesi mi ha influenzato profondamente e mi ha portato a scrivere un certo tipo di musica. E se quel tipo di musica non appartiene agli stadi, allora semplicemente non appartiene agli stadi”.
Una nuova musica che è seguita ad un momento difficile per Cremonini. Circa un mese fa, l’artista aveva fatto preoccupare i fan con un messaggio condiviso sui social in cui aveva fatto una riflessione potente: il dolore viene trasformato in creatività. “Preferisco lasciare certe cose nella leggenda. La vita personale è un tema che non amo affrontare in modo troppo approfondito, non è proprio la mia modalità. Anzi, ogni volta che ci provo, finisco per sbagliare. Credo quindi che sarà il disco a parlare da sé, e ne sono convinto, perché in questi giorni ho spesso paragonato questo nuovo lavoro a “Squèrez”. Ovviamente non ho più la vita di un diciassettenne come quando lo scrissi, ora ne ho 46, ma credo che abbia la stessa forza. In fondo anche “Squèrez” era, a suo modo, un disco rock. Oggi forse lo si percepirebbe ancora di più in quella direzione. Non ho paura di lasciare spazio a interpretazioni o speculazioni. In generale, oggi le speculazioni sono talmente diffuse e quotidiane che ci si sorprende quasi solo quando si incontra qualcosa di chiaro, umano e sereno. Non ho più paura di niente. Ho vissuto abbastanza situazioni, anche mediaticamente complesse e improvvise, come molti altri colleghi. E quindi non mi sveglio la mattina controllando cosa succede sui social o se va tutto bene: proprio no”, ha spiegato Cremonini.
Proprio in riferimento a quel post che aveva scritto, Cremonini si giustifica: “Tutti gli artisti, in qualche modo, annegano il dolore dentro a un’opera. Direi il 90%, o comunque tutti quelli che ho conosciuto e ascoltato, di tutte le generazioni. Mi ha colpito però che questa cosa sia diventata oggetto di speculazione, come poi è accaduto nel mio caso. Sembrava addirittura che stessi per farmi del male, mentre in realtà io stavo semplicemente facendo il mio lavoro: trasformare il dolore in opere. Allo stesso modo, anche un palcoscenico può servire alle persone per “annegare” le proprie difficoltà dentro un grande evento collettivo. Faccio fatica a capire perché oggi, nella narrazione mediatica, questo aspetto venga letto in modo così complesso. Forse sono io che mi sono perso qualcosa, o forse sto semplicemente invecchiando. Perché il dolore è qualcosa che appartiene a tutti. Gli artisti, che siano musicisti, pittori, illustratori o creatori di scenografie, non fanno altro che lavorare su qualcosa di profondamente umano e universale. Eppure questo è diventato oggetto di speculazione, come se trasformare il dolore in un disco fosse qualcosa di strano o eccessivo. Per me, invece, è la cosa più naturale del mondo”.
Alla domanda se in futuro tornerà di nuovo negli stadi, Cremonini non si sbilancia: “Non lo so, sicuramente la mia testa sta andando in una direzione in cui il suonare con una band allargata possa coinvolgere il pubblico. Questo necessita di luoghi ma anche di una produzione completamente diversa da questa. Ho sognato tutto questo e lo continuo a rispettare, ho sognato di entrare in uno stadio e cantare, ho sempre desiderato avere un pubblico così vasto e avere una connessione così bella che non ci sarebbe nessuna ragione se non un’esigenza artistica per cambiare rotta”.