A diciassette anni dalla maturità un gruppo di ex studenti si ritrova in circostanze dolorose per l’ultimo saluto a un amico scomparso, dando il via a una serata che prende presto una piega inattesa. La cena tra vecchi compagni diventa infatti il pretesto per riaprire ferite mai rimarginate e riportare a galla ricordi dimenticati. Tra risate amare e tensioni latenti, ognuno si trova costretto a confrontarsi con ciò che ha lasciato indietro. Il film “Cena di classe”, in uscita nelle sale il 26 marzo, diretto da Francesco Mandelli, racconta con tono ironico e malinconico il peso del tempo e delle scelte. La storia trae ispirazione dall’omonimo brano dei Pinguini Tattici Nucleari, mantenendone lo spirito nostalgico. Il cast corale include volti noti come Beatrice Arnera, Herbert Ballerina e Giovanni Esposito, affiancati da Roberto Lipari e Nicola Nocella. Completano il gruppo Andrea Pisani, Francesco Russo, Giulia Vecchio e Annandrea Vitrano.
“Cena di classe”, intervista esclusiva a Giovanni Esposito, Nicola Nocella e Francesco Russo
Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva Giovanni Esposito, Nicola Nocella e Francesco Russo. I tre attori ci hanno raccontato qualcosa dei loro personaggi: “Allora, preciso, fantasioso e anche orgoglioso. Diciamo che mi rispecchia, perché cerco sempre di inserire qualcosa di mio nei personaggi che interpreto. In particolare, mi riconosco nel suo modo di inseguire la felicità anche nella solitudine, trovando soddisfazione nelle piccole cose, nei giochi e in quei momenti personali che rendono il personaggio così vicino a me”, ha spiegato Russo. Giovanni Esposito, parlando del suo personaggio, ha ammesso: “Il mio personaggio è nostalgico, solare e socievole, e in queste caratteristiche mi rispecchio molto, direi quasi completamente. Allo stesso tempo, però, si allontana da me in alcune situazioni, soprattutto quando è sotto l’effetto di sostanze per gran parte della storia; nonostante questo, sento che tra noi c’è comunque una forte somiglianza”. Nocella ha detto che il suo personaggio lo rappresenta tantissimo: “Il mio personaggio è depresso, estremamente delicato e molto fragile, e in tutte queste caratteristiche mi rappresenta profondamente, proprio come Alex. Nel film c’è anche una poesia, intitolata “Fiorellino decorato”, che ho scritto io su richiesta di Francesco: è nata di getto, in modo sincero, e sento che mi rappresenta davvero tanto. In generale sì, mi assomiglia, forse anche più di quanto vorrei”.
Il film “Cena di classe” parte da un evento, la chiamata che annuncia una rimpatriata di classe. “Ho partecipato a diverse rimpatriate e sono sempre andate molto bene: diciamo che chi avrebbe potuto creare tensioni non si è presentato, quindi l’atmosfera è stata sempre serena e piacevole”, ha spiegato Esposito. Francesco Russo ha aggiunto: “In realtà continuo a vedere spesso i miei amici del liceo, visto che abbiamo finito da pochi anni, due o tre al massimo. Per questo più che vere e proprie rimpatriate, sono semplicemente occasioni per stare insieme, come abbiamo sempre fatto. Devo dire che durante il periodo natalizio, nel mio paese, Santa Maria Capua Vetere, in piazza si ritrova sempre tantissima gente ed è un po’ come una grande rimpatriata che coinvolge tutti quelli che hanno frequentato il liceo in quegli anni. Siamo davvero in tanti, anche trecento persone, e sembra quasi un piccolo flash mob che si ripete ogni 24 dicembre, per tutto il pomeriggio prima della vigilia. È un momento molto bello e spensierato, in cui si sta insieme, si brinda e si arriva alla cena della vigilia già in un clima di festa condivisa”. Nocella invece ha ammesso di non amare gli incontri all’insegna della nostalgia: “Non ho mai amato particolarmente l’effetto nostalgia, anzi per me è sempre stato qualcosa di doloroso, perché gli anni della scuola non li ho vissuti bene. Proprio per questo non sento il bisogno di tornarci sopra o di riviverli: se ho perso i contatti con alcune persone, evidentemente c’è un motivo. Paradossalmente, però, mi capita di partecipare alle cene di classe di mio padre, quelle dell’istituto d’arte degli anni ’70, e finisco per passare la serata in compagnia di questi signori, con cui mi trovo anche a mio agio”.
Abbiamo poi chiesto loro se sia più difficile lasciare andare il passato o accettare il presente. Russo ha spiegato: “Credo che sia davvero difficile lasciare andare il passato, perché rappresenta una chiave fondamentale per interpretare il presente. In fondo, leggiamo ciò che viviamo oggi attraverso gli strumenti che possediamo, cioè le nostre esperienze precedenti. Per questo penso che il passato non si possa semplicemente abbandonare: si può rielaborare, accettare, magari guardare con occhi diversi, ma non lasciare andare del tutto”. “Penso che il passato sia spesso legato alle persone, più che agli eventi: i nostri ricordi, in fondo, hanno quasi sempre un volto. Ed è proprio questo che rende difficile lasciarlo andare, perché significa, in qualche modo, lasciare andare qualcuno. Per me è una cosa molto complessa, faccio davvero fatica. Anche durante il film, quando tutto è finito, ho vissuto una sorta di lutto: per settimane non sono stato bene, perché sentivo la mancanza degli altri, mi mancavano tantissimo. Succede spesso anche nella vita, con un amore finito o un’amicizia che ha deluso: sono questi i ricordi che restano e che fanno più male. Per questo, per me, è molto più difficile lasciare andare il passato che accettare il presente”, è stata la risposta di Nocella.