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Avvocato Ligas: Fabio Paladini e Federico Baccomo raccontano il dietro le quinte della serie Sky con Luca Argentero – Intervista

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Fabio Paladini Federico Baccomo, rispettivamente regista e sceneggiatore della nuova serie tv prodotta da Sky Studios e Fabula Pictures, in onda in esclusiva su Sky Italia dal 6 marzo 2026 su Sky Atlantic, dal titolo “Avvocato Ligas” e che ha come protagonista Luca Argentero.

Un progetto “Avvocato Ligas”, che si ispira al romanzo “Un caso complicato per l’avvocato Ligas. Perdenti” scritto da Gianluca Ferraris, e segue le sfide professionali e personali di Ligas tra processi, conflitti etici e rapporti umani all’interno del mondo della giustizia penale in una Milano ricca di fascino e tentazioni. Nel cast, oltre a Luca Argentero troviamo anche: Marina Occhionero, Barbara Chichiarelli, Gaia Messerklinger, Flavio Furno e Mia Eustacchio. La regia è affidata a Fabio Paladini mentre alla scrittura hanno reso parte: oltre a Federico Baccomo, anche Jean Ludwigg, Leonardo Valenti, Matteo Bozzi, Camilla Buizza e Francesco Tosco. Noi di SuperGuidaTv abbiamo intervistato Fabio Paladini Federico Baccomo, ecco cosa ci hanno raccontato.

Intervista a Fabio Paladini e Federico Baccomo, regista e sceneggiatore di Avvocato Ligas

Quanto la città di Milano influenza le scelte morali dei personaggi?

Federico Baccomo: “Milano è molto presente in questa serie. È un po’ lo specchio del protagonista ma anche di chi lo circonda, e persino dei casi. Perché è una Milano che chiede di essere all’altezza. Ligas lotta con tutto se stesso e riesce anche a esserlo, anche se la sua è una corsa di cui non sappiamo quanto possa durare. Quasi tutti gli altri personaggi, invece, sono persone che sono rimaste indietro. Possono essere rimaste indietro in termini di fama, come il protagonista del primo caso, oppure in termini di ambizione maschile, come nel caso del nostro Ferdinando, il cosiddetto bodybuilder. Tutti gli altri cercano in qualche modo di lottare, soprattutto con il loro ambiente. Tutti i personaggi rispondono a una serie di stimoli che arrivano proprio dall’ambiente. Se rispondono positivamente, la vita va bene. Loro, invece, hanno risposto in maniera sbagliata e questa risposta li ha portati a trovarsi davanti a un giudice. In questo senso Milano è profondamente protagonista”.

In Italia il formato “caso della settimana” è poco esplorato. Dove sta la vera innovazione di questa serie?

Fabio Paladini: “Credo che l’innovazione di questa serie… Per quanto riguarda il tema della verticalità, è la prima volta che mi trovavo a lavorare su un legal drama. Non sono mai stato un grande amante delle serie basate su casi verticali. Invece ho scoperto che il legal drama riesce a fare questa cosa con grande naturalezza. La quotidianità di un avvocato è fatta di casi sempre intricati che gli si presentano e che lui deve risolvere. Credo che l’aspetto su cui abbiamo lavorato per dare — non so se innovazione — ma quantomeno identità, peculiarità e unicità alla nostra serie sia quello di lavorare su un personaggio che avesse una complessità interiore profonda, contemporanea. Ci interessava raccontare come ogni testa veda il mondo in una maniera diversa da quella che ha accanto. Lo stiamo scoprendo, credo, in questi ultimi anni: non ragioniamo tutti allo stesso modo. Siamo molto diversi. Applicare questa complessità e farla risuonare nella complessità della realtà che ci restituisce la dialettica del tribunale — che sta proprio lì nel dire: per qualcuno questo è giusto, per qualcuno è sbagliato; per qualcuno è vero, per qualcuno è falso — credo sia l’aspetto più peculiare. Questo gioco di specchi, questo riflettere la complessità della realtà nella complessità della testa del nostro personaggio, è forse ciò che rende la serie più particolare”.

Cosa vi ha lasciato lavorare a questa serie, sia professionalmente che personalmente?

Federico Baccomo: “Direi l’esercizio del dubbio. Perché quando ti trovi a scrivere per tanto tempo di casi che devono essere abbastanza ambigui da mettere alla prova il protagonista, ma anche lo spettatore — che spesso è sempre un pochino più avanti — entri in un meccanismo particolare. In questo tipo di narrazione lo spettatore cerca sempre di capire cosa succederà dopo. La forza sta nel cercare di togliergli il tappeto da sotto i piedi e dirgli: “Hai visto? Pensavi che andassimo di qua, invece andiamo da un’altra parte”. Questa cosa ti spinge a essere dubbioso su tutto. Perché tu, per primo, non devi avere la verità in tasca. Nel momento in cui hai già una soluzione — che sia quella del caso o banalmente una soluzione narrativa — probabilmente quella soluzione ce l’hanno già davanti agli occhi tutti. Continuare quindi a sindacare quello che stiamo facendo narrativamente poi te lo porti anche nella vita. Oggi tendo a essere un pochino più cauto quando esprimo le mie opinioni o quando sento qualcuno esprimere qualcosa che non è esattamente come la penso. Mi dico: ma forse Ligas, se dovesse difendere l’altra parte, cosa potrebbe dire? Quale sarebbe il suo punto di vista? E questa cosa ti insegna qualcosa”.

Fabio Paladini: “Mi ha lasciato senz’altro una scoperta inattesa ma molto bella: scoprire che le aule di tribunale sono giochi molto divertenti, dove ci sono dinamiche drammaturgiche veramente straordinarie. Ci sono colpi di scena, ribaltamenti, crolli emotivi improvvisi. E sono dei palcoscenici dove lavori con una platea di attori che funzionano quasi come un’orchestra: si passano la parola, si interrompono, si sovrappongono, si spalleggiano. Mi ha lasciato senza dubbio anche il piacere di poter entrare in un genere solido e consolidato come quello del legal drama per provare a ritagliarsi uno spazio di originalità. Ed è stato molto stimolante”.

In una possibile seconda stagione, qual è l’ingrediente che dalla prima trasporterete nella seconda?

Federico Baccomo: “La fragilità del protagonista. Questa prima stagione è molto dirompente e lui tiene segreti molti dei suoi effetti, delle sue miserie, delle sue povertà anche morali. La speranza, ma anche il desiderio, è quello di poter far esplodere tutto questo e fargli in qualche modo interpretare quel personaggio che lui difende. Fino ad ora lui difende gli altri. Vorremmo cominciasse a difendere se stesso. Questa è una piccola, lenta crescita che ci piacerebbe portare nella seconda stagione”.

Fabio Paladini: “Noi raccontiamo chi è Ligas nel qui e ora, ma anche da dove viene Ligas e cos’è stato prima di essere il personaggio che troviamo all’inizio della storia. Questo è sicuramente un ingrediente che ci dà modo di avere ancora tanto da raccontare su di lui. Poi, come dicevamo prima, la verticalità insita nel genere e la sua capacità di raccontare la complessità del reale ci offrono ancora moltissimo materiale. Credo che ci sia davvero ancora tanta complessità da raccontare”.

Intervista sul red carpet a Fabio Paladini

Perché guardare Avvocato Ligas? Tre motivi.

“Allora, guardare Avvocato Ligas soprattutto perché ha un bellissimo protagonista, secondo me. Il personaggio è bello ancora prima dell’arrivo di Luca Argentero, perché era già molto bello nella scrittura: un personaggio sfaccettato, complesso, affascinante, empatico. Un secondo motivo direi perché è una serie con una grande varietà di colori e di toni. Riesce a fare ridere, credo, spero. Riesce a far pensare, a parlare di qualcosa di profondo e di attuale. Riesce anche a farci un po’ emozionare nel seguire le vicende dei personaggi che ne popolano le storie. Il terzo motivo credo che possa essere il nostro protagonista, che è di sicuro di grande presa sullo spettatore”.

Cosa non deve assolutamente mancare in questa serie?

“Credo che quello che più che non debba mancare — che rischio invece di metterci dentro — sia la retorica. Credo che una serie come questa, per parlare del mondo in cui viviamo, debba farlo con lucidità e senza lasciarsi andare a facili valutazioni di quello che accade. Il rischio, secondo me, è proprio questo. È la cosa da cui più abbiamo cercato di tenerci alla larga nella costruzione del personaggio e anche dei casi su cui lavora: la retorica, il melodramma, il qualunquismo. Speriamo di esserci riusciti”. 

Ci racconta in ultimo un aneddoto dal set con Luca Argentero, qualcosa che l’ha fatto sorridere magari?

“A me fa molto ridere che Luca Argentero abbia una ditta, un’azienda che produce bevande analcoliche, e che si sia trovato a interpretare un personaggio che ha un grave problema di abuso dell’alcol. Però, insomma, ci tengo a rassicurare tutti: il gin tonic era fatto di acqua e il ghiaccio era finto”.

Intervista sul red carpet a Federico Baccomo

Ligas è un personaggio particolare: cosa possiamo aspettarci da lui?

“Questo lo potranno decidere solo gli spettatori, però l’intenzione è di creare un personaggio che possa in qualche modo scombussolare un po’. Uno che parla di morale, di giustizia ma con un punto di vista assolutamente inedito sulla materia, che cerca di porre delle domande e dà delle risposte che non sempre sono le più corrette”.

C’è qualcosa che ruberesti di lui nella vita reale?

“Diciamo che lui ha una sicumera che gli invidio, il fatto di in ogni situazione di uscirne sempre col sorriso anche quando sta andando a rotoli: questa è una cosa che gli ruberei volentieri”.

Cosa ti lascia questo progetto?

“Mi lascia lo stimolo di cercare storie che possano in qualche modo anche disturbare, metterti un pochino in disequilibrio alla ricerca di una sorta di lieto fine che non è mai quello che diamo per scontato”.

Ligas è anche un personaggio che viola le regole…

“Diciamo che lui viola le regole, per cui può essere sia quella del linguaggio che quella della morale. La cosa divertente forse del suo essere un violatore di regole è il fatto che lui non pensi al violarle: fa semplicemente quello che gli va e di conseguenza questo può essere liberatorio. Tante volte la vita sembra un pochino uno scontro tra accusa e difesa e la posizione giusta è quella che poi riconosce un giudice esterno. Lui vive un po’ la vita in questo stato di competizione perenne, cosa che non gli fa bene ma lo tiene vivo”.

Tre motivi per convincere il pubblico a vedere questa serie?

“Credo che possa essere una serie stimolante in termini intellettuali, si spera divertente e sfidante perché cerca di porre una domanda allo spettatore chiedendogli di dare la risposta meno banale e meno scontata. Spesso siamo un pochino frettolosi nell’esprimere un giudizio e Ligas è uno che trattiene il giudizio”.

Perché le serie sugli avvocati piacciono da tanti anni?

“Hanno sempre avuto un certo fascino sul pubblico perché si tratta di affrontare casi dal punto di vista della legge e la legge tante volte non risponde a quello che noi pensiamo sia giusto. Questa discrasia tra quello che noi reputiamo giusto e il modo in cui ci sembra funzionare il mondo è molto interessante. Poi quando troviamo magari un imputato che sta dalla parte del giusto ma si trova contro un intero Stato, ecco che allora tifiamo per lui e vogliamo vedere come qualcuno può togliere le castagne dal fuoco”.

Ci racconti un aneddoto dal set che ti ha fatto sorridere?

“Sul set abbiamo girato una scena molto bella di una festa, una festa per la figlia di Ligas. Era tutto molto addobbato: palloncini, il massimo che si potrebbe pensare. Poco prima del ciak ha cominciato a piovere clamorosamente e questa è una cosa che potrebbe succedere a uno come Ligas”.

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