“Non so se voi seguite gli astri… li seguite? Dicono che quest’anno sia l’anno del Leone. Vediamo. Come state? Bene? Sono felicissima di vedervi. Grazie per esservi svegliati questa mattina, nonostante ieri fosse San Valentino e magari abbiate fatto tardi. Io non conosco le vostre situazioni sentimentali… la mia diciamo che è particolare. Ieri sera tornavo da The Voice, ero in macchina e vedevo coppie che si baciavano agli angoli delle strade. Mi chiedevo cosa stesse succedendo, poi ho realizzato: San Valentino”. – Inizia così, con l’ironia che la contraddistingue da sempre, la sua conferenza stampa Arisa, in vista dalla sua prossima partecipazione in gara al Festival di Sanremo 2026.
Arisa a Sanremo 2026 con Magica Favola
“Siamo qui per parlare della mia partecipazione al Festival di Sanremo. Sono felicissima: erano anni che desideravo tornare. Se fosse per me, ci andrei ogni anno. Febbraio per me è un appuntamento fisso. Sono stata ospite varie volte, ma tornare come concorrente è un privilegio enorme. Quando non partecipi ti senti quasi escluso. Porto un brano che si chiama “Magica Favola”, che fa parte di un album in uscita che si intitolerà “Foto Mosse”. – Arisa è un fiume in piena, la dialettica non le manca di certo e ha voglia di raccontare e raccontarsi in questa nuova fase della sua vita personale e professionale.
Arisa sul brano di Sanremo e sul nuovo album
È qui per rispondere alle domande dei giornalisti presenti, nonostante la convocazione di domenica, per lei, per questa artista che tanto ha dato e tanto continuerà a dare alla musica italiana, la stampa si è mossa tutta, la sala allestita all’interno della sede della Warner Music è gremita e lei arriva con un sorriso che tanto somiglia al sole che proprio in quel momento baciava Milano dopo giorni di pioggia.
Si inizia dal brano in gara a Sanremo 2026, alla cantante viene chiesto: “Magica Favola”: di cosa parla?
“È una canzone che qualcuno ha definito “Disney”. In realtà è un brano che vuole restare nel tempo. È costruito su una melodia che richiama l’operetta dei primi del Novecento, con un tema però molto moderno: il confronto tra ciò che mostriamo all’esterno e ciò che costruiamo dentro. Parla di quando ti accorgi di essere arrivato a un punto della vita, ma di aver perso per strada il sentire, la felicità delle piccole cose. A un certo punto capisci che devi riappropriarti della tua sensibilità, un po’ come tornare bambino. Quello che ci rendeva felici da piccoli non è così diverso da ciò che può renderci felici oggi”.
“È un invito a curare la nostra interiorità e quel bambino o quella bambina che spesso lasciamo in un angolo. In questi anni mi sono resa conto di essermi concentrata moltissimo sulla ricerca dell’amore romantico. Lavoro e ricerca dell’amore. Dopo tanti tentativi ho capito di aver trascurato altre cose. Ora sento che l’arcobaleno è dentro di me e voglio vivere l’amore in modo più universale: amici, famiglia, me stessa”.
Un brano che anticipa l’uscita del nuovo album dell’artista dal titolo “Foto Mosse”?
“‘Foto Mosse’ è un disco fatto di fotografie emotive. Ma i sentimenti non sono mai statici, quindi le foto sono “mosse”. Raccontano momenti reali della mia vita, fissati nelle canzoni. Ho scritto in maniera molto onesta. Ho espresso anche lati scomodi della mia femminilità, il mio lato infantile, il legame con la mia terra. Ci saranno brani in cui magari vi chiederete: “Ma chi è?”. Sono sempre io. Mi sento felice, davvero. Forse è arrivato il momento giusto”.
La nuova Arisa e la felicità ritrovata
Sul palco vedremo una “nuova Arisa”. Come sei arrivata a questa felicità?
“La felicità è la consapevolezza di non poter avere tutto. È placare la ricerca continua di ciò che non è alla tua portata. Ho fatto anni di analisi, mi sono guardata dentro, mi sono concessa un periodo di solitudine. Ho 43 anni, è naturale avere più consapevolezze, ma non credo di essere la versione definitiva di me stessa. Sono ancora in cammino. Voglio lasciare un segno autentico”.
La serata delle cover
Per la serata delle cover Arisa ha scelto di cantare il brano “Quello che le donne non dicono”, lei stessa motiva la scelta raccontando:
“Amo profondamente la canzone di Fiorella Mannoia e Enrico Ruggeri. Rappresenta una femminilità autentica: né martire né radicale, ma reale. È la femminilità delle madri, delle donne comuni che vanno avanti ogni giorno. Ho scelto di eseguirla con un coro (il Coro di Reggio Parma) per darle un’aura quasi angelica. La femminilità, secondo me, è capace di gesti grandissimi ed è fatta della stessa sostanza degli angeli”.
Nel finale di “Quello che le donne non dicono” dirai “un altro sì” o “un altro no”?
“Dirò “un altro sì”. Per me quel “sì” non è rivolto solo a un uomo, ma alla vita. Dire “no” è chiusura; io voglio restare aperta, inclusiva. La violenza è un altro tema, ma non possiamo generalizzare. Le donne in quella canzone sono prima di tutto esseri umani”.
Il discorso ad Amici e la voglia di tornare al festival
Noi di SuperGuidaTv chiediamo ad Arisa: qualche anno fa ad “Amici” avevi espresso il desiderio di tornare a Sanremo. Cosa diresti oggi a quella Arisa?
“Le direi di avere pazienza. Ci sono momenti e momenti. Se non molli e non ti arrendi al rifiuto, le cose possono ristabilirsi. Sono una persona ansiosa, vorrei tutto e subito. Ma bisogna lavorare duro e non dare nulla per scontato”.
Il conto in sospeso con l’Eurovisione
Arisa ha un conto in sospeso con l’Eurovision: quando infatti vinse il Festival, all’artista non venne proposto di rappresentare l’Italia alla kermesse canora europea.
“Non ho fatto pace con questa cosa. Mi piacerebbe tanto andare all’Eurovision Song Contest. La mia canzone “La Notte” è stata cantata da artisti internazionali, anche da Gusttavo Lima, con grande successo. Ogni volta ringrazio, ma mi chiedo: perché non io? Vorrei esportare la mia musica, vivere esperienze nuove, conoscere altri paesi”.
Laura Pausini e la polemica del’Inno di Mameli
Alla cantante che in passato ha eseguito in diverse occasioni l’Inno nazionale viene chiesto un parere sull’Inno di Mameli interpretato da Laura Pausini durante la cerimonia di Apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026.
“Non amo i paragoni tra artisti. Ognuno interpreta a modo suo. Io sono molto rispettosa delle canzoni nella loro forma originale. Un’artista come Laura Pausini ha una statura internazionale e può permettersi interpretazioni molto personali. Io ho cantato l’inno come tante persone prima di me. Secondo me si può interpretare, come accade anche con inni americani cantati da Beyoncé o Whitney Houston. Quello che mi è dispiaciuto di più è che il brano “Fino all’alba”, scritto con ragazzi per le Olimpiadi 2026, pur avendo vinto un contest pubblico, non abbia avuto seguito”.
La felicità anche senza un partner
Si può trovare la propria realizzazione anche senza un partner?
“In questo momento sono sola sentimentalmente. E sto bene. Mi vedo più serena, più luminosa. Forse mi serve la persona giusta, non una persona qualsiasi. Credo che una donna possa bastare a se stessa e fare grandi cose. L’amore è importante, ma non è obbligatorio per essere completi”.
Che spirito avrai a Sanremo? Giocherai anche con il FantaSanremo?
“Mi approccerò con serietà ma anche con leggerezza. Vivo le esperienze come se fossero le ultime, non perché sono vecchia ma perché ho capito il valore delle cose. Mi divertirò, onorerò chi mi sostiene al FantaSanremo, ma mi impegnerò tantissimo sulla performance. Voglio fare tutto e farlo bene”.
Le canzoni del passato, l’incontro con Mattarella e The Voice Kids
Che rapporto hai con le tue canzoni del passato?
“Sono la mia risorsa più grande. Sono il codice attraverso cui comunico con il pubblico che mi segue dal 2009. I prossimi live a Milano e Roma saranno uno sguardo sul nuovo, senza dimenticare ciò che mi ha resa importante nel cuore delle persone”.
I brani scartati negli anni passati li ritroveremo in “Foto Mosse”?
“Uno è andato perduto, forse lo recupererò piano piano. Ma ora abbiamo fatto un altro tipo di lavoro”.
Il Presidente della Repubblica ha definito la musica pop patrimonio culturale del Paese. Sei d’accordo?
“Assolutamente sì. La musica popolare definisce la cultura popolare di un’epoca. Anche Mogol ce lo diceva a scuola. Dovremmo esserne più coscienti: non solo rispecchiare la società, ma cercare anche di migliorarla”.
“The Voice Kids” ti ha permesso di mostrare un lato più umano?
“Sì. È un privilegio potersi far conoscere. Attraverso la televisione le persone hanno visto che sono normale, a volte noiosa, a volte un po’ matta. Ma umana. Questo mi ha avvicinata molto al pubblico”.
I saluti finali
La cantante rivolgendosi ai giornalisti, prima di stringere la mano a ognuno dei presenti dice:
“Celebriamo questa giornata e auguriamoci un grande Sanremo. Non per forza straordinario, ma sereno, in salita agevole. Grazie per essere venuti, spero di non deludere le aspettative e di fare del mio meglio. Voglio recuperare il tempo perduto. Grazie davvero”.