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Anniversary, un teso thriller familiare sulla fine della civiltà – Recensione

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Come ci insegna sempre più chiaramente il mondo contemporaneo, la democrazia non va mai data per scontata, nemmeno in Paesi che un tempo si consideravano suoi baluardi. Non è infatti una conquista definitiva e nemmeno un sistema immune alle contraddizioni di chi dovrebbe in primis difenderla.

Il pericolo che si dissolva progressivamente sotto il peso di nuovi dittatori o ideologie affini è quanto mai attuale e un film come Anniversary, esasperandone le derive, è uno specchio alquanto lucido e inquietante degli Stati Uniti contemporanei, ma non solo.

Anniversary: nascita di una nazione – recensione

Al centro del film c’è la famiglia Taylor. Ellen, insegnante universitaria dalle convinzioni progressiste, e suo marito Paul, proprietario di un rinomato ristorante, riuniscono amici e parenti per festeggiare il venticinquesimo anniversario di matrimonio. Una festa che sembra procedere nel migliore dei modi, almeno fino a quando la donna non scopre che la nuova fidanzata del figlio Josh è Liz, una sua ex studentessa con cui aveva avuto un’accesa divergenza di opinioni anni prima.

La ragazza era nota per le sue idee antidemocratiche e ora ha pubblicato un libro dal titolo Il cambiamento, che riscuote un grande successo, arrivando a influenzare enormemente l’opinione pubblica, sempre più assoggettata a un pensiero unico. Mese dopo mese, gli Stati Uniti sprofondano nel caos: vengono introdotte leggi sempre più restrittive e si assiste a una progressiva limitazione di libertà date per assodate, mentre i Taylor si ritrovano ad affrontare assai da vicino le conseguenze di questa deriva.

A che ora è la fine del mondo?

La disgregazione di una nazione e della società civile, osservata dal punto di vista di un nucleo familiare che va anch’esso in pezzi, con le differenze politiche che diventano il pretesto per far emergere questioni personali irrisolte e attriti destinati a esplodere in vere e proprie dichiarazioni di guerra morale. Il regista polacco Jan Komasa, cresciuto in un Paese segnato da profonde trasformazioni politiche e sociali, torna a cimentarsi con temi impegnativi attraverso le dinamiche del cinema di genere, sulla falsariga di quanto aveva fatto con il precedente Good Boy (2025), presentato nello stesso anno e del quale vi avevamo già parlato su queste pagine.

L’ascesa di una deriva autoritaria viene raccontata attraverso il filtro della classe medio-alta americana, in una vicenda che, con tutte le dovute precauzioni, ha ricordato al sottoscritto certe atmosfere di un grande classico della letteratura d’Oltreoceano quale Pastorale americana. Come nel romanzo di Roth, anche qui il legame sempre più contrastato tra la madre e il figlio, quindi a sessi invertiti rispetto all’opera citata, diventa foriero di spunti narrativi inquietanti e striscianti, che testimoniano il passaggio di testimone di un’intera civiltà, pronta ad abbandonare uno stile di vita per abbracciarne un altro molto più divisivo e violento.

Non è un caso che i giornalisti e gli intellettuali siano i primi a essere presi di mira in questo «nuovo mondo», con la cultura soppressa in favore di un populismo e di un razzismo sempre più galoppanti, del quale ben presto a farne le spese sono fasce sempre più ampie della popolazione. Anniversary, nonostante alcune forzature nella gestione dei personaggi, spaventa proprio per le sue similitudini con la realtà, trovando nell’eterogeneo cast e in un approccio tensivo che tallona i protagonisti nelle loro disillusioni il modo migliore per sollecitare simpatie e antipatie nel pubblico, mettendolo di fronte alle proprie paure.

Conclusioni finali

La distopia prende ben presto il sopravvento in Anniversary, che racconta il lento disgregarsi di una famiglia parallelamente a quello di una nazione, ora schiava di una nuova e opprimente ideologia liberticida. È un libro a fare da detonatore dell’apocalisse sociale, dando vita a un mostro impossibile da fermare che consuma gli Stati Uniti alla radice.

Una distruzione osservata attraverso personaggi apparentemente privilegiati, che nascondono nel proprio seno quella serpe pronta a rivoluzionare il corso delle cose: madri, padri, fratelli e sorelle che perdono coordinate e ragione, in una guerra psicologica tra persone legate dal medesimo sangue, destinata a diventare lo specchio di un presente reale sempre più carico di incognite.

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