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Alberto Stasi, la lettera alle Iene del 2016 oggi pesa ancora di più: cosa sta succedendo nel caso Garlasco

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La lettera scritta nel 2016 da Alberto Stasi e inviata alla trasmissione Le Iene è tornata oggi al centro del dibattito pubblico dopo gli ultimi sviluppi dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi.

Nel testo, Stasi sosteneva di essere stato condannato ingiustamente e accusava il sistema investigativo e giudiziario di non aver seguito piste alternative. Parole che oggi assumono un significato ancora più forte alla luce della nuova indagine della Procura di Pavia, che ipotizza una ricostruzione completamente diversa rispetto a quella che portò alla sua condanna definitiva.

Alberto Stasi e il caso Chiara Poggi: la nuova inchiesta della Procura di Pavia

Dopo oltre un anno di accertamenti, consulenze tecniche e una perizia svolta tramite incidente probatorio, la Procura di Pavia ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini nei confronti di Andrea Sempio, amico storico del fratello di Chiara Poggi.

Secondo gli inquirenti, sarebbe stato lui — e non Alberto Stasi — ad uccidere Chiara Poggi la mattina del 13 agosto 2007 nella villetta di Garlasco.

L’ipotesi investigativa parla di un’aggressione maturata dopo un presunto rifiuto da parte della vittima a un approccio di natura sessuale. Gli investigatori sostengono che Sempio avrebbe approfittato della porta socchiusa dell’abitazione per introdursi in casa e aggredire la 26enne con estrema violenza.

La ricostruzione dell’omicidio secondo gli inquirenti

La nuova ricostruzione della Procura si basa sugli esiti della BPA, l’analisi delle tracce di sangue, affidata al RIS di Cagliari, oltre alle valutazioni dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo.

Secondo questa ipotesi, l’aggressione sarebbe iniziata non prima delle 9:45 del mattino, circa mezz’ora dopo l’orario indicato nella prima inchiesta che portò alla condanna di Stasi.

Chiara Poggi avrebbe tentato di difendersi dai colpi ricevuti inizialmente a mani nude e successivamente con un oggetto contundente, probabilmente un martello a coda di rondine. Gli investigatori ipotizzano che l’arma possa essere stata presa dalla cassetta degli attrezzi del padre della vittima, che ne denunciò la scomparsa.

Gli inquirenti parlano di almeno 12 colpi inferti tra soggiorno, corridoio e scala che conduce al seminterrato, dove il corpo della giovane venne trovato.

Le intercettazioni e il presunto movente

Tra gli elementi che hanno portato la Procura a contestare l’omicidio ad Andrea Sempio ci sarebbero anche alcune intercettazioni ambientali raccolte nel 2025.

Una cimice installata nell’auto dell’indagato avrebbe registrato monologhi che, secondo gli investigatori, farebbero riferimento a un presunto interesse verso Chiara Poggi non ricambiato.

Gli inquirenti ritengono inoltre che l’alibi fornito da Sempio nel 2007 — relativo a una visita a Vigevano per acquistare un libro — possa essere falso. Le analisi delle celle telefoniche, infatti, collocherebbero il telefono dell’indagato nell’area di Garlasco la mattina del delitto.

La difesa di Andrea Sempio

La difesa di Andrea Sempio respinge completamente le accuse e sostiene che quei monologhi siano stati estrapolati da un contesto diverso.

Secondo i legali, Sempio starebbe lavorando a un podcast e gli audio intercettati non rappresenterebbero alcuna confessione. Inoltre, la difesa sottolinea come alcuni dettagli citati nelle conversazioni fossero già noti pubblicamente dal 2009.

Gli avvocati hanno già annunciato la richiesta di accesso completo agli atti dell’inchiesta per analizzare le prove che hanno portato a una contestazione così grave.

La reazione della famiglia Poggi

La famiglia di Chiara Poggi continua a ritenere Alberto Stasi il responsabile dell’omicidio. I legali dei Poggi hanno definito le intercettazioni “una suggestione mediatica” e sostengono che non vi siano elementi sufficienti per riscrivere la storia giudiziaria del caso. Per i familiari della vittima, il ritorno mediatico sulla vicenda rappresenta un nuovo “calvario” dopo quasi vent’anni di dolore e processi.

La lettera del 2016 oggi assume un nuovo significato

Alla luce degli ultimi sviluppi, molti stanno rileggendo con attenzione la lettera che Alberto Stasi scrisse alle Iene nel 2016. Nel testo, Stasi denunciava di essere stato il “sospettato perfetto” e accusava gli investigatori di non aver approfondito altre piste. Una frase in particolare oggi viene rilanciata con forza sui social e nei programmi televisivi:

“Io non ho ucciso Chiara e non smetterò mai di ripeterlo”.

L’ex fidanzato di Chiara Poggi sosteneva inoltre che il sistema giudiziario avesse fallito due volte: non solo condannando un innocente, ma lasciando libero il vero assassino.

Possibile revisione del processo Stasi

Con la chiusura della nuova inchiesta, potrebbe ora aprirsi anche il capitolo della revisione del processo che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi. L’eventuale richiesta potrebbe essere avanzata dalla difesa dell’ex bocconiano oppure dalla Procura Generale di Milano, una volta acquisiti gli atti dell’indagine della Procura di Pavia.

Eccovi il video del servizio de’ le iene del 2016:

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