La dottoressa Geetika Sen è un chirurgo rinomato presso il Chapelstone General Hospital di Londra, sul punto di ottenere un’importante promozione che potrebbe dare una svolta alla sua carriera. Inoltre nella vita privata è prossima all’adozione di un bambino con la sua compagna Meera. Ma questa carriera così faticosamente costruita rischia di crollare da un momento all’altro quando una mail anonima arriva alla direzione dell’ospedale, accusandola di comportamento predatorio e molestie sessuali verso una paziente.
La protagonista di Accused si ritrova ben presto nell’occhio del ciclone, giacché altri messaggi di un simile tenore arrivano ai piani alti e colleghi e superiori cominciano a evitarla, ritenendola già colpevole nonostante il processo sia ancora tutto da fare. Nel frattempo anche il rapporto con Meera inizia ad incrinarsi. Ma chi ha cercato di incastrarla e perché? Per Geetika provare la propria innocenza non sarà per nulla semplice.
Accused: verità da svelare – recensione
Anubhuti Kashyap – regista che al suo debutto aveva firmato la commedia Doctor G (2022) con protagonista un ginecologo – torna ancora una volta nell’ambiente ospedaliero ma questa volta con intenzioni radicalmente differenti. Accused scava in una zona molto più insidiosa, mostrandoci cosa succede quando è una donna in carriera ad essere accusata proprio di quello che solitamente si associa a figure maschili. Un cambio di genere che mette il pubblico stesso in una posizione scomoda, giacché il leit-motiv viene ribaltato.
Il rischio era quello di una reiterazione del tema relativamente fine a se stessa, e i cento minuti di visione cadono spesso nel tranello, con il semplice switch di prospettiva che non può giustificare le numerose forzature insite in fase di sceneggiatura, che si affloscia su se stessa in molteplici occasioni, tra relazioni incrinate e verità poi non così sepolte che vengono alla luce nell’evoluzione del racconto.
Tutto come previsto
Quando Meera ingaggia un investigatore privato per indagare sull’accaduto e scoprire al contempo se la donna che ama la stia effettivamente tradendo o meno, lo spettatore sa già che tutti i nodi verranno al pettine in un battibaleno e l’epilogo appare dietro l’angolo in tutta la sua rassicurante prevedibilità. Il fatto che la storia sia ambientata a Londra ma abbia per protagoniste due donne di origini indiane – così come troupe e produzione – non deve sorprendere in un Regno Unito ormai sempre più multietnico, così come la scelta di mettere al centro un legame omosessuale con relativo discorso sull’adozione.
Ci troviamo davanti a una premessa coraggiosa che richiama inevitabilmente il ben più ambizioso Tár (2022) di Todd Field con Cate Blanchett, che però qui poi si sfalda pian piano per via di una sceneggiatura che si limita al minimo indispensabile, lasciando alcune sottotrame inesplorate e affidandosi a soluzioni scontate. Anche il fatto che la protagonista non sia un’eroina perfetta, ma una persona complicata che commette sbagli ed è a tratti respingente, sembra più un vezzo inutilmente gratuito che effettivamente necessario ai fini della vicenda.
Conclusioni finali
Non raggiunge mai il giusto climax, pur in una storia che aveva diverse frecce al proprio arco, purtroppo finite tutte o quasi ben distanti dal bersaglio. Una vicenda che vedeva una donna accusata di abuso di potere e molestie sessuali si affloscia in una serie di luoghi comuni e cliché alquanto stantii, perdendo di vista ben presto il nocciolo della questione.
Accused è popolato da personaggi, sia principali che secondari, assai poco interessanti, che impediscono al pubblico di affezionarsi a quanto scorre su schermo, tra amori queer e questioni razziali accatastati alla rinfusa in una sceneggiatura che promette molto ma mantiene poco, limitandosi a un banale gender-swap a corto di emozioni e tensione.









