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“A Knight of the Seven Kingdoms”, intervista esclusiva allo showrunner Ira Parker

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A Knight of the Seven Kingdoms, il nuovo prequel tratto dalle celebri novelle di George R. R. Martin, porta gli spettatori in un angolo più intimo e umano di Westeros, lontano dalle grandi battaglie e dagli intrighi della serie originale, concentrandosi su amicizia, cavalleria e crescita personale. La serie disponibile dal 19 gennaio, in Italia su HBO Max, la piattaforma streaming appena arrivata nel Paese, seguirà un ritmo settimanale con sei episodi da circa mezz’ora ciascuno, offrendo così una narrazione compatta ma intensa. Al centro della storia c’è Ser Dunk, cavaliere errante di umili origini, che, dopo la morte del suo mentore, intraprende un viaggio verso il torneo di Ashford Meadow nella speranza di farsi un nome, e incontra lungo la strada Egg, un ragazzo dal passato segreto destinato a diventare re, con cui instaura un legame profondo e avventuroso. Tra tornei, allenamenti, incontri fortuiti e piccole grandi sfide, la serie esplora temi di lealtà, coraggio e scoperta di sé, arricchendo l’universo di Westeros con una prospettiva più intima e inclusiva.

“A Knight of the Seven Kingdoms”, intervista esclusiva allo showrunner Ira Parker

Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva Ira Parker, showrunner e produttore esecutivo. Ira ha spiegato la differenza tra Game of Thrones e il prequel: “Beh, direi che è una storia un po’ più semplice. In questa serie seguiamo un solo personaggio, mentre Il Trono di Spade è noto per seguire decine di trame e centinaia di personaggi. Per questo motivo, qui siamo immersi in un’unica narrazione più lineare. All’inizio può essere più facile da seguire, ma molto dipende da quanto ti affezioni al protagonista. Per fortuna, Ser Duncan l’Alto è una persona sincera, onesta e piena di speranza, che cerca solo di fare qualcosa di significativo per se stesso. È una vera storia di formazione, e spero che la sua crescita riesca a riflettersi anche nei viaggi e nelle esperienze degli altri attorno a lui. Non saprei dire esattamente cosa renda tutti così coinvolti in questa serie, ma credo che siano i personaggi stessi a farlo. La dinamica tra Dunk ed Egg è al centro della storia: siamo davvero loro nella serie TV. Se questo basterà a sostituire il dramma e le grandi tragedie tipiche di Game of Thrones, resta da vedere, ma per ora credo che la forza del legame tra i due sia ciò che la rende speciale”. 

Al centro della serie c’è il legame tra Sir Dunk ed Egg: “Credo che gran parte del merito vada a George Martin, perché la serie è un adattamento piuttosto fedele dei suoi racconti. Il resto del lavoro, però, è stato fatto da Peter e Dexter. La prima volta che li abbiamo messi insieme in una stanza, si è subito percepita un’intesa che non si può forzare, difficile da descrivere a parole. Si relazionavano in un modo quasi fraterno: si volevano bene, ma litigavano e bisticciavano come veri fratelli. Col tempo quel rapporto è cresciuto, diventando più profondo e complesso. Stiamo assistendo alla nascita di un’amicizia: nella prima stagione si percepiscono un po’ rigidi e nervosi l’uno con l’altro, ma man mano si sciolgono e alla fine si crea un legame davvero bello, che si spera li accompagni per gran parte della loro vita”. 

George Martin è stato coinvolto sul fronte produttivo assieme a Ira Parker. A tal proposito, lo showrunner ha rivelato ai nostri microfoni: “George mi ha dato molti consigli durante il processo. Uno dei più citati, anche se lui stesso scherza dicendo di non ricordare di averlo dato, è “non rovinare tutto”. Fin dall’inizio è stato molto disponibile nel capire dove potessimo espandere e sviluppare questi racconti. I racconti originali sono piuttosto brevi, circa 90 pagine, mentre Il Trono di Spade copre migliaia di pagine suddivise in cinque libri. Per questo abbiamo dovuto trovare nuove strade all’interno di questo mondo senza stravolgere la storia originale, iniziando e finendo nei punti giusti. Adesso abbiamo la possibilità di trascorrere tempo con personaggi come Lionel Baratheon, che George adorava, nella tenda dei Baratheon, e di conoscere meglio Duncan ed Egg prima che le vicende prendano una piega più drammatica. George non è solo l’autore di questo universo, ma anche un grande fan dei cavalieri e della cavalleria: da bambino, mentre gli altri erano immersi nella fantascienza, lui sognava solo di essere un cavaliere. Questo amore traspare dai libri: qui non ci sono draghi né molta magia, ma una storia di spada e scudo, di cavalleria e onore, con un ragazzo che ha mentito sul suo curriculum, ha ottenuto il lavoro e ora deve dimostrare di meritarselo”. 

A conclusione dell’intervista, Ira ha rivelato qual è stata la scena più difficile da girare: “Una delle prime scene che abbiamo girato, quella con Duncan ed Egg nelle scuderie della locanda, è stata molto difficile: animali, impacci, problemi tipici di una giornata storta, e i personaggi si stavano ancora conoscendo. Ma al montaggio ci siamo resi conto che quella rigidità e quell’impaccio funzionavano perfettamente per la storia, perché mostrano due persone che non si conoscono ancora. Da allora ho imparato a non preoccuparmi troppo dei problemi in produzione, perché alla fine tutto trova il suo posto”. 

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