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883, intervista ai registi di Nord Sud Ovest Est: Sydney Sibilia, Alessio Lauria, Simone Godano e Alice Filippi

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La seconda stagione di Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883arriva al momento più delicato della storia di Max Pezzali e Mauro Repetto: il sogno si è realizzato, il successo è arrivato, ma il loro rapporto entra in crisi fino alla separazione. Abbiamo incontrato i quattro registi Sydney Sibilia, Alessio Lauria, Simone Godano e Alice Filippi, che ci hanno raccontato le difficoltà di mettere in scena sentimenti più complessi, il lavoro condiviso sul set e il motivo per cui hanno scelto di fermare la storia proprio a questo punto.

Nord Sud Ovest Est, intervista ai quattro registi

Dopo aver raccontato nella prima stagione la nascita dell’amicizia tra Max Pezzali e Mauro Repetto e il sogno di due ragazzi di provincia che cercano di conquistare il mondo della musica, “Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883” entra nella sua fase più delicata.

La seconda stagione racconta infatti il successo degli 883, ma anche le conseguenze che quel successo porta con sé. Max e Mauro arrivano all’apice della popolarità, ma proprio quando il sogno sembra finalmente realizzato il loro rapporto comincia a incrinarsi fino alla separazione.

A dirigere la seconda stagione sono Sydney Sibilia, Alessio Lauria, Simone Godano e Alice Filippi, che hanno lavorato insieme per dare continuità a una storia che, pur cambiando tono, mantiene al centro il rapporto tra i due protagonisti.

Intervista ai registi

Nella prima stagione si raccontava il sogno da realizzare. Adesso che quel sogno si è realizzato, si racconta anche la separazione dei due protagonisti. È stato più difficile raccontare l’inizio della loro amicizia o la loro separazione?

Sydney Sibilia: “Sicuramente l’inizio dell’amicizia e la rivincita, per certi versi, quella che si chiama la rivincita del nerd, cioè di un ragazzo di provincia, era più congeniale. Per me era più complesso raccontare due persone che, all’apice del successo, in qualche modo si separano, perché sono sentimenti sicuramente più complessi. Quindi era più sfidante. Però sapevamo che questo momento sarebbe arrivato quando abbiamo iniziato a concepire questa serie. Ed è proprio l’esplorazione di sentimenti così complessi e anche così originali, per come poi si è separato il duo, che ci ha spinto a fare due stagioni di questa storia”.

Questa seconda stagione è diretta da quattro registi. Come siete riusciti a mantenere un’identità unica? E quanto della vostra sensibilità è rimasto in ciascuno dei vostri episodi?

Sydney Sibilia: “Siamo riusciti a mantenere un’identità unica? Speriamo. Non lo sappiamo. Non ci siamo dati regole. Ognuno fa quello che gli pare, penso, ognuno con la sua sensibilità”.

Simone Godano: “È una seconda stagione e c’è anche una base tecnica: la fotografia, la scenografia, i costumi. E poi ci sono Max e Mauro, che già fanno tanto. Il nostro lavoro è aggiungere, cercare di… Io ho la parte più pop, lui ha il collante, lei ha la parte più emotiva. È una stagione forse più robusta, dove, siccome poi il pubblico lo sa che si separano, tira verso qualcosa di doloroso. Per cui ci sono più stratificazioni”.

Sydney, hai definito questa la stagione finale della storia. Perché avete scelto di raccontarla fino a questo punto, nonostante le vicende di Max e Mauro prendano poi strade diverse?

Sydney Sibilia: “Perché noi raccontiamo l’amicizia di Max e Mauro in quanto duo. Noi potremmo arrivare, continuare per sempre, fino ad arrivare a noi che facciamo la serie con noi interpretati. Agostini che si cerca delle scarpe a Milano. Quello che ci interessava raccontare nello specifico era l’originalissimo rapporto tra due compagni di banco che decidono di sfidare questo destino un po’ sgarbato e diventare quello che poi sono diventati. E una volta che il sogno si realizza, che te ne fai di un sogno realizzato? Era un po’ questa la cosa che ci interessava, su cui ci interessava concentrarci. Ovvio che poi si potrebbe continuare all’infinito, ma non ci sarebbe più questa domanda fondamentale che era il traino, il tirante narrativo di tutte e due le stagioni”.

Cosa ha lasciato a ognuno di voi lavorare a questo progetto e a questa storia?

Alice Filippi: “Beh, io mi sono divertita molto. Poi, lavorando quattro anni alla fine su questo progetto, si è creata una squadra, un gruppo ben consolidato. E quindi per me è stato molto stimolante lavorare insieme, perché ci si confronta, perché si ha un obiettivo condiviso, perché si cresce insieme in qualche modo, anche con i ragazzi. Quando abbiamo cominciato, Elia era ancora diplomato al Centro Sperimentale. Ha iniziato con noi a interpretare Max e adesso è diventato un ragazzo famoso. Con noi è cresciuto con il suo personaggio e anche come persona. Quindi è molto bello il team che continua e che, da una stagione all’altra, vuole migliorare e si mette in gioco. Secondo me è molto stimolante”.

Alessio Lauria: “Io ho avuto delle altre esperienze di serialità, ma ero l’unico regista e quindi mi sentivo sempre solo, perché comunque tu puoi condividere certe cose solo con qualcuno che fa il tuo stesso mestiere. Di questa esperienza mi rimane la sorpresa e la bellezza di lavorare in squadra con altri registi, con cui ti puoi sfogare, con cui ti puoi scambiare consigli. Questo lavorare in un team di regia per me è stato bellissimo”.

Simone Godano: “Ti rispondo rapidissimo. Io invece avevo fatto quattro film per il cinema, non avevo fatto serie e comunque la serie è un altro lavoro”.

Un’esperienza, quindi, diversa per ciascuno dei quattro registi, ma accomunata dalla volontà di costruire un racconto coerente e rispettoso della storia degli 883.

La seconda stagione di Nord Sud Ovest Est si muove così tra il successo e le sue conseguenze, tra la realizzazione di un sogno e la consapevolezza che raggiungere ciò che si desidera non significa necessariamente essere felici. Al centro rimane il rapporto tra Max e Mauro, un’amicizia nata sui banchi di scuola e diventata, nel giro di pochi anni, un fenomeno musicale capace di segnare un’intera generazione.

Ed è proprio nel momento in cui quel sogno sembra ormai compiuto che la storia trova il suo punto più delicato: capire cosa succede quando due persone che hanno costruito tutto insieme si ritrovano, improvvisamente, a desiderare strade diverse.

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