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	<title>Prime Video: film, serie tv - Super Guida TV</title>
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		<title>La fine di Oak Street, dinosauri, anni &#8217;80 e famiglie in crisi &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Sep 2026 09:42:12 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/La-fine-di-Oak-Street-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="La fine di Oak Street" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/La-fine-di-Oak-Street-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/La-fine-di-Oak-Street-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/La-fine-di-Oak-Street-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/La-fine-di-Oak-Street-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/La-fine-di-Oak-Street-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/La-fine-di-Oak-Street-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/La-fine-di-Oak-Street.jpg 1280w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>Il regista di un horror cult del calibro di <em>If follows</em> (2014) &#8211; del quale attendiamo il seguito <em>They Follow</em>, le cui riprese si sono concluse proprio in questi giorni &#8211; alle prese con una <strong>storia fantascientifica che tira in ballo i dinosauri</strong>. Un sogno a occhi aperti per molti, per quello che si è rivelato uno dei titoli più atipici degli scorsi mesi, tanto <strong>affascinante quanto imperfetto</strong>.</p>
<p>Rispetto ai precedenti lavori, e sotto l&#8217;egida produttiva di J.J. Abrams, il regista <strong>David Robert Mitchell</strong> si è approcciato a una premessa da gigantesco film d&#8217;intrattenimento, destinato anche al grande pubblico. La trama è semplice ma carica di potenzialità, con <strong>l&#8217;ambientazione anni Ottanta</strong>, la classica zona residenziale americana e animali preistorici che invadono quei quieti sobborghi. <strong>La fine di Oak Street</strong> si fa forza proprio sulla sua stranezza, riuscendo a trovare spunti originali anche quando la sua stramberia rischia di <strong>eccedere oltre misura</strong>.</p>
<h2>La fine di Oak Street: senza via d&#8217;uscita &#8211; recensione</h2>
<p>La storia ha inizio nel 1982, nell&#8217;omonimo quartiere residenziale di Flowervale, Michigan. <strong>Schiere di dimore unifamiliari</strong>, abitate da famiglie apparentemente tranquille che condividono la loro quotidianità. Tra queste vi è quella formata da Denise e Greg Platt, <strong>sposati da vent&#8217;anni e genitori</strong> dei preadolescenti Audrey e Brian. I coniugi stanno attraversando un periodo di crisi, anche se cercano in ogni modo di tenere insieme il loro matrimonio per il bene dei figli.</p>
<p>La situazione prende una piega del tutto imprevedibile quando iniziano a <strong>verificarsi dei fenomeni inspiegabili</strong>. In un giardino cresce improvvisamente una pianta estinta da milioni di anni, in un altro compaiono degli escrementi giganti e via dicendo. Una notte <strong>salta l&#8217;elettricità</strong> in tutto il vicinato e il mattino dopo il guasto non è ancora stato sistemato; mentre Denise e Greg escono per cercare il cane Starbuck, scomparso nel nulla, scoprono come l&#8217;intera zona sia ora popolata da <strong>dinosauri in cerca di cibo</strong>. E i residenti di Oak Street sembrano destinati a far parte del loro menù!</p>
<h3>Jurassic Terror</h3>
<p>L&#8217;apocalisse preistorica, la cui genesi è spiegata tramite una teoria scientifica poco verosimile, funge principalmente come <strong>detonatore di problemi familiari</strong> che esistevano ben prima dell&#8217;arrivo di quei voraci, insaziabili, predatori. E in questo <em>La fine di Oak Street</em> convince a più riprese, arrivando a una <strong>decostruzione della provincia americana</strong>, raccontata come un qualcosa di fragile e potenzialmente illusorio: l&#8217;american dream si trasforma così in un incubo e la sicurezza della classe media deve fare i conti con una minaccia insondabile, proveniente dalle <strong>fantasie più spaventose.</strong></p>
<p>Un film che come detto evidenzia la sua <strong>atmosfera eighties</strong>, dalle corse in bicicletta dei ragazzini alle enciclopedie vecchia scuola, con l&#8217;assenza di cellulari o dispositivi moderni quale ulteriore handicap alla <strong>lotta per la sopravvivenza</strong> da parte dei protagonisti. Protagonisti che possono contare sulle divertite performance di <strong>Ewan McGregor e Anne Hathaway</strong>, che sembrano essersi divertiti parecchio in quello che a conti fatti rimane un giocattolone.</p>
<p>Giocattolone che non manca di sorprendere in diversi passaggi, con <strong>un improvviso scatto di violenza e tensione</strong> che riguarda il destino di uno dei personaggi, del tutto spiazzante, fino a quell&#8217;epilogo più rassicurante che assume un tono ironicamente beffardo, quasi di consapevolezza che certe <strong>regole possono essere infrante</strong> ma solo se poi sistemate a fin di bene.</p>
<p>Gli <strong>ottimi effetti speciali</strong>, il ritmo incalzante e una buona gestione di quelle ambientazioni che diventano, paradossalmente, sempre più claustrofobiche garantiscono cento minuti di <strong>gradevole intrattenimento</strong>, che dietro la sua patina commerciale nasconde sfumature più sottili del previsto, per quanto non sempre espresse al meglio.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Orde di <strong>dinosauri che azzannano</strong>, metaforicamente e non, la classe media americana. Immerso in un contesto anni Ottanta ormai di diritto nell&#8217;immaginario cinefilo, <em>La fine di Oak Street</em> è un film che dietro l&#8217;anima giocosa nasconde <strong>risvolti sottilmente inquietanti</strong>, come sottolineato anche da quella svolta brutale e inaspettata nell&#8217;ultima mezz&#8217;ora.</p>
<p>David Robert Mitchell non va per il sottile in una <strong>confezione da medio blockbuster</strong> che può contare su solidi effetti speciali e un cast più che adatto ai rispettivi ruoli, con le <strong>dinamiche da survival-movie</strong> che seguono linee guida relativamente classiche salvo poi sovvertirle in momenti topici, fino a quell&#8217;epilogo parzialmente rassicurante. Tra <strong>nostalgia e paradossi</strong>, un divertissement imperfetto ma carico di spunti, la maggior parte non chiaramente esplicitati.</p>
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		<title>The Love Hypothesis, una rom-com a corto di chimica &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 19:41:12 +0000</pubDate>
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<p>Ma in <strong>The Love Hypothesis: Il teorema dell&#8217;amore</strong> è quasi scontato che ciò nasce per finta sia destinato a trasformarsi in qualcosa di vero. Inizialmente l&#8217;uomo accetta di stare al gioco, anche per risolvere una <strong>complicazione professionale</strong> non da poco, e così i due cominciano a uscire insieme come se fossero una vera coppia. Passando ore e ore fianco a fianco, per Olive e Adam <strong>non potrà che essere amore</strong>.</p>
<h2>The Love Hypothesis: dalla carta allo schermo &#8211; recensione</h2>
<p>Dal <strong>bestseller di Ali Hazelwood</strong>, nato originariamente come fanfiction di <em>Star Wars</em> &#8211; sì, a volte le vie della letteratura commerciale sono davvero infinite &#8211; ecco un adattamento che rispecchia pienamente la formula dei successi streaming contemporanei, con <strong>Amazon Prime Video</strong> che non si è fatto sfuggire l&#8217;occasione. Ci troviamo infatti davanti a una commedia romantica di routine, che intende riciclare l&#8217;appeal che le <strong>rom-com d&#8217;ambientazione universitaria</strong> da sempre hanno su quel corposo target di riferimento.</p>
<p><em> The Love Hypothesis &#8211; Il teorema dell&#8217;amore</em> riprende una delle formule più abusate del genere, ovvero quella del <strong>finto appuntamento di convenienza</strong> destinato a trasformarsi in qualcosa di autentico. Una premessa che avrebbe diverse carte in regola per funzionare, e almeno dal punto di vista delle visualizzazioni l&#8217;impresa sembra riuscita, come conferma <strong>la cima della top 10</strong> raggiunta nel momento in cui scriviamo. Ma che dal punto di vista critico non possiamo che analizzare in maniera ben meno accondiscendente&#8230;</p>
<h3>Un film che non conquista</h3>
<p>Nonostante una <strong>Lili Reinhart</strong> che si cala idealmente nel ruolo, la sceneggiatura finisce infatti per incastrarsi eccessivamente nei propri cliché e, cosa forse ancor più grave, non è palpabile nessuna alchimia tra l&#8217;attrice e la sua co-star, un quanto mai bolso <strong>Tom Bateman</strong>. Anzi, le scene romantiche che li vedono protagonisti scadono spesso nell&#8217;imbarazzo e nel ridicolo involontario, non rendendo per niente credibile quel legame in divenire.</p>
<p>Allo stesso modo le ricerche sul cancro condotte da Olive cercano di aggiungere un pizzico di <strong>verve melodrammatica</strong>, ma risultano per lo più gratuite e atte unicamente a inscenare quella tensione finale, che tra ricatti di terzi, non detti dolorosi e rivelazioni last-minute prova a incrinare almeno parzialmente il sentiero conducente <strong>all&#8217;epilogo che tutti si attendono</strong>. E quegli istinti da potenziale satira degli ambienti accademici rimangono inesplorati, tra figure secondarie poco caratterizzate e un generale senso di anonimato, pensato per lasciare le luci della ribalta a questa <strong>coppia improbabile</strong>, che quando anche si innamora davvero sembra sempre fasulla.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Gli <strong>ingredienti erano pure quelli giusti</strong>, ma la ricetta con cui sono stati messi assieme risulta fin troppo telefonata per riuscire a regalare emozioni o sorprese di sorta a un pubblico che ha già visto innumerevoli volte una storia di questo tipo. E se <strong>i protagonisti mancano di chimica</strong>, il risultato non può che essere ulteriormente acerbo.</p>
<p><em>The Love Hypothesis: Il teorema dell&#8217;amore</em> <strong>gioca coi cliché</strong>, tra sottotrame abbozzate e una messa in scena anonima, accontentandosi della propria <strong>forzata premessa</strong> per raccontare la love-story tra un affascinante professore, imbranato in amore, e una giovane dottoranda di spiccata intelligenza che non dimostra pari acume <strong>nelle questioni di cuore</strong>.</p>
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		<title>Sultana, il melodramma turco tra corpi in vendita e anime da salvare &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 18:04:35 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Sultana-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Sultana" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Sultana-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Sultana-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Sultana-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Sultana-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Sultana-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Sultana-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Sultana.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>Meral, conosciuta con il nome d&#8217;arte di <em>Delizia Turca</em>, è la star più importante del <strong>Sultana, esclusivo night club</strong> di Istanbul del quale è ormai una vera e propria celebrità. Lavora lì da molti anni, è la leader del gruppo di <strong>ballerine / stripper</strong> e conosce assai bene le regole non scritte di quel microcosmo in bilico tra legalità e criminalità. Lei è la stella, <strong>amata dagli uomini e irraggiungibile</strong>, ma tutto potrebbe ora cambiare.</p>
<p>La protagonista sa bene che <strong>il tempo passa</strong> e prima o poi arriverà qualcuna più giovane e affascinante, destinata a prenderne il posto. Consapevolezza che si insinua ulteriormente dopo che Anna, <strong>una ragazza di origini bielorusse</strong>, viene assunta nel locale e sin da subito colpisce tutti per la sua bellezza innocente. Meral decide di prenderla sotto la propria ala e di insegnarle <strong>i segreti del mestiere</strong>, ignara di come quel rapporto segnerà le esistenze di entrambe.</p>
<h2>Sultana, di nome e di fatto &#8211; recensione</h2>
<p>Sin dal prologo con la musica e il fisico slanciato di <strong>Tuba Büyüküstün</strong> che si esibisce in spettacolari e voluttuosi numeri di lap dance, il film turco mette in chiaro la sua impronta narrativa, sulla quale si focalizzerà poi tutto il resto. <strong>L&#8217;anima melodrammatica</strong> tipica delle produzioni provenienti da suddetti lidi galoppa velocemente nel racconto, con traumi di piccola o maggior entità a far capolino in questo <strong>amaro ritratto femminile</strong> ai margini della società.</p>
<p>Il regista <strong>Ali Kemal Güven</strong> rende il night club non soltanto l&#8217;ambientazione principale, ma una sorta di palcoscenico pulsante e quasi vivo, un luogo dove le luci stroboscopiche, i <strong>costumi attillati e la musica</strong> sono sfondo ideale per questa danza di anime e corpi. <em>Sultana</em> è una favola adulta &#8211; e a tal riguardo il sogno/incubo a tema Biancaneve è alquanto esplicativo &#8211; nel quale <strong>la ricerca di riscatto o di indipendenza</strong> va incontro a logiche brutali, con il lieto fine che non è affatto assicurato per le varie figure femminili in gioco.</p>
<h3>L&#8217;occhio vuole la sua parte</h3>
<p>In una sorta di parallelismo non forzatamente voluto, <strong>l&#8217;estetica supera la sostanza</strong>, con la bellezza delle immagini e la sinuosità delle esibizioni che non trovano adeguato supporto da una sceneggiatura che sembra limitarsi a<strong> uno stanco riciclo di situazioni</strong> più o meno strappalacrime. I sussulti di denuncia sociale che fanno pur capolino qua e là si risolvono in soluzioni improbabili, e lo stesso legame tra i due personaggi principali, modellato sul canonico <strong>legame tra &#8220;allieva e maestra&#8221;</strong>, finisce ben presto per cedere a diverse inverosimiglianze.</p>
<p><em>Sultana</em> tende a <strong>rendere eccessivamente esplicito</strong> ciò che sarebbe stato più interessante suggerire, con i dialoghi che dicono anche troppo e la caratterizzazione dell&#8217;universo maschile <strong>figlia di stereotipi</strong>, positivi o negativi che siano: dal cliente che si innamora al magnaccia spietato e così via, gli uomini fanno una serie di &#8220;figuracce&#8221; assortite.</p>
<p>Il racconto mette sul tavolo <strong>il tema della rivalità</strong> in un contesto dominato dal malaffare e dalla violenza, affidandosi ad un accumulo di situazioni scomode che a un certo punto finisce per annoiare, con le <strong>due ore di visione</strong> che appaiono ingiustificate per una trama principale che si era esaurita assai già molto tempo prima.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Un melodramma a sfondo sexy che racconta le vite di alcune <strong>ballerine di lap dance</strong> di Istanbul, che lavorano al Sultana, il locale che dà il titolo al film. Una veterana e una giovane promessa cercano di trovare il proprio posto nel mondo, un mondo dominato da <strong>tossicità e violenza</strong> dove le vie d&#8217;uscita sono ridotte al lumicino.</p>
<p>La sceneggiatura accatasta idee alla rinfusa, spingendo <strong>a più riprese sull&#8217;eccesso tragico</strong>, nella rappresentazione di quest&#8217;universo femminile ingabbiato da una realtà di maschi padroni. Se dal punto di vista estetico offre qualche passaggio accattivante, con i numeri sul palco ben realizzati, sul piano narrativo si smarrisce invece <strong>nell&#8217;addensarsi di sventure</strong>.</p>
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		<title>Non senza speranza, una drammatica storia (vera) di sopravvivenza &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2026 17:08:33 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Non-senza-speranza-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Non senza speranza" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Non-senza-speranza-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Non-senza-speranza-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Non-senza-speranza-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Non-senza-speranza-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Non-senza-speranza-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Non-senza-speranza-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Non-senza-speranza.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>Prendi una <strong>storia realmente accaduta</strong> e trasportala su grande schermo con un mix più o meno omogeneo di tensione, retorica e spirito fortemente americano: questo è stato fatto con <strong>Non senza speranza</strong>, un film che racconta una tragedia drammatica in una confezione di routine.</p>
<p>Alla base della sceneggiatura vi è l&#8217;omonimo <strong>libro autobiografico scritto da Nick Schuyler</strong>, uno dei reali protagonisti della vicenda, in collaborazione col giornalista sportivo Jeré Longman. Tutto ha inizio quando quattro amici, due di loro famosi giocatori di football, decidono di trascorrere una giornata a <strong>pescare in mare aperto</strong> al largo delle coste del Messico, pur sapendo che una tempesta colpirà a breve la zona. Quando il cielo si oscura improvvisamente e la <strong>loro barca si ribalta</strong>, ha inizio una disperata lotta per la sopravvivenza in attesa dei soccorsi, fortemente ostacolati dal crescente maltempo.</p>
<h2>Non senza speranza: a corto di emozioni &#8211; recensione</h2>
<p>Senza nulla togliere a chi ha effettivamente <strong>vissuto sulla propria pelle</strong>, pagando anche con la propria vita, quest&#8217;esperienza a dir poco traumatica, il modo in cui <em>Non senza speranza</em> introduce i personaggi e la relativa scelta di ignorare gli avvisi meteo dà in qualche modo da pensare. <strong>Ingenuità e stupidità</strong> sono infatti le cause scatenanti, con l&#8217;essere umano che incurante delle conseguenze ha deciso di sfidare la Natura stessa, salvo poi pagarne amaramente il conto, mettendo <strong>in pericolo anche i soccorritori</strong> incaricati delle ricerche.</p>
<p>Le due ore di visione, forse anche per una sorta di comprensibile rispetto, scelgono di non mettere mai in discussione quella decisione sbagliata ed egoistica, concentrandosi invece sullo <strong>spirito di fratellanza a stelle e strisce</strong> &#8211; quanto mai fuori tempo massimo date le contemporanee scintille di un Paese oggi estremamente diviso &#8211; e su quella <strong>fede cristiana</strong> che non abbandona mai i personaggi anche nei momenti di maggior scoramento.</p>
<h2>Fino all&#8217;ultima speranza</h2>
<p>Il dramma di sopravvivenza vive così su situazioni telefonate e su una generale <strong>monotonia d&#8217;insieme</strong>, data questa gioco-forza dalla premessa che non garantiva effettive sorprese. <em>Non senza speranza</em> si muove così su tre <strong>distinte ambientazioni</strong>: il largo delle coste messicane dove i quattro lottano contro quel clima avverso, le case delle famiglie disperate per la sorte dei loro cari e il centro di controllo della <strong>guardia costiera statunitense</strong>, dove vengono coordinate le ostiche operazioni di salvataggio.</p>
<p>Fa una certa impressione che dietro un prodotto così inaspettatamente statico vi sia <strong>Joe Carnahan</strong>, regista conosciuto per produzioni ben più adrenaliniche come <em>Smokin&#8217; Aces</em> (2007) e la versione per il grande schermo di <em>A-Team</em> (2010). Qui del suo cinema fisico e muscolare vi è ben poco, con le atmosfere potenzialmente claustrofobiche date da quel <strong>muro d&#8217;acqua che è minaccia costante</strong> per i natanti che si risolvono in un mare di noia.</p>
<p>Anche il cast ci mette del suo, con <strong>Zachary Levy</strong> che per l&#8217;ennesima volta si conferma non adatto a ruoli impegnati, e il solo a salvarsi è un <strong>Josh Duhamel</strong> più in forma rispetto ad altri titoli recenti, qui nel ruolo del determinato capitano della guardia costiera.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p class="isSelectedEnd">Per quanto ispirato a una drammatica storia vera, ripercorsa nel memoir scritto da uno dei diretti protagonisti, <em>Non senza speranza</em> vive, almeno in questa sua versione cinematografica, di <strong>molteplici incongruenze e forzature</strong> nella fase iniziale, che conducono poi alla disperata e quasi impossibile lotta per la sopravvivenza destinata a caratterizzare la maggior parte del minutaggio.</p>
<p>Retorica a palate, la religione quale appiglio di salvezza &#8211; almeno spirituale &#8211; e <strong>una fratellanza maschile da bignami</strong> sono al centro di un film che annega nei propri limiti. Tensione ridotta a soluzioni convenzionali, tra <strong>muri d&#8217;acqua e squali minacciosi</strong>, in attesa di quei soccorsi che sembrano non arrivare mai, lasciando amari rimpianti in quelle <strong>ore percepite come infinite</strong>, non soltanto dai personaggi ma anche dallo spettatore stesso.</p>
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		<title>Backrooms, un horror sulla paura dell&#8217;ignoto &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2026 07:00:31 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Backrooms-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Backrooms" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Backrooms-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Backrooms-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Backrooms-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Backrooms-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Backrooms-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Backrooms-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Backrooms.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>La storia dietro alle cosiddette <strong>Backrooms</strong> è nata all&#8217;inizio di questo decennio, quando il fenomeno si è diffuso sulle infinite vie del web come <strong>ennesimo creepypasta</strong>, ovvero un contenuto horror spacciato per vero che diventa famoso su internet tramite la condivisione di appassionati. Una <strong>fotografia anonima</strong> apparsa su 4chan è bastata per dare il via a tutto, con il concetto degli spazi ridotti e questi luoghi di passaggio verso un qualcosa di sconosciuto che si è costruita <strong>un notevole numero di fan</strong>.</p>
<p><strong>Kane Parsons</strong> ha caricato sul suo canale <em>YouTube</em> una serie di cortometraggi ivi ispirati, cortometraggi che hanno attirato l&#8217;attenzione di Hollywood e del regista James Wan, al punto che si è deciso di finanziare <strong>una pellicola vera e propria</strong>, affidata allo stesso autore. Il resto è storia, con gli incassi worldwide di <em>Backrooms</em> che hanno sfiorato i <strong>quattrocento milioni di dollari</strong> e il film che è diventato un vero e proprio caso mediatico su scala globale. Un successo meritato?</p>
<h2>Backrooms: avanti e indietro &#8211; recensione</h2>
<p>Un corridoio dopo l&#8217;altro, <strong>stanza dopo stanza</strong>, in cerca di qualcosa di inspiegabile, mossi da una curiosità irrefrenabile che si trasforma in una sorta di ossessione sempre più pericolosa. L&#8217;idea di partenza di <em>Backrooms</em> sarebbe anche interessante, ma la base narrativa e la costruzione dei personaggi non risultano altrettanto riuscite, finendo per indebolire proprio quegli <strong>spunti visivi e ambientali</strong> che rappresentano l&#8217;aspetto più convincente dell&#8217;operazione.</p>
<p>La trama ha inizio in California, nel 1990. Clark è un ex architetto reduce da una <strong>burrascosa separazione</strong> che si guadagna ora da vivere gestendo un enorme negozio di mobili a basso costo. Costretto a dormire nel negozio, una notte viene svegliato da un presunto guasto elettrico e scopre che uno dei muri del seminterrato funge da <strong>porta invisibile</strong> verso un gigantesco complesso di stanze e corridoi apparentemente senza fine. Incurante delle conseguenze, decide di esplorarli, scoprendo che nascondono <strong>inquietanti misteri</strong> e finendo, più o meno volontariamente, per mettere in pericolo anche altre persone.</p>
<h2>Tra il dire e il fare</h2>
<p>Un&#8217;operazione più interessante per ciò che vorrebbe essere e che solo a tratti riesce realmente a diventare. <em>Backrooms</em> nasce da uno dei concetti horror più semplici ma anche più carichi di potenzialità, ovvero la <strong>fascinazione per l&#8217;ignoto</strong>, per quello che ci attende affrontato l&#8217;ennesimo passaggio. Ma in tempi recenti un altro titolo, il giapponese <em>Exit 8</em> (2025), lo ha fatto in maniera assai più convincente, trasformando le cicliche metropolitane di Tokyo in un suggestivo <strong>teatro di orrori ed enigmi</strong>, inserendo al contempo una trama dai risvolti esistenziali degna di nota.</p>
<p>Qui invece si dà per scontata <strong>una mitologia che non viene introdotta</strong>, pensando che il semplice girovagare e qualche ripresa in stile mockumentary bastino a suscitare una genuina paura. Purtroppo si ha la costante impressione che la vicenda sia connotata in un contesto più ampio, a cominciare da chi <strong>osserva dietro la tranquillità di un monitor</strong> il destino dei malcapitati. Non aiuta un cast che, complice la scarsa caratterizzazione dei personaggi, è sin troppo esasperato o spaesato per risultare credibile, con attori di talento come <strong>Chiwetel Ejiofor e Renate Reinsve</strong> sprecati malamente nei panni di due figure di fatto prive di sostanza e background.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p><strong>Da internet al grande schermo</strong>, uno dei più famosi <em>creepypasta</em> assume la forma di un lungometraggio più furbo che effettivamente riuscito, sì sottilmente inquietante nella sensazione di minaccia costante ma altrettanto <strong>inconsistente nell&#8217;effettiva gestione della storia</strong> e dei suoi protagonisti.</p>
<p><em>Backrooms</em> sfrutta le riprese con la camera a mano e quel vedo non vedo, con <strong>le corse a perdifiato</strong> in queste strutture apparentemente infinite, per generare una facile tensione, dimenticandosi però di sviluppare un contesto narrativo che spinga davvero a temere per le sorti dei personaggi, sballottati più o meno forzatamente in questo <strong>labirinto degli orrori e degli errori</strong>.</p>
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		<title>Marfil &#8211; Gli opposti, uno young-adult tra amori improbabili e intrighi criminali &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 19:03:12 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Marfil-Gli-opposti-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Marfil - Gli opposti" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Marfil-Gli-opposti-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Marfil-Gli-opposti-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Marfil-Gli-opposti-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Marfil-Gli-opposti-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Marfil-Gli-opposti-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Marfil-Gli-opposti-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Marfil-Gli-opposti.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>La giovane Marfil è figlia di Alejandro Cortés, <strong>un ricchissimo magnate spagnolo</strong> che vive da tempo a New York. La sua esistenza nel lusso, tra lezioni di danza e feste continue, prende una piega imprevista quando viene <strong>narcotizzata nel cuore di Central Park</strong> e si risveglia due giorni dopo in un letto d&#8217;ospedale. Scopre dal padre di essere stata rapita, anche se nessuno ha chiesto un riscatto e lei è uscita <strong>incolume da quella brutta esperienza</strong>.</p>
<p>Per timore di nuovi attentati, il genitore decide di assegnarle <strong>una guardia del corpo</strong> che la sorveglierà notte e giorno, alloggiata in un appartamento comunicante direttamente col suo. La scelta ricade su Sebastián Moore, <strong>un misterioso e affascinante ex militare</strong> che fa subito colpo sulla ragazza. Quel rapporto che li vede forzatamente insieme 24 ore su 24 evolve ben presto in qualcosa di inaspettato, ma lui <strong>nasconde qualcosa</strong> che potrebbe mettere tutto a rischio.</p>
<h2>Marfil: è soltanto l&#8217;inizio &#8211; recensione</h2>
<p>Il nome di <strong>Mercedes Ron</strong> è salito alla ribalta delle cronache dopo la pubblicazione della sua prima trilogia di <em>È colpa mia?</em> e i relativi adattamenti per il mercato streaming, sbarcati con grande successo nel catalogo di <strong>Amazon Prime Video</strong>. Squadra che vince non si cambia ed ecco che nuovamente sulla piattaforma di Jeff Bezos sbarca la prima trasposizione di un&#8217;altra sua opera, ovvero <strong>il dittico di Marfil</strong>, con la continuazione già pronta ad uscire prossimamente.</p>
<p>Ci troviamo nuovamente di fronte a <strong>uno young adult di moderna generazione</strong>, ma a differenza dell&#8217;altra succitata saga non è un amore tossico a caratterizzare le dinamiche romantiche all&#8217;interno del racconto. Qui infatti è <strong>una sottotrama criminale</strong>, improbabile e forzata quanto si vuole, a scatenare l&#8217;incontro e successiva scintilla tra i protagonisti, che dovranno vivere la loro nascente storia d&#8217;amore in un contesto ben più pericoloso, tra <strong>attentati e segreti</strong> che rischiano di venire alla luce.</p>
<h3>Una questione di aspettative</h3>
<p>Non è un caso che in <strong>Marfil &#8211; Gli opposti</strong> la ragazza proponga al suo angelo custode di andare al cinema a vedere <em>Guardia del corpo</em> (1992), un grande classico del genere preso ovviamente quale esempio. Ma i cento minuti di visione soffrono di una scrittura elementare, con colpi di scena assurdi &#8211; e che difficilmente si possono chiamare tali, giacché il pubblico è già &#8220;avanti&#8221; rispetto alla diretta interessata &#8211; destinati a quel <strong>finale che apre ovviamente le porte</strong> alla già citata seconda parte a venire.</p>
<p>La sceneggiatura ha talmente fretta di arrivare allo scoppio della <strong>passione tra i personaggi</strong> da ridurre il relativo percorso sentimentale e introspettivo a una mera successione di sguardi, provocazioni e ripicche. Lei chiede a lui di addestrarla a combattere, scene di gelosia in discoteca, <strong>mosse di lotta libera quali veicoli di seduzione</strong> e così via, in una sequela ininterrotta di step obbligatori che non possiedono né la spontaneità necessaria né la coerenza per risultare anche credibile, con il parallelo <strong>intreccio criminale a corto di tensione</strong>.</p>
<p>A tentare di tenere in piedi la baracca è <strong>Ester Expósito</strong>, attrice spagnola conosciuta principalmente per il ruolo di Carla Rosón Caleruega nella serie cult <em>Elite</em>. L&#8217;alchimia con <strong>Hugo Diego García</strong> &#8211; più imbolsito anche per via di un ruolo a forte rischio stereotipo &#8211; è discreta e riesce a dar vita ad alcuni momenti sensuali godibili, almeno per i fan.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Una <strong>ragazza bella e ricca</strong>, minacciata da misteriosi rapitori poi svaniti nel nulla. Un bodyguard muscoloso e tenebroso, incaricato di proteggerla sette giorni su sette. L&#8217;amore era scritto in partenza in <em>Marfil &#8211; Gli opposti</em>, primo adattamento <strong>dal dittico di romanzi</strong> pubblicati dalla scrittrice spagnola Mercedes Ron.</p>
<p>Lo <strong>young adult si mescola al crime</strong> in una storia carica di forzature, non soltanto nella gestione del legame sentimentale &#8211; pur potendo contare sulla buona chimica tra i protagonisti &#8211; ma soprattutto in quell&#8217;intrigo internazionale che si svela tramite rivelazioni via via più pretestuose. Una <strong>produzione patinata</strong> che, se da un lato per una volta tanto non esalta relazioni tossiche, dall&#8217;altro si rivela troppo anonima per lasciare il segno.</p>
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		<title>L&#8217;anno nuovo che non arriva, quando la Storia bussa alla porta &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 20:26:59 +0000</pubDate>
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<p>Vi è poi <strong>un&#8217;anziana donna</strong> che non accetta la prospettiva di essere sfrattata, due ragazzi che tentano di varcare <strong>clandestinamente il confine</strong> e altro ancora. I vari percorsi, apparentemente scollegati, si uniscono dando vita ad un affresco corale destinato a sfiorarsi <strong>nell&#8217;arco di una sola giornata</strong>, una giornata simbolo per l&#8217;intera nazione e il futuro a venire.</p>
<h2>L&#8217;anno nuovo che non arriva: vinti e vinti &#8211; recensione</h2>
<p>Un&#8217;opera che affronta <strong>la Rivoluzione rumena</strong> quasi senza mostrarla, lasciando che siano alcune immagini di repertorio a precedere i titoli di coda a mostrarci cosa effettivamente avvenne in tali drammatiche ore. <em>L&#8217;anno nuovo che non arriva</em> sceglie di osservare il Paese tramite le <strong>esistenze ordinarie di chi lo abita</strong>, individui comuni schiacciati dalla paura, dalla propaganda e dal fanatismo di un regime che continuava a spargere <strong>sangue innocente</strong>.</p>
<p><em>L&#8217;anno nuovo che non arriva</em> parte da <strong>un&#8217;idea semplice ma efficace</strong>, quella di raccontare partendo dal basso per dar vita a un mosaico umano ampiamente rappresentativo, nel quale <strong>il Grande Fratello politico</strong> resta una minaccia più o meno visibile ma comunque costante, percepita soprattutto attraverso voci, rumori, i canali mediatici di radio e televisione e le <strong>notizie frammentarie</strong> che giungono, portatrici di speranze o nuovi timori.</p>
<h3>Storie nella Storia</h3>
<p>Un ingranaggio collettivo che se da un lato convince e riesce a dar vita a figure profondamente umane, rischia anche di farsi parzialmente da ostacolo a una narrazione di maggior respiro. Il regista <strong>Bogdan Mureșanu</strong>, al suo esordio nel lungometraggio dopo aver diretto una manciata di corti, mette infatti anche <strong>troppa carne al fuoco</strong>, introducendo personaggi, ambienti di lavoro e situazioni diverse con un montaggio alternato che risulta non sempre omogeneo.</p>
<p>Questo rende la visione di <em>L&#8217;anno nuovo che non arriva</em> più frastagliata del previsto e le due ore e venti totali, credits inclusi, finiscono così per appesantirsi in maniera inaspettata, spingendo il pubblico a <strong>&#8220;chiamare&#8221; quel finale</strong> che deciderà i destini dei vari personaggi in gioco.</p>
<p>Va però dato atto al film di avere dei momenti gustosi, <strong>combinando dramma e ironia</strong> con una sottigliezza a tratti invidiabile. La commedia nera diventa infatti il principale strumento tramite cui raccontare <strong>l&#8217;orrore di un sistema annichilente</strong>, senza mai trasformarlo al contempo in una semplice caricatura o cedere a violenze gratuite. È proprio l&#8217;assurdità delle <strong>situazioni quotidiane sotto dittatura</strong> a rendere più opprimente e spaventosa la realtà raccontata, realtà che forse in molti non conoscono pienamente e qui avranno <strong>occasione di poter conoscere meglio</strong>.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Le <strong>storture di un regime</strong> filtrate attraverso gli occhi della gente comune, con le storie di sei personaggi che si intrecciano nei giorni che precedettero la caduta del regime di Ceaușescu. <em>L&#8217;anno nuovo che non arriva</em> sfrutta abilmente il contrasto tra questa artificiosa normalità e gli eventi più crudi e drammatici avvenuti fuori campo, affidati alla voce di <strong>una dittatura morente</strong>.</p>
<p>La <strong>Storia, quella con la s maiuscola</strong>, arriva quasi di nascosto, penetrando lentamente ma inesorabilmente nella materia narrativa, aprendo le danze a quell&#8217;epilogo che funge da conclusione, più o meno lieta, per le varie figure coinvolte in questo racconto corale. Voci castrate, assoggettate dalla paura e dalla violenza, immerse in <strong>un quotidiano pronto a farsi silente portatore di verità taciute</strong> troppo a lungo.</p>
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		<title>Berlin Nobody, un thriller psicologico tra sette e complotti &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 16:23:38 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Berlin-Nobody-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Berlin Nobody" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Berlin-Nobody-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Berlin-Nobody-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Berlin-Nobody-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Berlin-Nobody-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Berlin-Nobody-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Berlin-Nobody-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Berlin-Nobody.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>Ben Monroe è uno psicologo americano che vive e lavora a Berlino dopo essersi separato dalla moglie. Studioso dei <strong>fenomeni riguardanti le sette</strong>, sta preparando un nuovo libro quando si ritrova coinvolto direttamente nelle indagini su una serie di <strong>suicidi collettivi</strong>, apparentemente riconducibili all&#8217;esistenza di un culto. In <strong>Berlin Nobody</strong> il caso assume contorni sempre più inquietanti e Ben, con l&#8217;aiuto della detective della scientifica Nina, <strong>cerca di vederci chiaro</strong> per terminare al contempo i suoi studi.</p>
<p>Nel frattempo l&#8217;uomo deve anche gestire <strong>la figlia sedicenne</strong> Mazzy, arrivata nella capitale tedesca dove frequenterà per un periodo la scuola locale. La ragazza in treno incontra il coetaneo Martin, un ragazzo originario di lì con il quale scatta un reciproco colpo di fulmine. Ma lui è proprio <strong>un membro della misteriosa setta</strong> alla base dei recenti casi di cronaca, e questo non farà che complicare inevitabilmente le cose.</p>
<h2>Berlin Nobody: una fede senza compromessi &#8211; recensione</h2>
<p>Un thriller psicologico che cerca di sfruttare una premessa intrigante, con tanto di riferimenti alle varie <strong>realtà complottiste</strong>, per addentrarsi nei meccanismi mentali della manipolazione collettiva, con i santoni o presunti tali che si fanno forza sul senso di <strong>solitudine e il bisogno di appartenenza</strong> dei loro seguaci. Seguaci che giurano assoluta fedeltà, trasformando un credo più o meno discutibile in una sorta di <strong>organizzazione criminale</strong> radicata ai più alti livelli, come nei peggiori incubi distopici.</p>
<p>La regista <strong>Jordan Scott</strong>, figlia di Ridley Scott, adatta il romanzo <em>Tokyo</em> di Nicholas Hogg e opta per un netto cambio di ambientazione, passando per l&#8217;appunto dal Giappone in terra tedesca. Ma qua troviamo già una pecca in questa scelta, giacché il libro era assai ben contestualizzato in una realtà come quella nipponica dove <strong>il suicidio è una piaga</strong> sociale ben consolidata, cosa che non si può dire invece nel Vecchio Continente.</p>
<h3>Scelte facili e scontate</h3>
<p>La sceneggiatura è così costretta a forzare la mano nell&#8217;imbastire una storia nella quale il vero pericolo è la fragilità con cui gli individui si lasciano <strong>sedurre dall&#8217;illusione</strong> di aver finalmente trovato il proprio posto nel mondo, in quella comunità che sembra pronta ad accoglierli salvo sfruttarli per loschi fini. E l&#8217;ora e mezzo di visione, durata breve che già fa comprendere molto sulle ambizioni del progetto, non fa che ripetere <strong>una formula vista più volte</strong> in produzioni di questo tipo, con il protagonista &#8211; interpretato da un monolitico <strong>Eric Bana</strong> &#8211; che si ritrova nell&#8217;occhio del ciclone quando il destino della sua stessa figlia è messo a rischio.</p>
<p><em>Berlin Nobody</em> cerca di unire dinamiche da dramma familiare, una <strong>tensione da thriller di genere post-2000</strong>, un&#8217;indagine psicologica più o meno approfondita e una riflessione sul bisogno di essere amati. Il risultato è fallimentare e spreca anche la partecipazione nel ruolo di Mazzy della ormai lanciatissima <strong>Sadie Sink</strong>, star di <em>Stranger Things</em> che ha ormai spiccato il volo a Hollywood.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Una setta che chiede ai propri adepti di prestarsi <strong>al sacrificio estremo</strong>, uno psicologo americano all&#8217;estero e una figlia adolescente ancora scossa dalla separazione dei genitori. Carne al fuoco ce n&#8217;era parecchia in <em>Berlin Nobody</em>, ma l&#8217;ora e mezza di visione cede a molteplici forzature e inverosimiglianze, riducendo tematiche complesse a <strong>superficiali svolte di genere</strong>.</p>
<p>Il secondo lungometraggio della figlia d&#8217;arte Jordan Scott porta sullo schermo il romanzo <em>Tokyo</em> di Nicholas Hogg, la cui <strong>originaria ambientazione nipponica</strong> appariva più consona al tema dei suicidi collettivi al centro del racconto, qui trasposto e radicalizzato nel contesto tedesco. E qualche discreto spunto che si intravede qua e là si smarrisce in una tensione di routine, tra <strong>colpi di scena telefonati</strong> e personaggi privi di una precisa personalità.</p>
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		<title>Good Boy, un suggestivo thriller psicologico &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 08:23:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Good-Boy-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Good Boy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Good-Boy-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Good-Boy-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Good-Boy-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Good-Boy-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Good-Boy-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Good-Boy-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Good-Boy.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" />Tommy è un ragazzo allo sbando, immerso in una quotidianità segnata da alcol, droghe, sesso, atti di bullismo e violenza. In seguito a una notte di eccessi, il protagonista di Good Boy viene aggredito e rapito da qualcuno in macchina. Al suo risveglio si trova incatenato per il collo nel seminterrato di una casa di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Good-Boy-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Good Boy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Good-Boy-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Good-Boy-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Good-Boy-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Good-Boy-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Good-Boy-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Good-Boy-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/09/Good-Boy.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>Tommy è un ragazzo allo sbando, immerso in una quotidianità segnata da alcol, droghe, sesso, <strong>atti di bullismo e violenza</strong>. In seguito a una notte di eccessi, il protagonista di <strong>Good Boy</strong> viene aggredito e rapito da qualcuno in macchina. Al suo risveglio si trova incatenato per il collo <strong>nel seminterrato di una casa di campagna</strong>. Casa di proprietà di Chris, un uomo di mezz&#8217;età che vive lì insieme alla moglie Kathryn e al figlioletto Jonathan.</p>
<p>La famiglia <strong>non sembra interessata a chiedere un riscatto</strong> né a ucciderlo, ma ha uno scopo ben più particolare e sottilmente inquietante. Il loro obiettivo è infatti quello di &#8220;educarlo&#8221;, di <strong>trasformare Tommy in quel bravo ragazzo</strong> del titolo, di renderlo una persona migliore dopo un ferreo addestramento conseguente alla prigionia. Giorno dopo giorno il prigioniero cerca di abituarsi a quella nuova vita, anche se continua a coltivare la speranza di riuscire a scappare, stringendo un solido legame anche con Rina, <strong>una giovane immigrata</strong> assunta per le pulizie settimanali.</p>
<h2>Good Boy: questione di ruoli &#8211; recensione</h2>
<p>Ovviamente con il procedere della narrazione <strong>il confine tra vittima e carnefice</strong> diventa sempre più labile, con diversi flashback che provano ad aggiungere motivazioni e rivelazioni in un crescendo tensivo che ribolle progressivamente. Tommy scopre di poter ottenere maggiori libertà e comodità dimostrando di essere buono e affidabile, mentre la famiglia comprende di avere sempre più bisogno di lui: <strong>un legame ambiguo</strong>, che rende i cento minuti di <em>Good Boy</em> una visione più sfaccettata del previsto, fino a un epilogo che aggiunge ulteriori significati metaforici.</p>
<p>Il rapimento, con la <strong>reclusione che acquista via via più spazi</strong> tramite l&#8217;ingegnoso sistema a carrucole installato dal padrone di casa per permettere al suo &#8220;ospite forzato&#8221; di muoversi per i vari angoli della dimora, si trasforma così in qualcosa di molto più personale di un semplice atto criminale, ma assume <strong>inaspettati connotati esistenziali</strong> che rendono i personaggi e i loro rapporti una sorta di deformato specchio della società contemporanea.</p>
<h3>Dentro e fuori</h3>
<p>Una favola nera mascherata, con sordida furbizia, da thriller domestico, che utilizza una premessa volutamente estrema quale trampolino di lancio per innescarvi <strong>una riflessione molto più sfumata sulla libertà</strong>, sull&#8217;educazione delle nuove generazioni e sul bisogno di appartenere a qualcuno, non importa quanto questi ti abbia fatto effettivamente del male o meno. <em>Good Boy</em> segna il debutto in lingua inglese di <strong>Jan Komasa</strong>, regista polacco che si era fatto notare per film potenti e scomodi quali <em>La stanza dei suicidi</em> (2011), <em>Corpus Christi</em> (2019) e <em>The Hater</em> (2020) e che anche qui dimostra un talento notevole nell&#8217;esplorare le cosiddette <strong>zone grigie dell&#8217;animo umano</strong>.</p>
<p>La prigionia qui non viene rappresentata come una privazione della libertà fisica, ma come un vero e proprio <strong>sistema di controllo psicologico</strong> nel quale piccoli premi o concessioni diventano carburante per il perfezionamento morale. La fiducia diventa così uno strumento di potere ed è interessante osservare anche il rapporto tra i genitori e il figlio Jonathan, che deve comunque guadagnarsi la comprensione di una coppia di <strong>genitori a dir poco problematici</strong>.</p>
<p>Il cast pensa al resto, con suddetti coniugi che trovano la giusta, placida, morbosità nelle interpretazioni di <strong>Andrea Riseborough e Stephen Graham</strong> &#8211; lui in un ruolo quasi speculare a quello dell&#8217;osannata serie cult <em>Adolescence</em> &#8211; mentre il ruolo più &#8220;scomodo&#8221; è affidato ad <strong>Anson Boom</strong>, già visto in <em>Madame Clicquot</em> e presenza ricorrente negli episodi di <em>MobLand</em>.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Un thriller psicologico più originale della media, nel quale Jan Komasa sfrutta la cattura e successiva prigionia di un ragazzo sbandato per dar vita a un dispositivo narrativo ricco di sfumature. <strong>Educazione, dipendenza, colpa e punizione</strong> in <em>Good Boy</em> si agitano su molteplici suggestioni, con quella tensione inquieta e latente che si fa portatrice di domande scomode.</p>
<p>Non cerca soluzioni facili, non offre un epilogo scontato ma anzi <strong>si rimette in discussione</strong>, ribaltando il confine tra bene e male e trasformando l&#8217;ambiguità in qualcosa di necessario e catartico, per un incubo domestico che non ha bisogno della violenza per <strong>parlare della violenza stessa</strong>.</p>
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		<title>The Last Sunrise, un amore tormentato sotto il sole di Maiorca &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 09:15:45 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/The-Last-Sunrise-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="The Last Sunrise" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/The-Last-Sunrise-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/The-Last-Sunrise-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/The-Last-Sunrise-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/The-Last-Sunrise-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/The-Last-Sunrise-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/The-Last-Sunrise-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/The-Last-Sunrise.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>Oriah &#8220;Ry&#8221; Pera è una ragazza americana affetta da <strong>una rara malattia genetica</strong>, la sclerosi tuberosa, responsabile di crisi epilettiche che rendono complicata la sua futura carriera da ballerina. La <strong>madre, estremamente protettiva</strong> nei suoi confronti, decide di farle trascorrere qualche settimana di relax a Maiorca, dove ha in ballo un importante <strong>progetto immobiliare</strong>.</p>
<p>Come scoprirà ben presto la protagonista di <strong>The Last Sunrise</strong>, l&#8217;isola diventa qualcosa di diverso per lei, e non soltanto una parentesi di libertà nella quale ritrovare se stessa. Sulle suggestive spiagge locali infatti Ry incontra Jilian, un coetaneo originario del posto col quale scatta <strong>un reciproco colpo di fulmine</strong>, pur inizialmente non scevro da reciproche diffidenze. I debiti di lui con uno strozzino locale rischiano però di complicare inevitabilmente le cose.</p>
<h2>The Last Sunrise: prima dell&#8217;alba &#8211; recensione</h2>
<p>Mentre l&#8217;estate procede tra <strong>giri, feste, nuotate e primi amori</strong>, Ry dovrà fare i conti non soltanto con i propri sentimenti ma anche con le bizze di un corpo che rischia di tarparle le ali e l&#8217;ansia di una madre comprensibilmente preoccupata per la sua salute e per il suo avvenire. Come intuibile, in <em>The Last Sunrise</em> le regole del <strong>relativo filone adolescenziale</strong> sono rispettate in pieno, con la love-story tra i due protagonisti pronta ad affrontare i consueti ostacoli nel corso dei <strong>cento minuti di visione</strong>.</p>
<p>Il tutto in un film che è soprattutto <strong>una sorta di &#8220;cartolina in movimento&#8221;</strong> per mostrare le bellezze di Maiorca, con il centro storico, quelle sabbie sinuose e i panorami da sogno che sembrano un vero e proprio invito turistico. In tale <strong>contesto paradisiaco</strong> si svolge una sceneggiatura che segue ogni stereotipo del romance young adult contemporaneo, indirizzandosi sin da subito a <strong>suddetto target</strong>.</p>
<h2>Sotto questo sole</h2>
<p>Sole che scotta, mare infinito, corpi giovani e perfetti, famiglie ricche, passioni contrastate e <strong>l&#8217;immancabile malattia</strong> quale parziale spauracchio, a contaminare una storia d&#8217;amore apparentemente classicissima con toni da melodramma estivo. La regista <strong>Carlson Young</strong>, che ricordiamo per la rom-com <em>Upgraded &#8211; Amore, arte e bugie</em> (2024) e il mediocre thriller <em>Trust</em> (2025) ha preso <strong>il romanzo di Anna Todd</strong> e lo ha portato su schermo senza particolari modifiche rispetto alla formula ormai consolidata, finendo inevitabilmente per soffrire di <strong>una mancanza di originalità</strong> dalle colpe appunto comuni.</p>
<p><strong>Eva Longoria</strong> nelle vesti della madre funge da guest-star, ma il suo ruolo è alquanto riduttivo rispetto alle premesse. Va detto che anche i due protagonisti non brillano in quanto a carisma ed alchimia: <strong>Maria Reficco</strong> &#8211; vista recentemente nel &#8220;nostrano&#8221; <em>La dolce villa</em> (2025) &#8211; e <em>Fernando Lindez</em> non riescono a dar vita a emozioni palpabili. Come la pellicola stessa, anche loro sono <strong>più apparenza che sostanza</strong>, e quell&#8217;ultima parte dove l&#8217;effettivo &#8220;handicap&#8221; torna improvvisamente a far paura segna l&#8217;ennesima svolta forzata di una storia che si <strong>perde nella propria stanca routine</strong>.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Lei arriva dall&#8217;America, cresciuta da <strong>una madre ricca</strong> e iperprotettiva nei suoi confronti (anche a ben vedere, date le premesse). Lui appartiene a <strong>un&#8217;umile famiglia</strong> di Maiorca, minacciata da un progetto immobiliare più losco di quanto appaia. Sarà amore? La risposta è ovvia, almeno per chi conosce le dinamiche alla base dei <strong>contemporanei young adult</strong>.</p>
<p><em>The Last Sunrise</em> non offre soluzioni originali di sorta, limitandosi a <strong>riciclare immaginari ed emozioni a buon mercato</strong> ad uso e consumo dello &#8220;spettatore tipo&#8221;, spesso coetaneo dei protagonisti. Con le suggestive bellezze di Maiorca, fotografate nella soleggiata stagione estiva, a donare <strong>un pizzico di esotismo</strong> a una storia che ripropone dinamiche ampiamente risapute.</p>
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		<title>Le regole del serial killer, un thriller poliziesco inverosimile &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 12:44:56 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Le-regole-del-serial-killer-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Le regole del serial killer" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Le-regole-del-serial-killer-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Le-regole-del-serial-killer-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Le-regole-del-serial-killer-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Le-regole-del-serial-killer-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Le-regole-del-serial-killer-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Le-regole-del-serial-killer-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Le-regole-del-serial-killer.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>Nel giorno che dovrebbe segnare <strong>l&#8217;inizio del suo pensionamento</strong>, il detective Matthew Shaw viene richiamato improvvisamente in centrale in quanto un giovane sospettato, <strong>reo confesso di un omicidio</strong>, ha chiesto di parlare esplicitamente con lui. AJ, questo il nome del potenziale criminale, dichiara di aver commesso una vera e propria serie di delitti e prende di mira proprio Shaw.</p>
<p>Se il protagonista de <strong>Le regole del serial killer</strong> infatti non riuscirà a risolvere i crimini da lui commessi, il figlio adolescente Aaron ne pagherà in prima persona le conseguenze: sepolto vivo in un luogo indefinito, morirà se Shaw avrà fallito il suo compito <strong>nel tempo prestabilito</strong>. Con poche ore a disposizione e l&#8217;ossigeno di Aaron che si esaurisce minuto dopo minuto, il poliziotto è costretto a svelare <strong>un torbido intrigo</strong>, che rivela collegamenti impensabili ai più alti livelli.</p>
<h2>Le regole del serial killer: tic, toc &#8211; recensione</h2>
<p>Un&#8217;idea potenzialmente carica di spunti che finisce per smarrirsi in una sceneggiatura che forza di sovente la mano, con un&#8217;aura derivativa e <strong>quell&#8217;anima da b-movie</strong> che impediscono a sfumature più ambiziose di fare capolino nel corso dell&#8217;ora e mezza di visione. <em>Le regole del serial killer</em> parte come detto da una premessa potenzialmente interessante, ma ben presto il <strong>drammatico conto alla rovescia</strong> si frammenta in indizi da decifrare, false piste, interrogatori e scene madri gratuite, prima di quell&#8217;epilogo che tutti si attendono.</p>
<p>Il regista <strong>David Lipper</strong>, una lunga carriera attoriale su piccolo e grande schermo e una manciata di prove dietro la macchina da presa di poco conto, sceglie invece di trasformare quasi subito il film in <strong>un insieme di inutili spiegazioni</strong>, con le varie rivelazioni &#8211; centellinate ovviamente ad hoc per mantenere la &#8220;presa&#8221; sullo spettatore &#8211; che si susseguono in maniera poco fluida durante <strong>il procedere dell&#8217;indagine</strong>.</p>
<h2>Un caso che non avvince</h2>
<p>Il problema principale è come <strong>il mistero sia in realtà svelato sin da subito</strong>, o almeno le sue dirette conseguenze. Il pubblico sa già dopo i primi minuti che sono stati commessi tre brutali omicidi, e la missione di Shaw diventa così <strong>estremamente personale</strong>, nel tentativo di scoprire dove si trovi il figlio rapito.</p>
<p>Un detective che è puramente accessorio, in quanto non risolve direttamente gli enigmi che vengono posti davanti, ma si limita a <strong>seguire le indicazioni del villain</strong>, che nasconde un passato tragico e tormentato e ha motivazioni ben solide per quella che, a conti fatti, è una vendetta in piena regola. A tal proposito, non stoppate la visione al giungere dei titoli di coda, in quanto vi è una scenetta poco dopo che <strong>chiude definitivamente il cerchio</strong> in tal senso.</p>
<p><strong>Josh Duhamel</strong>, più imbolsito del solito, cerca in ogni caso di dare dignità al protagonista, un detective prossimo alla pensione che ha sacrificato quasi completamente la famiglia per quel lavoro che l&#8217;ha consumato oltre misura e che ora si trova a dover fare la cosa giusta sotto il giogo di <strong>un tempo sempre più tiranno</strong>. Anche l&#8217;interpretazione di <strong>Dylan Sprouse</strong> è volenterosa quanto basta, scimmiottante qua e là l&#8217;Edward Norton di <em>Schegge di paura</em> (1996), ma è anch&#8217;essa vittima di una sceneggiatura che abbozza appena i personaggi, con un trattamento ancor più <strong>superficiale riservato al contorno</strong> di figure secondarie.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Un thriller poliziesco che spreca la buona premessa di partenza e si rivela, a conti fatti, <strong>sorprendentemente innocuo</strong>. Un detective prossimo alla pensione si ritrova a indagare su una serie di delitti commessi da un giovane reo-confesso, il quale ha anche rapito suo figlio come miccia per costringerlo ad avviare <strong>un&#8217;indagine destinata a svelare crimini</strong> che coinvolgono le alte sfere del potere.</p>
<p><em>Le regole del serial killer</em> cerca di sfruttare l&#8217;intesa tra Josh Duhamel e Dylan Sprouse, che si impegnano ma poco possono fare in <strong>una sceneggiatura spesso lacunosa</strong> e scandita da tappe obbligate, con la tensione sacrificata agli altari di soluzioni inverosimili. Ne risulta un&#8217;operazione incapace di valorizzare una <strong>materia narrativa potenzialmente interessante</strong>.</p>
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		<title>Discesa negli inferi, l&#8217;orrore si nasconde negli abissi &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2026 10:07:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film da vedere]]></category>
		<category><![CDATA[Piattaforme streaming]]></category>
		<category><![CDATA[Prime Video]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Discesa-negli-inferi-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Discesa negli inferi" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Discesa-negli-inferi-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Discesa-negli-inferi-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Discesa-negli-inferi-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Discesa-negli-inferi-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Discesa-negli-inferi-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Discesa-negli-inferi-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Discesa-negli-inferi.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>Un nemico di origine sconosciuta, un&#8217;ambientazione che ci trascina <strong>nelle profondità della Terra</strong> e un gruppo di personaggi pronti a fungere da classiche vittime sacrificali, come nel più classico horror di serie B. <strong>Discesa negli inferi</strong>, libero adattamento dell&#8217;originale <em>Bone Keeper</em> (ovvero <em>Il custode delle ossa</em>), non nasconde la propria natura <strong>estremamente derivativa</strong>, con l&#8217;obiettivo di strizzare l&#8217;occhio agli appassionati del filone.</p>
<p>Appassionati che potranno cogliere fin da subito <strong>le numerose citazioni</strong>, alcune volute altre meno, a capisaldi del genere, dalla saga di <em>Alien</em> nella rappresentazione di questa creatura assimilante alle atmosfere claustrofobiche di <em>The Descent &#8211; Discesa nelle tenebre</em> (2005). Come nel cult di Neil Marshall infatti la vicenda è ambientata per gran parte in quelle <strong>grotte sotterranee</strong> dove si innesca la disperata lotta per la sopravvivenza dei personaggi, contro questo <strong>villain di provenienza extraterrestre</strong>.</p>
<h2>Discesa negli inferi: tra cielo e Terra &#8211; recensione</h2>
<p>Che il babau provenga da un altro mondo lo scopriamo sin dal prologo, dove <strong>quattrocentomila anni fa</strong> un meteorite si schianta sul nostro pianeta in una zona boschiva dell&#8217;odierno Galles. I primi a farne le spese, imbattendosi nel mostro che l&#8217;asteroide portava con sé, sono <strong>una famiglia di Neanderthal</strong>. Prima di arrivare ai giorni nostri, l&#8217;azione si sposta poi nel 1976, con il giornalista James Wheeler che decide di indagare proprio sulle voci riguardanti quell&#8217;oscura presenza, entrando <strong>all&#8217;interno di suddette cavità</strong> e scomparendo senza lasciare traccia.</p>
<p>Nel presente la nipote dell&#8217;uomo, Olivia Wheeler, intende ripercorrerne le tracce dopo che anche <strong>sua madre è svanita misteriosamente</strong> nel nulla mentre cercava di scoprire di più sulle sorti del genitore. In compagnia di alcuni amici e di una videoblogger incrociata per caso, la protagonista di <em>Discesa negli inferi</em> scoprirà ben presto come <strong>la leggenda sia spaventosamente reale</strong>.</p>
<h2>Più contro che pro</h2>
<p>Se la sceneggiatura fosse stata un minimo più curata, <em>Discesa negli inferi</em> avrebbe anche potuto garantire <strong>qualche discreta emozione a tema</strong>. Gli effetti speciali, pur portandosi dietro un ché di finto nella loro pur accattivante <strong>essenza prostetica</strong>, riescono infatti a essere inquietanti in diversi passaggi e lo stesso design delle creature, per quanto non originalissimo, riesce a farsi <strong>gradevolmente disturbante</strong> nelle fasi più concitate del racconto.</p>
<p>Ma la caratterizzazione dei protagonisti e le decisioni che questi prendono nel corso degli eventi sembra forzata unicamente a garantire una <strong>progressiva eliminazione degli elementi secondari</strong>, lasciando il finale aperto a una sorta di &#8220;resa dei conti&#8221; tra Olivia e quella nemesi che ha da decenni un conto in sospeso con la sua famiglia. Peccato che le <strong>inverosimiglianze a tratti siano troppo marcate</strong> per essere anche solo parzialmente giustificabili, rovinando quell&#8217;atmosfera di crescente terrore che pur nella parte centrale si stava progressivamente insinuando nella narrazione.</p>
<p><strong>Non aiuta un cast</strong> che, complice la scarsa caratterizzazione dei relativi alter-ego, non si impegna più di tanto e che vanta come guest-star la presenza di <strong>John Rhys-Davies</strong>, iconico interprete di Gimli nella trilogia de <em>Il signore degli anelli</em> e volto conosciuto su grande e piccolo schermo.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Il <strong>terrore si nasconde negli abissi</strong> e le sue malcapitate vittime cadono tra le sue grinfie più per stupidità e forzature narrative che per effettiva coerenza del racconto, in un <strong>horror di serie B</strong> che prova a farsi leva sulla propria natura derivativa. <em>Discesa negli inferi</em> avrebbe però dovuto giocare maggiormente sull&#8217;autoironia per risultare efficace, prendendosi invece <strong>fin troppo sul serio</strong> nel corso dei novanta minuti di visione.</p>
<p>Quelle grotte che celano nei loro anfratti una <strong>creatura aliena ormai millenaria</strong>, potenziale distruttrice di mondi rimasta nascosta per secoli agli occhi dell&#8217;umanità, sono l&#8217;ambientazione ideale per le <strong>scene maggiormente tensive</strong> e gli effetti speciali prostetici, seppur portandosi dietro un sapore di &#8220;finto&#8221;, si fanno qua e là piacevolmente disturbanti, per un racconto che finisce poi per perdersi in <strong>svolte prevedibili e facilmente evitabili</strong>.</p>
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		<title>Jacqueline Luna protagonista di &#8216;Due cuori in affitto&#8217;: cast, trama e anticipazioni sulla nuova serie Prime</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Di Tommaso]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 05:49:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Anticipazioni Tv]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="696" height="385" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/jacqueline-luna-giacomo-gianniotti-in-due-cuori-in-affitto-1024x566.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="jacqueline luna giacomo gianniotti in due cuori in affitto" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/jacqueline-luna-giacomo-gianniotti-in-due-cuori-in-affitto-1024x566.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/jacqueline-luna-giacomo-gianniotti-in-due-cuori-in-affitto-300x166.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/jacqueline-luna-giacomo-gianniotti-in-due-cuori-in-affitto-768x424.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/jacqueline-luna-giacomo-gianniotti-in-due-cuori-in-affitto-696x385.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/jacqueline-luna-giacomo-gianniotti-in-due-cuori-in-affitto-1068x590.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/jacqueline-luna-giacomo-gianniotti-in-due-cuori-in-affitto-760x420.jpg 760w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/jacqueline-luna-giacomo-gianniotti-in-due-cuori-in-affitto.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" />Jacqueline Luna sarà la protagonista di &#8216;Due cuori in affitto&#8216;, nuova serie Prime Video ispirata al romanzo romantico di Felicia Kingsley. Scopriamo insieme chi farà parte del cast, la trama e cosa ha detto l&#8217;attrice riguardo la sua parte. Jacqueline Luna è Stella in &#8216;Due cuori in affitto&#8217; Dopo aver recitato nel film &#8216;Io+Te&#8217; nelle [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="385" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/jacqueline-luna-giacomo-gianniotti-in-due-cuori-in-affitto-1024x566.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="jacqueline luna giacomo gianniotti in due cuori in affitto" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/jacqueline-luna-giacomo-gianniotti-in-due-cuori-in-affitto-1024x566.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/jacqueline-luna-giacomo-gianniotti-in-due-cuori-in-affitto-300x166.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/jacqueline-luna-giacomo-gianniotti-in-due-cuori-in-affitto-768x424.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/jacqueline-luna-giacomo-gianniotti-in-due-cuori-in-affitto-696x385.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/jacqueline-luna-giacomo-gianniotti-in-due-cuori-in-affitto-1068x590.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/jacqueline-luna-giacomo-gianniotti-in-due-cuori-in-affitto-760x420.jpg 760w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/jacqueline-luna-giacomo-gianniotti-in-due-cuori-in-affitto.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p><strong>Jacqueline Luna</strong> sarà la protagonista di &#8216;<em>Due cuori in affitto</em>&#8216;, nuova serie Prime Video ispirata al romanzo romantico di Felicia Kingsley. Scopriamo insieme chi farà parte del cast, la trama e cosa ha detto l&#8217;attrice riguardo la sua parte.</p>
<h2>Jacqueline Luna è Stella in &#8216;Due cuori in affitto&#8217;</h2>
<p>Dopo aver recitato nel film &#8216;Io+Te&#8217; nelle vesti di Zoe, arriva ora un ruolo da protagonista per <strong>Jacqueline Luna</strong>. L&#8217;attrice, mamma del piccolo Enea avuto con Ultimo, ha postato una storia in cui ha svelato che sarà <strong>Stella</strong> in &#8216;<em>Due cuori in affitto</em>&#8216;.</p>
<p>Queste le sue parole:</p>
<p><em>&#8220;DUE CUORI IN AFFITTO, ma a differenza del libro, è ambientata in Italia, quindi sarò la vostra Summer, ma con il nome italianizzato. Non vedo l&#8217;ora, dopo tanti tanti provini e NO&#8230; ho ricevuto QUELLA chiamata .. quel SÌ! Ce la metterò tutta per portare in vita la versione più vera di Stella, con Giacomo Gianniotti che interpreta il protagonista maschile Blake, ci sarà da divertirsi!&#8221;</em></p>
<p>Nella nuova serie Prime Video, di cui a breve inizieranno le riprese, i protagonisti sono infatti Jacquiline Luna e <strong>Giacomo Gianniotti</strong> che abbiamo visto anche in &#8216;<em>Grey&#8217;s Anatomy&#8217;</em> e recentemente in &#8216;<em>Inganno</em>&#8216;.</p>
<h3>Di cosa parla il libro: la trama</h3>
<p>Dato che la serie sarà ambientata nel nostro Paese, tutti i nomi saranno italiani ad eccezione del protagonista che resta Blake. Nel libro, Stella (Summer) e Blake sono due persone dai caratteri opposti. Lei ha ventisette anni, è fidanzata con un uomo più grande, sogna di diventare una sceneggiatrice di successo e lavora come assistente del direttore di produzione di una serie tv.</p>
<p>Blake invece ha trentatré anni, è single ed è uno scrittore famoso che vende milioni di copie. I due si ritrovano nella stessa casa delle vacanze che è stata affittata per errore a entrambi e nessuno dei due vuole andarsene. Casa che nel libro era negli Hamptons e che invece nella serie sarà in Italia.</p>
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		<title>Elevator Boys &#8211; Ritorno Agli Anni 90, la recensione: un film musicale a spasso nel tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 09:58:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film da vedere]]></category>
		<category><![CDATA[Piattaforme streaming]]></category>
		<category><![CDATA[Prime Video]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Elevator-Boys-Ritorno-Agli-Anni-90-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Elevator Boys - Ritorno Agli Anni 90" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Elevator-Boys-Ritorno-Agli-Anni-90-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Elevator-Boys-Ritorno-Agli-Anni-90-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Elevator-Boys-Ritorno-Agli-Anni-90-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Elevator-Boys-Ritorno-Agli-Anni-90-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Elevator-Boys-Ritorno-Agli-Anni-90-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Elevator-Boys-Ritorno-Agli-Anni-90-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Elevator-Boys-Ritorno-Agli-Anni-90.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" />Matteo, Jonas, Chris, Ben e Oliver sono cinque amici inseparabili che sognano di sfondare nel mondo della musica come una boy band. Quando si presenta loro l&#8217;occasione di esibirsi davanti a un pubblico numeroso e poter così far valere il loro nome nel settore, Ben si tira indietro, mettendo in discussione il futuro dell&#8217;intero gruppo. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Elevator-Boys-Ritorno-Agli-Anni-90-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Elevator Boys - Ritorno Agli Anni 90" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Elevator-Boys-Ritorno-Agli-Anni-90-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Elevator-Boys-Ritorno-Agli-Anni-90-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Elevator-Boys-Ritorno-Agli-Anni-90-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Elevator-Boys-Ritorno-Agli-Anni-90-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Elevator-Boys-Ritorno-Agli-Anni-90-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Elevator-Boys-Ritorno-Agli-Anni-90-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Elevator-Boys-Ritorno-Agli-Anni-90.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>Matteo, Jonas, Chris, Ben e Oliver sono cinque amici inseparabili che sognano di <strong>sfondare nel mondo della musica</strong> come una boy band. Quando si presenta loro l&#8217;occasione di esibirsi davanti a un pubblico numeroso e poter così far valere il loro nome nel settore, Ben <strong>si tira indietro</strong>, mettendo in discussione il futuro dell&#8217;intero gruppo. La rottura si compie durante una discesa in ascensore e improvvisamente, quando escono dalla cabina, scoprono di essere stati <strong>trasportati nel lontano 1995</strong>.</p>
<p>Tre decenni separano ora i protagonisti di <strong>Elevator Boys: Ritorno Agli Anni 90</strong> dal presente al quale erano abituati e inizialmente faticano a ritrovarsi in un&#8217;epoca per loro quasi &#8220;preistorica&#8221;. <strong>Tornare nell&#8217;anno giusto</strong> si rivela molto più complicato del previsto e i ragazzi si convincono che soltanto che una misteriosa canzone di quel periodo possa rappresentare la chiave di volta per <strong>rifare il viaggio al contrario</strong>, prima che quel passato finisca per diventare il loro nuovo domani.</p>
<h2>Elevator Boys: tempi sbagliati &#8211; recensione</h2>
<p>Il salto temporale diventa come prevedibile un&#8217;occasione per capire cosa significhino davvero <strong>amicizia, ambizione e successo</strong>, e soprattutto quanto si sia disposti a sacrificare per raggiungere la fama. Un qualcosa di già ampiamente visto che in questa nuova rivisitazione paga <strong>enormi limiti di sceneggiatura e di recitazione</strong>, con la scelta di casting e alla base del progetto che già in partenza faceva presagire il peggio.</p>
<p>A vestire i ruoli principali troviamo infatti gli <strong>Elevator Boys, gruppo di content creator</strong> tedeschi diventati famosi su <em>TikTok</em>. Attori quindi improvvisati, che non a caso evidenziano enormi limiti espressivi nel procedere di una vicenda il cui sapore paradossale si esaurisce in fretta, per via di una narrazione che si perde in <strong>forzature e svolte poco credibili</strong>. A cominciare proprio da quegli amori che nascono in un batter d&#8217;occhio tra i protagonisti e le ragazze degli anni &#8217;90, una di loro poi fondamentale per le future svolte di trama.</p>
<h3>Un film superficiale oltre misura</h3>
<p>Il <strong>gioco metacinematografico</strong> che sulla carta avrebbe potuto funzionare, ovvero quello di spedire un gruppo nato sui social network in un contesto storico dove gli <strong>smartphone e internet non esistevano ancora</strong>, non viene colto a dovere. La macchina da presa non fa altro che propinarci primi piani o disavventure romantiche dei cinque ragazzotti, senza che il loro <strong>percorso a spasso nel tempo</strong> sia abitato da sfumature o risvolti almeno parzialmente interessanti.</p>
<p>L&#8217;effetto nostalgia rischia di essere parodiato più che omaggiato, limitandosi a una semplice ed esangue <strong>raccolta di oggetti e situazioni degli anni Novanta</strong>. Le differenze tra i due decenni sono pressoché minime, tolta la succitata mancanza di campo e connessione internet, e tutto avviene troppo in fretta per concedere un minimo di maturazione agli <em>Elevator Boys</em>, che rimangono così delle <strong>(in)volontarie caricature</strong>.</p>
<p>Amicizia, storie d&#8217;amore e consapevolezza dei propri mezzi diventano semplici espedienti narrativi per dar vita a soluzioni stereotipate e arrivare al minutaggio minimo di un&#8217;ora e mezza, in quella che rimane un&#8217;operazione dedicata <strong>esclusivamente ai fan del gruppo</strong>.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Una commedia musicale che cerca di sfruttare <strong>il successo social del gruppo protagonista</strong>, ma che si rivela mediocre sotto pressoché ogni punto di vista, incapace di sfruttare una premessa, seppur abusata, ricca di potenzialità. Il salto temporale dal presente alla metà degli anni Novanta non viene sfruttato a dovere, limitandosi a <strong>riciclare un immaginario teen</strong> ormai scontato.</p>
<p>Pettorali scolpiti, <strong>canzoni orecchiabili e sorrisi sornioni</strong> pronti a far colpo sulle fan di <em>TikTok</em> e sulle ragazze di questo 1995 che sembra una tragicomica caricatura di quanto effettivamente fu. <em>Elevator Boys: Ritorno agli anni &#8217;90</em> non gioca come dovrebbe con le differenze tra i due periodi storici e propone <strong>una confezione troppo lineare</strong> per essere un minimo interessante.</p>
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		<title>Chum: esca mortale, uno shark-movie dove lo squalo è in &#8220;buona&#8221; compagnia &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 16:23:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film da vedere]]></category>
		<category><![CDATA[Piattaforme streaming]]></category>
		<category><![CDATA[Prime Video]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Chum-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Chum: Esca mortale" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Chum-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Chum-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Chum-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Chum-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Chum-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Chum-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Chum.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" />Malta. Tina e Tom sono freschissimi sposi, ma dietro le apparenze si cela in realtà una relazione già al tramonto. Lei lavora per una compagnia petrolifera, lui è un attivista ambientalista, e le loro posizioni agli antipodi rischiano di compromettere il loro futuro insieme. Nonostante i problemi, i due vengono convinti dagli amici a partecipare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Chum-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Chum: Esca mortale" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Chum-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Chum-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Chum-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Chum-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Chum-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Chum-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Chum.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>Malta. Tina e Tom sono freschissimi sposi, ma dietro le apparenze si cela in realtà una <strong>relazione già al tramonto</strong>. Lei lavora per una compagnia petrolifera, lui è un attivista ambientalista, e le loro posizioni agli antipodi rischiano di compromettere il loro futuro insieme. Nonostante i problemi, i due vengono convinti dagli amici a partecipare a <strong>un&#8217;escursione in catamarano</strong>.</p>
<p>Una scelta che per i malcapitati protagonisti di <strong>Chum: Esca mortale</strong> si rivelerà a posteriori ben poco accorta: durante la navigazione infatti uno squalo attacca l&#8217;imbarcazione, il capitano viene ucciso e il gruppo finisce <strong>disperso in mare aperto</strong>.</p>
<p>Ma non è finita qui, giacché i superstiti pensano di aver trovato <strong>un&#8217;insperata salvezza</strong> nell&#8217;arrivo, quanto mai provvidenziale, del pescatore Roy, che li salva e accoglie a bordo della sua barca. Ben presto il marinaio non tarderà a manifestare le sue vere intenzioni e la luna e miele di Tina e Tom si trasformerà in <strong>un incubo ancora più spaventoso</strong>.</p>
<h2>Chum: in fondo al mar&#8230; &#8211; recensione</h2>
<p>Quella che doveva essere una vacanza tra lusso, bere e divertimenti sfrenati, pur con le evidenziate ombre di nozze a dir poco controverse, si trasforma ben presto in <strong>una disperata lotta per la sopravvivenza</strong> nella quale vecchi conflitti e rancori rischiano di mettere alla prova il legame tra i personaggi, proprio nel momento più pericoloso delle loro esistenze.</p>
<p>Non è un caso che in molti abbiano definito <em>Chum: Esca mortale</em> come una sorta di brutta copia / (in)volontaria parodia di un film ben più riuscito quale <em>Dangerous Animals</em> (2025). Anche in quest&#8217;occasione infatti alla minaccia già di per sé proibitiva del <strong>famelico pescecane</strong> si aggiunge quella di uno psicopatico pronto a usare le sue ignare vittime come esche per uno scopo ben preciso. Le <strong>motivazioni del villain</strong> sono brevemente introdotte nel prologo, ma appaiono troppo labili per dare credibilità a un contesto narrativo che manifesta <strong>enormi lacune</strong>.</p>
<h3>Un approccio incomprensibile</h3>
<p>I <strong>pessimi effetti speciali</strong>, con il vedo / non vedo nelle sequenze più concitate dove lo squalo fa la sua comparsa e le acque che si macchiano di rosso a nascondere i prevedibili maciullazioni e squartamenti, danno l&#8217;idea <strong>dell&#8217;anima da serie B</strong> di un&#8217;operazione che non sa mai se cedere totalmente alla deriva trash o mantenere una serietà fuori luogo. La gestione dei rapporti tra il gruppo di amici è fin troppo rigida e <strong>il messaggio ecologista</strong> viene messo in campo in maniera gratuita, mentre lo sprint kitsch emerge timidamente soltanto in un paio di scene &#8211; ma una di queste, nelle fasi finali, potrebbe valere da sola <strong>il prezzo della visione</strong> per gli amanti di tali esagerazioni.</p>
<p>La sceneggiatura segue le classiche <strong>dinamiche dello slasher</strong>, declinato nelle ovvie derivazioni da <em>shark-movie</em>, con la maggior parte delle figure che compaiono su schermo destinate unicamente al loro &#8220;uso alimentare&#8221; come <strong>carne da macello per le fauci</strong> dell&#8217;insaziabile creatura acquatica. Lo stesso cast è composto da volti pressoché sconosciuti, con l&#8217;esclusione della bionda <strong>Alice Eve </strong>nei panni della combattiva Tina, effettiva alfa e omega del racconto.</p>
<p>Il titolo <em>Chum</em>, che in inglese indica la <strong>pastura utilizzata per attirare gli squali</strong>, suggerisce una potenziale consapevolezza da <em>exploitation</em> che avrebbe potuto e dovuto essere sfruttata molto meglio per dar vita a un&#8217;operazione divertente e <strong>consapevole dei propri limiti</strong>, cosa che purtroppo non è avvenuta.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Uno shark movie che si prende troppo sul serio, a parte un paio di sequenze che &#8220;brillano&#8221; per il loro nonsense e potrebbero regalare <strong>sporadiche soddisfazioni agli amanti del trash</strong>. Ma in generale <em>Chum: Esca mortale</em> non sfrutta con cognizione di causa le logiche della sana serie B di genere, mettendo <strong>in evidenza mancanze</strong> sia narrative che di relativa messa in scena.</p>
<p>La sceneggiatura, una sorta di parziale scopiazzatura di <em>Dangerous Animals</em> (2025), uscito l&#8217;anno prima, cerca di sfruttare il biondo fascino di Alice Eve ma soccombe sotto il peso di <strong>una scrittura rudimentale</strong>, con i mediocri effetti speciali a completare un quadro certamente poco edificante. E nell&#8217;ora e mezza di visione <strong>si salva ben poco</strong>, a cominciare proprio dai personaggi.</p>
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		<title>TILT! Music Generation arriva su Prime Video: Orietta Berti sceglie Tony Effe per un featuring, Briga provoca su Sanremo: “Avrei vinto a mani basse”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nunzio Zeccato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 15:41:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="696" height="406" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/TILT-Music-Generation-1024x598.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="TILT! Music Generation" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/TILT-Music-Generation-1024x598.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/TILT-Music-Generation-300x175.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/TILT-Music-Generation-768x449.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/TILT-Music-Generation-696x407.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/TILT-Music-Generation-1068x624.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/TILT-Music-Generation-719x420.jpg 719w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/TILT-Music-Generation.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" />È ora disponibile su Prime Video la prima stagione di “TILT! Music Generation”, il nuovo format di intrattenimento musicale prodotto da VisionFilm Srl e distribuito da Star-M, che racconta la musica italiana attraverso lo sguardo, il linguaggio e la sensibilità delle nuove generazioni. TILT! Music Generation arriva su Prime Video: tra gli ospiti Orietta Berti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="406" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/TILT-Music-Generation-1024x598.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="TILT! Music Generation" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/TILT-Music-Generation-1024x598.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/TILT-Music-Generation-300x175.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/TILT-Music-Generation-768x449.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/TILT-Music-Generation-696x407.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/TILT-Music-Generation-1068x624.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/TILT-Music-Generation-719x420.jpg 719w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/TILT-Music-Generation.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>È ora disponibile su <strong>Prime Video</strong> la prima stagione di <b>“TILT! Music Generation”</b>, il nuovo format di intrattenimento musicale prodotto da <strong>VisionFilm Srl</strong> e distribuito da <strong>Star-M</strong>, che racconta la musica italiana attraverso lo sguardo, il linguaggio e la sensibilità delle nuove generazioni.</p>
<h2>TILT! Music Generation arriva su Prime Video: tra gli ospiti Orietta Berti e Briga</h2>
<p>Interviste, conversazioni, giochi, provocazioni e momenti di puro intrattenimento si incontrano in un programma dal ritmo dinamico, capace di mettere a confronto alcuni dei protagonisti della scena musicale contemporanea con artisti che hanno attraversato e segnato diverse generazioni.</p>
<p>A guidare il programma sono <b>Angelo Cattivelli e Giulia Sara Salemi</b>, affiancati da <b>Hans Pellegrini, Matteo Cardani, Lorenzo Marinelli e Stefano Scala</b>. Il risultato è un racconto che mescola musica, cultura pop, moda, lifestyle e fenomeni social, con uno sguardo particolarmente attento ai linguaggi della Generazione Z.</p>
<p>Grande spazio viene riservato anche ai talenti emergenti, agli artisti che stanno costruendo il proprio percorso e che rappresentano le voci della nuova scena musicale. Puntata dopo puntata, TILT! dà infatti spazio a una nuova voce, accompagnandola nella sua crescita e portandola all’attenzione del pubblico.</p>
<h3>Orietta Berti: “Farei un featuring con Tony Effe”</h3>
<p>Tra i momenti più curiosi di questa stagione e destinati a far discutere ci sono naturalmente quelli dedicati agli ospiti e alle loro dichiarazioni più sorprendenti. Particolarmente interessante il passaggio con <b>Orietta Berti</b>, icona della musica italiana e protagonista di un confronto che mette insieme generazioni e linguaggi apparentemente molto distanti. Nel corso dell’intervista, l’artista ha raccontato anche il suo rapporto con il Festival di Sanremo, <strong>rivelando che agli inizi non avrebbe mai voluto partecipare alla kermesse.</strong></p>
<p>E proprio sul terreno delle contaminazioni tra generazioni arriva una delle risposte più curiose dell’intervista a Orietta Berti. Alla domanda su con quale artista della nuova scena musicale realizzerebbe un featuring, la cantante non ha avuto dubbi: <em><strong>“Tony Effe”</strong></em>. Una scelta che, per l’incontro tra l’icona della musica italiana e uno dei protagonisti della scena urban contemporanea, non è certo passata inosservata.</p>
<p>Un’eventuale collaborazione tra Orietta Berti e Tony Effe rappresenterebbe, del resto, proprio lo spirito di TILT!: mettere in dialogo mondi musicali differenti, generazioni diverse e personalità apparentemente lontane, trasformando il confronto in intrattenimento.</p>
<h3>Briga e la provocazione su Sanremo: “Se avessi partecipato, avrei vinto a mani basse”</h3>
<p>A far scattare il “TILT!” è anche <b>Mattia Briga</b>, protagonista di una dichiarazione decisamente provocatoria sul Festival di Sanremo. Parlando dell’edizione 2026 della kermesse, il cantautore romano ha infatti dichiarato che, <b>se avesse partecipato, “avrebbe vinto a mani basse”</b>.</p>
<p>Una frase volutamente provocatoria, perfettamente in linea con il tono del programma e con quella componente di confronto diretto che caratterizza le interviste di <strong>Angelo Cattivelli</strong>. Una dichiarazione che inevitabilmente alimenta la curiosità sul prossimo Festival, soprattutto considerando il nuovo corso affidato alla conduzione e alla direzione artistica di <b>Stefano De Martino</b>.</p>
<p>Ed è proprio questo uno degli elementi distintivi di TILT!: non limitarsi a raccontare gli artisti, ma metterli alla prova, stimolarli e portarli a esprimere opinioni, ricordi e dichiarazioni capaci di andare oltre la classica intervista promozionale.</p>
<h3>Due modi diversi di incontrare gli artisti</h3>
<p>Il cuore del format è infatti il confronto con gli ospiti. Da una parte ci sono le conversazioni di <b>Giulia Sara Salemi</b>, più intime e personali, realizzate sul divano, dove gli artisti possono raccontarsi con maggiore libertà. Dall’altra ci sono gli interventi di <b>Angelo Cattivelli alla scrivania</b>, più veloci, spontanei e provocatori, con un obiettivo preciso: mettere l’ospite alla prova e portarlo, appunto, in TILT!.</p>
<p>Nel corso della prima stagione sono protagonisti, oltre a Orietta Berti e Mattia Briga, anche <b>Chiara Galiazzo, Shade, SeltSam, Silent Bob, Principe, Senza CRI, Bels, Will e Banfy</b>, definito nel comunicato il “re dei tormentoni”.</p>
<h3>Un format che continua sui social</h3>
<p>“TILT! Music Generation” non si esaurisce con la visione della puntata. Ogni episodio prosegue infatti anche sui social, attraverso contenuti pensati specificamente per <b>TikTok, Instagram e YouTube</b>, con l’obiettivo di portare il racconto della musica direttamente negli spazi digitali frequentati dalla Gen Z. Il progetto nasce da un’idea di <b>Christian De Fazio</b>, che firma anche il progetto autoriale insieme ad Angelo Cattivelli. La produzione è affidata a <b>VisionFilm Srl</b>, mentre la distribuzione è curata da <b>Star-M</b>, partner per la diffusione del format su Prime Video.</p>
<p>L’identità visiva è firmata da <b>Flash Up Studio</b>, mentre la regia è di <b>Max Pozzi</b>, che imprime al programma un ritmo moderno e dinamico, in sintonia con i linguaggi audiovisivi delle piattaforme digitali e dei social network. Con una formula che combina artisti affermati, nuove promesse, interviste, musica, ironia e provocazione, <b>TILT! Music Generation</b> punta così a costruire un ponte tra generazioni diverse e a raccontare la musica italiana con uno sguardo nuovo.</p>
<p>E tra una Orietta Berti pronta a confrontarsi con il mondo di Tony Effe e un Briga convinto che, a Sanremo, avrebbe potuto “vincere a mani basse”, il programma sembra avere già trovato la sua cifra: <b>mettere gli artisti davanti alle loro parole, alle loro storie e alle loro provocazioni, fino a mandarli davvero in TILT!</b></p>
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		<title>The Aeronauts, la recensione del film in streaming su Prime Video</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessio Zuccari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Aug 2026 15:17:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Piattaforme streaming]]></category>
		<category><![CDATA[Prime Video]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="696" height="348" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2023/11/The-Aeronauts-1024x512.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="The Aeronauts" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2023/11/The-Aeronauts-1024x512.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2023/11/The-Aeronauts-300x150.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2023/11/The-Aeronauts-768x384.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2023/11/The-Aeronauts-696x348.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2023/11/The-Aeronauts-1068x534.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2023/11/The-Aeronauts-840x420.jpg 840w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2023/11/The-Aeronauts.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" />Tra le spinte che portano l&#8217;uomo a raggiungere obiettivi apparentemente fuori dalla sua portata c&#8217;è sempre stata e sempre ci sarà quella di sognare in verticale. Di proiettarsi nel cielo e poi ancora più in là di esso, di sfiorare con mano l&#8217;intangibile. Tra le altezze siderali capita però di perdersi e non tornare più, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="348" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2023/11/The-Aeronauts-1024x512.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="The Aeronauts" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2023/11/The-Aeronauts-1024x512.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2023/11/The-Aeronauts-300x150.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2023/11/The-Aeronauts-768x384.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2023/11/The-Aeronauts-696x348.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2023/11/The-Aeronauts-1068x534.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2023/11/The-Aeronauts-840x420.jpg 840w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2023/11/The-Aeronauts.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>Tra le spinte che portano l&#8217;uomo a raggiungere obiettivi apparentemente fuori dalla sua portata c&#8217;è sempre stata e sempre ci sarà quella di sognare in verticale. Di proiettarsi nel cielo e poi ancora più in là di esso, di sfiorare con mano l&#8217;intangibile. Tra le altezze siderali capita però di perdersi e non tornare più, o magari perdere qualcosa o qualcuno e doversi riscoprire daccapo. The Aeronauts, film in streaming su Prime Video, diretto dal britannico <strong>Tom Harper</strong> e sceneggiato insieme a <strong>Jack Thorne</strong>, condensa queste aspirazioni in un pallone aerostatico innalzato a oltre diecimila metri da terra.</p>
<h2>Recensione film &#8220;The Aeronauts&#8221;</h2>
<p>Amelia (<strong>Felicity Jones</strong>) e James (<strong>Eddie Redmayne</strong>), i due protagonisti di The Aeronauts, sono i due volti fondamentali per conquistare un obiettivo ancora mai raggiunto. Lei è un&#8217;ambiziosa quanto osteggiata donna pilota di mongolfiere in quella che è la società misogina e maschilista dell’Inghilterra del secondo ottocento. Lui è invece uno scienziato della Royal Society considerato da molti alla stregua di un veggente. Lei è poi tutta estro, passione e sentimento, mentre lui si affida al valore del freddo calcolo e dell&#8217;infallibile scienza. L’obiettivo di una coppia tanto differente è quello di confermare teorie scientifiche fino a quel momento considerate solo parole su carta, e per farlo l&#8217;unico è librarsi in aria sino a raggiungere altezze solo immaginate. Il prezzo da pagare è però notevole.</p>
<p>A muovere il duo e a fargli unire le forze sono poi anche motivazioni profondamente diverse, che solo spostandosi in alto un pezzetto di cielo alla volta trovano un punto di incontro. Per James è la prima esperienza tra le nuvole, mosso da un impulso radicato in lui sin dalla tenera età. Amelia tra quelle nuvole (che sono quasi cosmo) ha invece detto addio a qualcuno, e forse anche a un pezzetto di se stessa. È come un albatros al quale è stata strappata un’ala per poi venire respinto con crudeltà nel mondo a lei ora incomprensibile degli umani, tanto sgraziato in terra quanto magnifico in volo.</p>
<h2>Opinione su The Aeronauts</h2>
<p>Tra i pregi di The Aeronauts c&#8217;è il suo saper non cedere a facili sensazionalismi, né tantomeno a una drammatizzazione ossessiva. I due interpreti non escono dalla loro comfort zone, è vero. Ma è anche una cosa alla quale dopotutto non sono chiamati. Servono a fare da traghettatori di quello che in fin dei conti è un semplice gioco degli opposti costretti a conoscersi nello spazio limitatissimo della cesta dell&#8217;aerostato &#8211; con un Eddie Redmayne che in questi ruoli a dire il vero sembra sempre più uguale a se stesso.</p>
<p>Il film di Harper argomenta bene e con soluzioni efficaci, lavorando sulla fibra emotiva e  toccando le giuste corde di vertigine e lacrima, senza fare più di quanto sarebbe capace di gestire e offrendo un intrattenimento che mantiene ciò che promette.</p>
<h2>Curiosità su The Aeronauts</h2>
<p>&#8211; James Glaisher è stato un vero meteorologo inglese ricordato per il suo lavoro pionieristico sugli aerostati. Tra il 1862 e il 1866 compì numerose ascensioni per misurare la temperatura e l&#8217;umidità dell&#8217;atmosfera ai massimi livelli. Con il suo copilota aeronauta Henry Tracey Coxwell batterono il record mondiale di altitudine il 5 settembre 1862. Coxwell viene omesso dal film e sostituito con l&#8217;immaginaria Amelia Wren, personaggio che trae ispirazione da varie donne reali, in particolare da Sophie Blanchard.</p>
<p>&#8211; Nel film il volo avviene in tempo reale.</p>
<p>&#8211; Eddie Redmayne si è infortunato mentre girava una scena sulla mongolfiera e si è gravemente slogato una caviglia. Ha dovuto usare una stampella e un gesso per alcuni giorni.</p>
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		<title>Titanic 666, un horror che naufraga su se stesso &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 18:18:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film da vedere]]></category>
		<category><![CDATA[Piattaforme streaming]]></category>
		<category><![CDATA[Prime Video]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Titanic-666-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Titanic 666" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Titanic-666-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Titanic-666-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Titanic-666-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Titanic-666-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Titanic-666-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Titanic-666-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Titanic-666.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" />A oltre un secolo dal disastro del Titanic &#8211; per l&#8217;esattezza 110 anni dopo &#8211; il Titanic III intraprende il viaggio inaugurale ripercorrendo la rotta della nave originale, con l&#8217;obiettivo di raggiungere il luogo in cui giace il relitto. Nella stiva si trovano anche alcuni reperti recuperati da quella nave leggendaria segnata da quel tragico [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Titanic-666-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Titanic 666" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Titanic-666-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Titanic-666-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Titanic-666-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Titanic-666-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Titanic-666-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Titanic-666-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/Titanic-666.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>A <strong>oltre un secolo dal disastro</strong> del <em>Titanic</em> &#8211; per l&#8217;esattezza 110 anni dopo &#8211; il <em>Titanic III</em> intraprende il viaggio inaugurale ripercorrendo la rotta della nave originale, con l&#8217;obiettivo di raggiungere <strong>il luogo in cui giace il relitto</strong>. Nella stiva si trovano anche alcuni reperti recuperati da quella nave leggendaria segnata da quel tragico destino.</p>
<p>Peccato che in <strong>Titanic 666</strong> passeggeri ed equipaggio siano ignari che a bordo si trovi come clandestina Idina, ovvero la pronipote del comandante dello storico transatlantico, il capitano Edward Smith. E proprio quando la crociera giunge nei pressi di quelle acque dove ebbe luogo il naufragio, un antico rituale eseguito dalla ragazza fa <strong>tornare in vita i fantasmi</strong> di chi, proprio lì, perse drammaticamente la vita. Mentre il terrore si diffonde sull&#8217;imbarcazione, il rischio che la storia si ripeti diventa sempre più tangibile.</p>
<h2>Titanic 666: vorrei ma non posso &#8211; recensione</h2>
<p>Non deve sorprendere che dietro un film come <em>Titanic 666</em> vi sia <strong>il marchio The Asylum</strong>, ovvero la storica casa di produzione americana specializzata in versioni a basso costo dei film del momento o <strong>in horror di serie b</strong>. Basti pensare alla saga di <em>Sharknado</em>, che pur nel tempo era riuscita a costruirsi una nicchia di appassionati e trovare forza nella propria <strong>esasperata assurdità</strong>.</p>
<p>In quest&#8217;occasione ci troviamo davanti ad un film che non sfrutta però pienamente la propria verve autoironica, che intende sfruttare l&#8217;anniversario del disastro che per costruire un vero horror e trasformare il relativo immaginario <strong>nell&#8217;ennesimo ghost movie da produzione low-budget</strong>. Il problema è che i novanta minuti di visione non intendono essere quel divertente trash consapevole che un titolo del genere avrebbe fatto premettere e anzi la sceneggiatura <strong>si prende fin troppo sul serio</strong>, con un tono continuamente sospeso tra thriller soprannaturale, disaster movie e improbabile melodramma.</p>
<h3>Un film che va a fondo</h3>
<p>Proprio questa <strong>mancanza di una precisa identità</strong>, con l&#8217;autoironia pressoché assente, rende quanto accadente su schermo più noioso che effettivamente divertente. <strong>I pessimi effetti speciali</strong>, tra make-up e mimiche facciali alterate, scadono di sovente nel ridicolo involontario e il casting a dir poco approssimativo non aiuta a identificarsi in quei personaggi destinati alle classiche <strong>logiche da slasher contemporaneo</strong>. Non è un caso che la maggior parte dei protagonisti spicchi per stupidità, a cominciare dalla coppia di influencer che per prima si imbatterà nella fantasmatica minaccia.</p>
<p>Difficile poi commentare la rappresentazione della nave vera e propria, che vista a distanza nelle scene clou appare realizzata con <strong>mediocri effetti digitali</strong>, finendo per rendere del tutto improbabili alcune delle sequenze più ipoteticamente tensive, a cominciare dal <strong>prologo e dall&#8217;epilogo</strong> che condividono la medesima situazione semplicemente osservata a un secolo di lontananza.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Come già suggerisce il titolo a suo modo folcloristico, <em>Titanic 666</em> riprende la celeberrima <strong>tragedia del transatlantico</strong> per inscenare un horror di serie B, in pieno stile <em>The Asylum</em>. Ma a differenza di altri titoli della casa di produzione americana, qui ci si prende fin troppo sul serio, senza trasformare il racconto in <strong>un&#8217;irresistibile follia a basso budget</strong> come sarebbe stato lecito aspettarsi.</p>
<p>Ci troviamo invece di fronte a <strong>un horror anonimo, lento e ridicolo</strong> quando cerca passaggi inutilmente pretenziosi, che non capitalizza nemmeno la propria potenziale verve autoironica, a partire dai pessimi effetti speciali. E così <strong>a naufragare, più che la nave stessa, è proprio il film</strong>.</p>
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		<title>Corrida dos Bichos &#8211; La legge del branco, un gioco mortale &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 09:18:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film da vedere]]></category>
		<category><![CDATA[Piattaforme streaming]]></category>
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<p>Il protagonista di <strong>Corrida dos Bichos &#8211; La legge del branco</strong> è Mano, un ragazzo profondamente idealista da sempre schierato contro quella barbarie che si trova costretto a <strong>rinnegare i propri principi</strong> quando scopre che la sorella è stata offerta come ostaggio. Per salvarla decide così di partecipare alla corsa, stringendo un patto con una delle organizzatrici e ritrovandosi ad affrontare avversari sempre più crudeli, in <strong>una società regolata dalla violenza</strong>.</p>
<h2>Corrida dos Bichos: una corsa per la vita &#8211; recensione</h2>
<p>Se <em>City of God</em> (2002) rappresentava una fotografia del Brasile ancorata al presente, con tutte le idiosincrasie insite in quel meraviglioso quanto problematico Paese, <em>Corrida dos Bichos &#8211; La legge</em> del branco prova a immaginarne <strong>un futuro vittima di quelle stesse contraddizioni</strong>, adottando il concept di una distopia dal sapore post-apocalittico. Non è un caso che dietro la macchina da presa, a condividere la regia a sei mani, sieda <strong>Fernando Meirelles</strong>, autore proprio di suddetto cult candidato a quattro premi Oscar.</p>
<p>Qui Il mare si è ritirato a causa di <strong>una catastrofe ambientale</strong> e la metropoli è ridotta ad un agglomerato di macerie: al centro della trama troviamo il celebre <em>jogo do bicho</em>, storica <strong>lotteria clandestina indigena</strong> che si è evoluto in un gioco mortale.</p>
<p>Ricchi e poveri, ancora una volta, con <strong>la lotta di classe</strong> che viene declinata in una sorta di young-adult più maturo del solito, con le influenze dalla saga di <em>Hunger Games</em> a far capolino pur in un contesto prettamente figlio del folklore locale. Si riflette così su un mondo dove l&#8217;intrattenimento è diventato l&#8217;ennesimo <strong>strumento di oppressione sociale</strong>, pronto a trasformare il dolore altrui in spettacolo per incrementare lo share e le entrate economiche.</p>
<h3>Tutti contro tutti</h3>
<p>Se non è un vero e proprio <em>Battle Royale</em> &#8211; ai partecipanti è sempre data una possibilità di scelta, per quanto soggetta a condizioni ben precise &#8211; poco ci manca e quanto accade nelle due ore di visione può contare su <strong>un efficace world-building</strong>. Il mondo narrativo è frutto dell&#8217;idea del co-regista <strong>Ernesto Solis</strong>, che ha firmato la sceneggiatura (anche questa in collaborazione), e non di un romanzo come spesso accade. L&#8217;intenzione era quella di dar vita a un vero e proprio <strong>colosso brasiliano del genere</strong>, un&#8217;impresa riuscita soltanto a metà.</p>
<p>Nelle sue due ore di visione <em>Corrida dos Bichos &#8211; La legge del branco</em> non manca infatti di spunti interessanti, con le <strong>scene d&#8217;azione che vivono su quell&#8217;anima parkour</strong> carica di adrenalina, dove i protagonisti saltano e corrono tra vicoli e palazzi popolari cercando di arrivare prima di tutti, costi quel che costi. Risulta parzialmente <strong>derivativo invece nella gestione dei vari personaggi</strong>, con diverse forzature e altri situazioni riciclanti parentele inaspettate o love-story proibite, un qualcosa di già visto nelle sue reiterazioni alquanto archetipiche. Lo stesso cast, per quanto funzionale ai ruoli, sembra figlio di tale concezione, quasi che nell&#8217;intento di intercettare un pubblico internazionale <strong>si sia scesi a calcolati compromessi</strong>.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p><strong>Un Brasile da incubo</strong>, un <em>City of God</em> distopico che vanta la mano del medesimo regista, Fernando Meirelles, impegnato insieme ai colleghi Rodrigo Pesavento ed Ernesto Solis a dar vita a un futuro credibile nelle sue <strong>storture catastrofiche</strong>, fondato su regole ben precise e su una società dove un reality show illegale diventa la sola <strong>possibilità di riscatto</strong> da una vita di povertà.</p>
<p><em>Corrida dos Bichos &#8211; La legge del branco</em> avvince nella sua anima puramente action, con corse sfrenate in stile parkour tra le strade di <strong>una Rio de Janeiro in rovina</strong>, mentre risulta parzialmente timido nella scontata gestione dei personaggi, pur immersi in un contesto credibile e sfaccettato che avrebbe forse meritato <strong>maggiori sfumature emotive e caratteriali</strong>.</p>
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		<title>A Useful Ghost, un film surreale tra risate e memoria &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Aug 2026 15:51:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/A-Useful-Ghost-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="A Useful Ghost" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/A-Useful-Ghost-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/A-Useful-Ghost-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/A-Useful-Ghost-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/A-Useful-Ghost-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/A-Useful-Ghost-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/A-Useful-Ghost-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/A-Useful-Ghost.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" />In seguito alla tragica morte della moglie Nat, scomparsa per via delle conseguenze dell&#8217;inquinamento atmosferico, March fatica ad accettare la perdita e a ricostruire la propria vita. Quando lo spirito della donna torna nel mondo dei vivi reincarnandosi in un aspirapolvere, l&#8217;uomo si trova davanti a una situazione tanto assurda quanto difficile. Potrà il loro [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/A-Useful-Ghost-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="A Useful Ghost" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/A-Useful-Ghost-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/A-Useful-Ghost-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/A-Useful-Ghost-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/A-Useful-Ghost-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/A-Useful-Ghost-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/A-Useful-Ghost-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/08/A-Useful-Ghost.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>In seguito alla <strong>tragica morte della moglie</strong> Nat, scomparsa per via delle conseguenze dell&#8217;inquinamento atmosferico, March fatica ad accettare la perdita e a ricostruire la propria vita. Quando lo spirito della donna torna nel mondo dei vivi <strong>reincarnandosi in un aspirapolvere</strong>, l&#8217;uomo si trova davanti a una situazione tanto assurda quanto difficile. Potrà il loro amore continuare contro ogni logica? <strong>La madre e i parenti</strong> di Nat sembrano aver già preso una decisione per lui&#8230;</p>
<p>Ma come scoprirà lo spettatore di <strong>A Useful Ghost</strong>, non è l&#8217;unico elettrodomestico a essere posseduto da un fantasma e all&#8217;inizio del film è infatti un &#8220;ladyboy&#8221;, come si definisce lui stesso, ad acquistarne uno per pulire la polvere in casa, ignaro che anche questo porti con sé <strong>un&#8217;anima errante</strong>. Sarà soltanto l&#8217;inizio di una trama che si alterna tra passato e presente per riflettere su traumi irrisolti e una <strong>tragedia che ha sconvolto la Thailandia</strong> solo qualche anno prima.</p>
<h2>A Useful Ghost: fantasmi di ieri e di oggi &#8211; recensione</h2>
<p>Un&#8217;opera che porta a <strong>riflettere sul trauma</strong>, a rimembrare chi è caduto nelle proteste di piazza in quella che è stata la violenta e sanguinosa repressione del movimento delle &#8220;<em>Camicie Rosse</em>&#8221; (UDD) avvenuta a Bangkok nel maggio del 2010. <em>A Useful Ghost</em> si fa memoria attraverso <strong>un cinema fantastico e surreale</strong>, che gioca con lo spiritualismo tipicamente orientale per affrontare qualcosa di ben più terreno.</p>
<p>L&#8217;opera prima di <strong>Ratchapoom Boonbunchachoke</strong> è un film sfaccettato e carico di umori e sensazioni, che si può dividere emotivamente in due parti distinte ma complementari. Il <strong>tono maggiormente disincantato</strong> della prima metà &#8211; che richiama quasi, volutamente o meno, certo cinema di Kaurismäki &#8211; e la verve più amara che si insinua progressivamente la narrazione in quell&#8217;apologo esistenziale <strong>sul peso del ricordo</strong>, per una società civile che cerca di non dimenticare.</p>
<p><strong>Commedia, melodramma e riflessione sociale</strong> convivono in oltre due ore di visione che sono in grado di emozionare e commuovere, con tanto di epilogo all&#8217;insegna di un contrappasso in chiave action / horror quale <strong>necessaria, liberatoria, catarsi</strong>.</p>
<h3>Un autore da tenere d&#8217;occhio</h3>
<p>La forza dell&#8217;esordiente regista risiede nel rifiutare qualsiasi separazione netta tra il ridicolo e il dramma, <strong>giocando sul paradossale</strong> con un equilibrio e una grazie per nulla scontati in un debutto. Un aspirapolvere posseduto può così diventare assurdo protagonista di una scena romantica, in un film che <strong>guarda all&#8217;assurdo per raccontare una realtà orribile</strong> ancora recente. <em>A Useful Ghost</em> è una favola nera capace di alternare momenti di <strong>irresistibile divertimento a improvvisi squarci emotivi</strong>, senza mai perdere di vista l&#8217;idea di partenza.</p>
<p>Il fantasma qui non è un qualcosa &#8211; o meglio un qualcuno &#8211; da esorcizzare, da scacciare ad ogni costo, ma bensì una presenza che reclama comprensibilmente <strong>il diritto di esistere e di rimanere</strong>, di essere ascoltata e riconosciuta come tale. Ecco allora il perché del titolo, con Nat che deve diventare un &#8220;fantasma utile&#8221; per poter essere accettata da una società che <strong>giustifica il soprannaturale</strong> soltanto quando questi può essere applicato a soluzioni pratiche o redditizie.</p>
<p>In un film che si fa <strong>metafora fantastica</strong> evitando il didascalismo fine a se stesso, lasciando che invece siano proprio gli spiriti a ricordare ai vivi ciò che i <strong>poteri forti</strong> preferirebbero (far) dimenticare.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Una <strong>visione intelligente e stratificata</strong>, che nel suo tono paradossale è capace di far ridere e commuovere in egual misura, trovando forza nella sua <strong>assurda premessa narrativa</strong>. Il fantasma di una moglie scomparsa che si reincarna in un aspirapolvere diventa una potente <strong>metafora sulla memoria</strong>, sul ricordo delle vittime delle proteste di piazza in una Thailandia ancora profondamente divisa dal punto di vista sociale.</p>
<p>Un&#8217;opera che si prende i suoi tempi e <strong>parla dei morti per narrare dei vivi</strong>, tenendo insieme dimensione privata e politica, amore e dolore, comicità e tragedia, con una precisa idea di cosa raccontare e, soprattutto, senza nessuna paura di fare il passo più lungo della gamba. <em>A Useful Ghost</em> <strong>sorprende a più riprese</strong>, sfruttando un&#8217;idea apparentemente folle per trasformarla in una riflessione profondamente umana e malinconica sul <strong>bisogno di non essere dimenticati</strong>.</p>
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