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	<title>Film da vedere in prima e seconda serata: i film consigliati</title>
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		<title>53 domeniche: una commedia nevrotica sull&#8217;arte del litigio familiare &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 10:33:54 +0000</pubDate>
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<p><strong>Cesc Gay</strong>, regista e sceneggiatore spagnolo, aveva già dimostrato con <em>Truman &#8211; Un vero amico è per sempre</em> (2015) e <em>Sentimental</em> (2020) di saper raccontare <strong>un&#8217;umanità autentica</strong> mettendola alle prese con situazioni apparentemente ordinarie. <strong>53 domeniche</strong>, adattamento della sua stessa pièce teatrale, condensa questo suo dono della sintesi in <strong>ottanta minuti di visione</strong> che richiamano i connotati di un certo cinema leggero iberico.</p>
<h2>53 domeniche: fino alla prossima puntata &#8211; recensione</h2>
<p>Al centro della vicenda vi sono tre fratelli. Victor è il maggiore, <strong>un avvocato di successo</strong> che tende a vantarsi dei suoi traguardi e ha appena scritto un romanzo; Natalia è una <strong>professoressa universitaria</strong> responsabile che cerca di gestire la riunione di famiglia; infine Julian è <strong>un attore squattrinato</strong> con più tempo libero rispetto agli altri.</p>
<p>Il film si basa su una struttura prettamente da palcoscenico, con <strong>un&#8217;unica ambientazione</strong> dove hanno luogo queste accese discussioni tra consanguinei. Tra mezze verità e omissioni strategiche, si muove <strong>una visione rapida e cinica</strong>, il cui corposo background viene introdotto nel prologo. Prologo affidato al personaggio di Carolina, moglie di Julian che <strong>rompe la quarta parete</strong> e dialoga a tu per tu con lo spettatore, mettendolo al corrente delle dinamiche in atto tra questa famiglia degli orrori e degli errori.</p>
<h3>Verità e bugie</h3>
<p>Spettatore prossimo a essere testimone di serrati scambi di battute e opinioni, come se stesse <strong>origliando una conversazione</strong> che non lo riguarda ma alla quale viene &#8220;costretto&#8221; ad essere ugualmente partecipe. Il merito di questa sensazione è di una scrittura tagliente e ritmata, capace di far emergere il grottesco e <strong>un sano cinismo</strong>, tipico di certo cinema spagnolo più o meno contemporaneo.</p>
<p>Certamente Almodóvar o de la Iglesia sono lontani, e <strong>le trovate per quanto gradevoli</strong> non raggiungono mai quei picchi in grado di far sobbalzare chi guarda, a parte un epilogo che chiude il cerchio in maniera parzialmente inaspettata. Con un cast sul pezzo, nel quale spiccano le figure femminili &#8211; dalla moglie raccontante di <strong>Alexandra Jiménez</strong> alla sorella di <strong>Carmen Machi</strong>, <em>53 domeniche</em> ha il merito di non perdersi in sottotrame inutili, facendosi forza sulla sua brevità. Brevità che è si un pro ma anche un contro, in quanto impedisce al film di essere qualcosa di più di <strong>un veloce titolo scacciapensieri</strong> da vedere quando si ha poco tempo a disposizione.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Un racconto che vive su <strong>un umorismo figlio dell&#8217;imbarazzo</strong> e di dinamiche passive-aggressive, piuttosto che esasperarsi nel grottesco pur presente. Un&#8217;operazione modesta nelle proporzioni &#8211; a cominciare dalla durata assai ridotta inferiore agli ottanta minuti &#8211; ma precisa nell&#8217;intento, che scorre <strong>con amara leggerezza</strong> sulle fragilità di una famiglia sui generis.</p>
<p>Adattamento dell&#8217;omonima pièce teatrale, <em>53 domeniche</em> è un film che vive su <strong>dialoghi sferzanti e rapporti al limite</strong>, nevrotico pur senza mai cedere totalmente a quell&#8217;anima pulp, che avrebbe potuto rinvigorire qua e là i passaggi potenzialmente più tediosi di questa <strong>resa dei conti tra le mura domestiche</strong>.</p>
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		<title>The Red Line: un thriller sulle truffe telefoniche &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 13:01:06 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Red-Line-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="The Red Line" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Red-Line-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Red-Line-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Red-Line-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Red-Line-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Red-Line-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Red-Line-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Red-Line.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>Orn, casalinga benestante della classe media di Phuket, riceve una telefonata da coloro che si palesano come <strong>sedicenti agenti di polizia</strong>. Gli interlocutori sono convincenti e metodici, capaci di instillare il panico nella donna affinché trasferisca <strong>un&#8217;ingente somma di denaro</strong> su un conto prestabilito, prima di rendersi conto di essere stata truffata. La vergogna, più ancora che la perdita economica, è il vero <strong>trauma da lei vissuto</strong>.</p>
<p>La protagonista di <strong>The Red Line</strong> scoprirà di non essere stata l&#8217;unica, ma anzi di far parte di un folto gruppo di donne che hanno subito la sua stessa sorte e <strong>perso i risparmi di una vita</strong>. Così, insieme alla fisioterapista Fai e a Wow, influencer alle prime armi, decide di agire in proprio data anche <strong>l&#8217;inerzia della polizia</strong>. Con l&#8217;aiuto dell&#8217;hacker OJ, il gruppo cercherà di recuperare il maltolto e di farla pagare a quell&#8217;organizzata banca criminale, rischiando però di mettersi in una <strong>situazione estremamente pericolosa</strong>.</p>
<h2>The Red Line: la truffa corre sul filo &#8211; recensione</h2>
<p>Il cinema tailandese ha attraversato negli ultimi anni una vera e propria <strong>rinascita del thriller</strong>, con diverse produzioni che hanno saputo coniugare pagine di denuncia sociale a dinamiche di genere efficaci e tutt&#8217;altro che prevedibili, facilmente esportabili anche all&#8217;estero. <strong>Sitisiri Mongkolsiri</strong> non è un nome nuovo in questo panorama, lo ricordiamo soprattutto per il suo <em>Bad Genius</em> (2017) nel quale aveva dimostrato come si potesse trasformare l&#8217;ambiente scolastico in un meccanismo tensivo di primissimo ordine.</p>
<p>Con <em>The Red Line</em> il regista torna idealmente su un similare luogo del delitto, ritrovandosi ad affrontare in quest&#8217;occasione una forma di criminalità organizzata, quella dei <strong>call center truffaldini</strong> che ogni anno svuotano i conti correnti di migliaia di vittime non soltanto in tutta l&#8217;Asia sudorientale, ma nel mondo intero. Una <strong>piaga drammaticamente reale e documentata</strong>, che il film affronta con una qualche soluzione riuscita ma anche con diverse ingenuità.</p>
<h3>Tutte per una, una per tutte</h3>
<p>La sceneggiatura convince decidendo di non fare della storia delle tre protagoniste una semplice <strong>parabola di rivalsa femminile</strong> dal lieto fine garantito, con il girl-power qui sfruttato in maniera sobria e non prova di passaggi amari, ma al contempo si lascia andare a <strong>palesi forzature</strong> quando cede all&#8217;anima ludica, soprattutto in quel finale a marchio action che risulta del tutto fuori luogo per quanto visto in precedenza.</p>
<p>Il terzo atto sembra appartenere quasi <strong>a un altro film</strong>, con un&#8217;escalation di situazioni via via più improbabili, con progressiva perdita della verosimiglianza nelle pur non semplici scelte delle protagoniste, spinte verso <strong>soluzioni poco coerenti</strong>. Allo stesso modo la figura dell&#8217;ispettore Mark, che indaga sul caso arrivando sempre un pelo dopo, risulta involontariamente caricaturale, a sottolineare nelle intenzioni <strong>l&#8217;inefficienza delle forze dell&#8217;ordine</strong>, che dovrebbero intervenire direttamente e con più fermezza per fermare quel business malavitoso.</p>
<p>A pesare va detto è anche la <strong>durata eccessiva,</strong> con due e un quarto che appaiono troppe per quanto vi fosse effettivamente da raccontare, con alcune sottotrame che si diluiscono senza aggiungere il necessario peso al nocciolo della questione. <em>The Red Line</em> pone sì il giusto accento su <strong>un&#8217;epoca dove i crimini digitali</strong> superano le capacità investigative delle istituzioni, sfruttando l&#8217;ingenuità e la buona fede della gente comune, ma <strong>non trova una necessaria coerenza filmica</strong> per la sua intera visione.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Tre donne derubate da un call center criminale, deluse da un sistema giudiziario impotente, decidono di <strong>farsi giustizia da sole</strong> e cercare di riparare alla loro imprudenza, ma il pericolo è in agguato. <em>The Red Line</em> si ispira a casi di cronaca <strong>avvenuti in Thailandia</strong>, ma dalla portata drammaticamente universale.</p>
<p>Un congegno tensivo che funziona per i primi due terzi, almeno fino a quando l&#8217;anima action non prende il sopravvento in quel <strong>finale rocambolesco ed esagerato</strong>, pur avente il merito di non scadere in facili lieti fini. Il cast eterogeneo e una discreta dose tensiva che domina buona parte della visione ci consegnano in ogni caso <strong>un film discreto</strong>, seppur non privo di evidenti sbavature.</p>
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		<title>&#8216;Io e te dobbiamo parlare&#8217; di Alessandro Siani: cast, trama e quando in tv</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Di Tommaso]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 07:59:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/04/io-e-te-dobbiamo-parlare-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="io e te dobbiamo parlare" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/04/io-e-te-dobbiamo-parlare-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/04/io-e-te-dobbiamo-parlare-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/04/io-e-te-dobbiamo-parlare-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/04/io-e-te-dobbiamo-parlare-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/04/io-e-te-dobbiamo-parlare-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/04/io-e-te-dobbiamo-parlare-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/04/io-e-te-dobbiamo-parlare.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" />&#8216;Io e te dobbiamo parlare&#8216; di Alessandro Siani arriva ora in chiaro. Il film, uscito nelle sale nel 2024, vede per la prima volta insieme una coppia inedita formata dal comico e Leonardo Pieraccioni. Scopriamo insieme il resto del cast, la trama e quando andrà in onda in tv. &#8216;Io e te dobbiamo parlare&#8217;: la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/04/io-e-te-dobbiamo-parlare-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="io e te dobbiamo parlare" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/04/io-e-te-dobbiamo-parlare-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/04/io-e-te-dobbiamo-parlare-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/04/io-e-te-dobbiamo-parlare-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/04/io-e-te-dobbiamo-parlare-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/04/io-e-te-dobbiamo-parlare-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/04/io-e-te-dobbiamo-parlare-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/04/io-e-te-dobbiamo-parlare.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>&#8216;<em><strong>Io e te dobbiamo parlare</strong></em>&#8216; di <strong>Alessandro Siani</strong> arriva ora in chiaro. Il film, uscito nelle sale nel 2024, vede per la prima volta insieme una coppia inedita formata dal comico e Leonardo Pieraccioni. Scopriamo insieme il resto del cast, la trama e quando andrà in onda in tv.</p>
<h2>&#8216;Io e te dobbiamo parlare&#8217;: la trama e quando in tv</h2>
<p>Dopo le piattaforme di streaming Prime Video e Netflix, &#8216;<strong><em>Io e te dobbiamo parlare</em></strong>&#8216; arriva ora in chiaro. Il film con Alessandro Siani, con un cast d&#8217;eccezione, è pronto a far ridere gli italiani. La messa in onda è prevista per lunedì di Pasquetta, <strong>6 aprile 2026</strong>, in prima serata alle ore 21.45, su <strong>Rai1</strong>. Sarà possibile vederlo anche in streaming, e rivederlo, su Raiplay.</p>
<p>Ma qual è la <strong>trama</strong> di &#8216;<em>Io e te dobbiamo parlare</em>&#8216;? Antonio (interpretato da Alessandro Siani) e Pieraldo (Leonardo Pieraccioni) sono due amici e colleghi poliziotti legati da alcune donne. Matilde (Brenda Lodigiani) è infatti la ex moglie di Antonio, con cui ha avuto Maria, e attuale compagna di Pieraldo, con cui convive con sua figlia. In commissariato c&#8217;è però anche Sara (Francesca Chillemi) che nasconde dei sentimenti verso un uomo. I tre si trovano a dover indagare su un caso molto spinoso e difficile.</p>
<p><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='696' height='392' src='https://www.youtube.com/embed/mgABizsSgYI?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;autohide=2&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' allowfullscreen='true' style='border:0;'></iframe></p>
<p>Il film è stato girato principalmente nelle Marche ad Ancona e vede molti inseguimenti e pedinamenti.</p>
<h3>Il cast del Film campione di incassi</h3>
<p>&#8216;<strong><em>Io e te dobbiamo parlare</em></strong>&#8216; è scritto, diretto ed interpretato da Alessandro Siani ed è stato prodotto da Fulvio e Federica Lucisano per Italian International Film con Rai Cinema. Uscito il 19 dicembre 2024, è stata la commedia italiana più vista di tutto l&#8217;anno registrando quasi 10 milioni di incassi.</p>
<p>Nel cast ci sono <strong>Leonardo Pieraccioni, Francesca Chillemi, Brenda Lodigiani, Gea Dall’Orto, Euridice Axen, Tommaso Cassissa</strong> e <strong>Giovanni Esposito</strong>. E ancora <strong>Sergio Friscia, Biagio Izzo, Peppe Lanzetta</strong> ed <strong>Enrico Lo Verso</strong>.</p>
<p><em>Non perdere l&#8217;appuntamento con &#8216;Io e te dobbiamo parlare&#8217;, in onda lunedì 6 aprile, alle 21.45, su Rai1.</em></p>
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		<title>Mostruosamente tuo: musical, horror e rom-com in un film che esagera &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 17:21:32 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/your-monster-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Mostruosamente tuo" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/your-monster-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/your-monster-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/your-monster-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/your-monster-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/your-monster-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/your-monster-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/your-monster-e1774606262437.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>Laura Franco, giovane attrice alle prese con una diagnosi di cancro, <strong>viene lasciata</strong> proprio durante il drammatico periodo delle cure dal fidanzato Jacob Sullivan, un regista teatrale con il quale si frequentava da cinque anni. In seguito a quella rottura devastante, torna a casa per ricostruirsi e ricominciare da zero, salvo scoprire che il &#8220;mostro&#8221; che da bambina viveva <strong>nel suo armadio è tornato</strong>.</p>
<p>In <strong>Mostruosamente tuo</strong>, il il peloso ospite è inizialmente scontroso, ma si rivela ben presto sorprendentemente sensibile, trasformandosi in <strong>un inaspettato confidente</strong> per Laura, sempre più persa nel suo dolore.</p>
<p>Dolore che si acuisce ulteriormente quando scopre che Jacob ha assegnato il ruolo di protagonista del nuovo spettacolo alla <strong>sua nuova fiamma</strong>, soffiando la parte proprio a Laura che era la scelta originaria. E sarà allora il mostro a rivelarsi fondamentale per risolvere la situazione, in maniera ovviamente non canonica.</p>
<h2>Mostruosamente tuo: l&#8217;aspetto conta? &#8211; recensione</h2>
<p>Fin dalle prime battute, il film dichiara apertamente la sua <strong>natura ibrida</strong> e dall&#8217;impronta semi-autobiografica , con la regista e sceneggiatrice <strong>Caroline Lindy</strong> che costruisce un&#8217;opera mescolante horror, commedia romantica e musical con un&#8217;ambizione rara per un debutto.</p>
<p>Ambizione non sempre supportata dai risultati, con una <strong>narrazione spesso irregolare</strong> che non trova il necessario equilibrio, affidandosi a fiammate qua e là ad accendere un racconto sospeso tra <strong>realtà e immaginazione</strong>.</p>
<p>Non viene infatti esplicitamente chiarito se il mostro sia reale oppure una materializzazione della <strong>rabbia repressa</strong> della protagonista, certamente alle prese con un periodo alquanto turbolento della sua esistenza. Il richiamo visivo è naturalmente all&#8217;immaginario de <em>La Bella e la Bestia</em>, con l&#8217;irsuto compagno di disavventura che rischia, minuto dopo minuto, di diventare <strong>improbabile interesse romantico</strong>, oltre che indispensabile alleato per sistemare i conti lasciati in sospeso.</p>
<h2>Un mondo da affrontare</h2>
<p>Ci troviamo così davanti ad una sorta di <strong>racconto di autostima</strong>, di rabbia e di ricostruzione identitaria in un&#8217;ottica da girl-power, con il nemico rappresentato da quell&#8217;ex fidanzato narcisista, uomo che sfrutta le donne per i suoi appetiti sessuali ed egocentrici.</p>
<p>Una chiave di lettura <strong>all&#8217;insegna del girl-power</strong> quindi, che a tratti rischia di farsi parzialmente fine a se stessa in un gioco delle parti fin troppo netto, pur con tutte <strong>le ambiguità del caso</strong> date dalla mente instabile di Laura. Laura alla quale va detto infonde una notevole intensità <strong>Melissa Barrera</strong>, che dopo l&#8217;ingiusta epurazione dalla saga di <em>Scream</em> ha qui modo di dimostrare il suo valore.</p>
<p>Resta lei infatti la punta di diamante del cast, con tanto di slancio vocale in quei citati <strong>sprazzi musical</strong> che fanno più volte capolino nei cento minuti di <em>Mostruosamente tuo</em>, gran finale in primis.</p>
<p>Peccato che la verve comica si riveli, paradossalmente, il tallone d’Achille del film: si tende spesso a <strong>spingere eccessivamente sull&#8217;umorismo</strong>, con gag e battute che raramente vanno a segno, rischiando inoltre di banalizzare quei temi più seri e complessi pur introdotti nella <strong>sfaccettata narrazione</strong>.</p>
<p>È come se il film avesse <strong>paura del proprio lato oscuro</strong> e abbia cercato di alleggerirlo, nel tentativo di rivolgersi a un range di pubblico più ampio, tradendo però così di fatto la sua stessa essenza più primigenia.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Lui una sorta di sosia del principe Adam de <em>La Bella e la Bestia</em>, lei vestita per Halloween come la Sposa di Frankenstein: peccato che lui sia <strong>un mostro anche senza costume</strong> e che la loro relazione vada incontro a ovvi alti e bassi. Soprattutto se la protagonista è <strong>mentalmente instabile</strong>, con il confine tra immaginazione e realtà lasciato assai ambiguo.</p>
<p><em>Mostruosamente tuo</em> funziona quando cede al suo lato più sovversivo, con quel finale quasi horror dove <strong>la verve musical convive con l&#8217;anima dark</strong> dell&#8217;operazione, ma non eccelle quando si tratta di snellire i toni, con la commedia sbilanciata e mal integrata al resto e al contesto. Ciò nonostante l&#8217;interpretazione di Melissa Barrera è di quelle che lasciano il segno, questa sì <strong>piacevolmente mostruosa</strong>.</p>
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		<title>The Boat: un thriller alla deriva in mare aperto &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 15:21:31 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Boat-1-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="The Boat" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Boat-1-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Boat-1-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Boat-1-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Boat-1-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Boat-1-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Boat-1-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Boat-1.jpg 1440w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>Tre coppie, rispettivamente formate da Flavio ed Elena, Enrico e Martina e Federico e Claudia, si ritrovano <strong>a bordo dello yacht</strong> del primo per trascorrere un weekend all’insegna dell&#8217;evasione. Dopo una notte tra droghe e alcool, per i protagonisti di <strong>The Boat</strong> il risveglio si rivela assai traumatico, segnando di fatto l&#8217;inizio <strong>dell’incubo ad occhi aperti</strong> che si troveranno ad affrontare.</p>
<p>Come scopriranno i postumati infatti l&#8217;imbarcazione è alla completa <strong>deriva in mare aperto</strong>, senza più carburante, cibo o acqua; i sistemi sono stati messi fuori uso da qualcuno e <strong>nessuna possibilità di fuga</strong> sembra a loro portata di mano, così come nemmeno l&#8217;eventualità di contattare i soccorsi. E quando al walkie-talkie risponde una voce maschile che chiede non soltanto <strong>un ingente riscatto in denaro</strong>, ma pretende che verità sepolte vengano alla luce, la situazione prende una piega sempre più drammatica.</p>
<h2>The Boat: tutti contro tutti &#8211; recensione</h2>
<p>Esistono spesso, pure troppo almeno al cinema o nelle serialità contemporanei, <strong>dei paradossi nella ricchezza</strong>: quanto uno vive più nel lusso, ha ovviamente segreti da nascondere. Dietro il successo e quella stabilità apparente, hanno luogo equilibri fragili, costruiti su omissioni, <strong>compromessi e verità taciute</strong>. <em>The Boat</em> parte proprio da questa premessa, trasformando una gita da nababbi nel cuore del Mediterraneo in <strong>un gioco al massacro,</strong> dove il passato torna a galla con la stessa ineluttabilità di quell&#8217;infinita acqua che circonda l&#8217;unica ambientazione.</p>
<p>Il regista <strong>Alessio Liguori</strong> costruisce il film con ambizioni evidenti, cercando di aggiornare e omaggiare al contempo i topoi del thriller claustrofobico all&#8217;interno di una <strong>narrazione carica di colpi di scena</strong>. La produzione di <em>RAI Cinema</em> e <em>Lotus Production</em> garantisce una confezione visiva patinata, forse anche fin troppo curata per quella serie di eventi destinati inesorabilmente a una <strong>serrata resa dei conti</strong>, dove la fiducia viene meno e chiunque può diventare un potenziale nemico.</p>
<p>L&#8217;ombra del sospetto che si insinua tra i sei personaggi principali, destinati a ciò che sembra una partita diabolica all&#8217;insegna di &#8220;<em>ne resterà soltanto uno</em>&#8220;, vive nella prima metà su <strong>alcuni spunti interessanti</strong>, che però poi si smarriscono in un&#8217;ultima mezzora dove la realtà supera l&#8217;immaginazione.</p>
<h3>Dimmi la verità</h3>
<p>Lo yacht diventa il vero protagonista: <strong>uno spazio chiuso, elegante</strong> e progressivamente adombrato da misteri. Il film funziona soprattutto quando è l&#8217;incertezza a dettare le logiche narrative, quando si lascia in sospeso chi sia effettivamente dietro tutto. Quando invece la storia svela via via le proprie carte, <em>The Boat</em> <strong>perde di sostanza</strong>, con soluzioni arzigogolate e poco coerenti che evidenziano ulteriormente quelle forzature già emerse in precedenza ma che, fino ad allora, potevano essere ritenute perdonabili.</p>
<p>Quando <strong>la paranoia viene meno</strong>, si comprende chi è &#8211; o chi sono &#8211; i villain e la reale motivazione dietro quel piano machiavellico, quell&#8217;atmosfera costruita in precedenza crolla all&#8217;improvviso, in favore di <strong>giravolte e contorsioni</strong> di scrittura che cercano a tutti i costi colpi di scena assurdi, sepolti in passati più o meno lontani o in legami che vengono alla luce.</p>
<p>Il meccanismo si fa più prevedibile, e resta unicamente <strong>l&#8217;attesa delle conseguenze</strong>, tra colpe e colpevoli, in un racconto dove tutti hanno uno o più scheletri nell&#8217;armadio. Un errore strutturale che svuota il film della sua componente più accattivante, quella legata al dubbio e all’ambiguità, e lo rende <strong>uguale a tante produzioni</strong> a basso budget sul tema.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Sei personaggi, tre coppie, alla deriva in mare aperto. Una <strong>convivenza forzata</strong>, senza viveri né la certezza di far ritorno a terra sani e salvi, durante la quale verranno alla luce segreti sempre più oscuri e la minaccia del <strong>misterioso ricattatore</strong> sarà soltanto l&#8217;ultimo dei problemi.</p>
<p><em>The Boat</em> parte bene ma <strong>resta a corto di carburante</strong> come lo yacht che ospita questa paradossale resa dei conti tra il gruppo di amici che poi tanto amici non erano. Ma quando si sostituisce la tensione con la spiegazione, la paranoia con la noia, il film perde non solo mordente ma anche il senso di esistere, <strong>andando a fondo</strong> più in fretta del previsto.</p>
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		<title>Operazione Raqqa: uno spy-movie nell&#8217;inferno dell&#8217;ISIS &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 10:49:31 +0000</pubDate>
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<p>Haibala è una <strong>spia mercenaria</strong> al servizio degli interessi russi, mentre Malika è un’infermiera infiltratasi per conto dell&#8217;Europol. Entrambi hanno il medesimo obiettivo, ovvero quello di <strong>rintracciare Il Giordano</strong>, uno dei leader dell&#8217;ISIS più ricercati al mondo, e contribuire in tal modo a una potenziale caduta del regime. Ma in un contesto dove ogni errore può rivelarsi fatale, la loro missione si trasforma ben presto presto in una <strong>corsa sul filo del rasoio</strong>, tra sospetti e violenze in un contesto nel qale nessuno può effettivamente fidarsi di nessuno.</p>
<h2>Operazione Raqqa: l&#8217;ombra del deserto &#8211; recensione</h2>
<p>Con <em>Operazione Raqqa</em>, il regista <strong>Gerardo Herrero</strong> ha tentato un&#8217;operazione ambiziosa, che assume significati assai complessi anche data la <strong>situazione mediorientale</strong> degli ultimi anni: fondere il thriller spionistico di stampo classico con un ritratto sociale crudo del fanatismo religioso sotto il <strong>dominio jihadista</strong>. Alla base vi è l&#8217;omonimo romanzo di Tomás Bárbulo, giornalista e profondo conoscitore del mondo arabo, ma probabilmente nel passaggio sul grande schermo qualcosa deve essere <strong>andato perso</strong>.</p>
<p>Il film funziona quando decide di <strong>guardare in faccia l&#8217;orrore</strong> &#8211; soprattutto per ciò che concerne la rappresentazione della violenza sulle donne e l&#8217;oppressione sistematica &#8211; ma si rivela eccessivamente compiaciuto nella sua anima puramente di genere, tra <strong>situazioni improbabili e forzature</strong> al posto giusto nel momento giusto a dare più di una mano ai protagonisti.</p>
<p>Protagonisti interpretati da <strong>Álvaro Morte</strong>, indimenticabile Professore de <em>La casa di carta</em> qui a suo agio nelle vesti di infiltrato, e dall&#8217;attrice di origini marocchine <strong>Mina El Hammani</strong>, già vista tra gli altri nella serie cult <em>Élite</em>.</p>
<h3>Paesaggi e passaggi</h3>
<p>Le riprese girate <strong>tra Marocco e Spagna</strong> restituiscono un ambiente opprimente e fortemente realistico, con tanto di bombardamento finale da parte dei jet che ci riporta alla realtà di questi giorni, alla tragedia di <strong>una guerra senza una fine apparente</strong>. Un palcoscenico capace di evocare una Siria devastata, che immerge in un&#8217;atmosfera soffocante dove ogni movimento è controllato e <strong>ogni parola può essere una condanna</strong>.</p>
<p>Ma se qualcosa funziona a livello di messa in scena, allo stesso tempo appare evidente come <em>Operazione Raqqa</em> cerchi di <strong>spingersi anche ben oltre le proprie capacità</strong>. Ed è in questo stacco tra il &#8220;vorrei ma non posso&#8221; che diventa straniante, impedendo ai cento minuti di visione di trovare un corretto equilibrio e <strong>snaturando una tensione pur palpabile</strong> nelle dinamiche tra i personaggi.</p>
<p>Una caratterizzazione poco sfumata di un corollario chiuso e oltranzista, <strong>figlio del fanatismo</strong>, rischia di far apparire il tutto eccessivamente cinematografico, ad uso e consumo di quello che, dietro una facciata di possibile denuncia, si conferma un prodotto di puro <strong>intrattenimento, relativamente fine a se stesso</strong>.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>La sceneggiatura di <em>Operazione Raqqa</em> sembra <strong>avere fretta</strong> di arrivare ovunque e di raccontare il più possibile, accumulando eventi, coincidenze e svolte narrative in un minutaggio non poi così corposo, <strong>senza approfondire pienamente</strong> storyline e personaggi.</p>
<p>E in un contesto così spinoso come la Siria sotto il controllo dell&#8217;ISIS, si rischia di far apparire l&#8217;intera operazione <strong>più superficiale del previsto</strong>, semplificando in quest&#8217;accumulo oltre misura il romanzo alla base. E così anche i buoni spunti restano soffocati in <strong>prevedibili dinamiche di genere</strong>, a cominciare da quell&#8217;epilogo aperto a potenziali sequel.</p>
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		<title>Le Déluge: Gli ultimi giorni di Maria Antonietta &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 10:32:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Le-Deluge-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Le Déluge" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Le-Deluge-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Le-Deluge-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Le-Deluge-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Le-Deluge-1536x864.jpg 1536w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Le-Deluge-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Le-Deluge-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Le-Deluge-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Le-Deluge.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" />Nel 1792 la Rivoluzione francese ha messo definitivamente fine all&#8217;Antico Regime, con il sovrano Luigi XVI e sua moglie Maria Antonietta che vengono arrestati insieme ai figli e rinchiusi nella Torre del Tempio. Lontani dall&#8217;amata Versailles e privati di ogni privilegio, gli ormai ex regnanti attendono il processo e l&#8217;ipotetica condanna in uno spazio chiuso, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Le-Deluge-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Le Déluge" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Le-Deluge-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Le-Deluge-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Le-Deluge-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Le-Deluge-1536x864.jpg 1536w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Le-Deluge-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Le-Deluge-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Le-Deluge-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Le-Deluge.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>Nel 1792 la Rivoluzione francese ha messo definitivamente fine all&#8217;Antico Regime, con il sovrano <strong>Luigi XVI e sua moglie Maria Antonietta</strong> che vengono arrestati insieme ai figli e rinchiusi nella Torre del Tempio. Lontani dall&#8217;amata Versailles e <strong>privati di ogni privilegio</strong>, gli ormai ex regnanti attendono il processo e l&#8217;ipotetica condanna in uno spazio chiuso, spoglio, quasi sospeso nel tempo.</p>
<p>In mezzo alla violenza, fuori campo, che sconquassava un Paese ancora provato dagli esiti della rivolta, <strong>Le Déluge: Gli ultimi giorni di Maria Antonietta</strong> osserva il lento sgretolarsi non soltanto della monarchia, ma anche di un&#8217;identità e di un nucleo familiare prossimo a crollare sotto il peso dei propri sbagli e di quel <strong>domani che avanza</strong>, tanto crudele quanto necessario.</p>
<h2>Le Déluge: la caduta degli dei, la recensione</h2>
<p>Il film parte non dalla caduta spettacolare, ma <strong>dall&#8217;intervallo</strong>, da quegli ultimi mesi raramente raccontati così nel dettaglio, in cui gli dei diventano uomini e scesi a Terra si trovano a fare i conti con un mondo spietato. <strong class="Yjhzub" data-sfc-root="c" data-sfc-cb="" data-processed="true">Dopo di me, il diluvio</strong>: questa è stata d&#8217;altronde la frase attribuita a Luigi verso la fine del suo regno, che dà anche il titolo all&#8217;operazione e ne caratterizza il finale.</p>
<p><strong>Gianluca Jodice</strong> firma una coproduzione italo-francese che rifiuta il consueto immaginario barocco legato alla corte transalpina, ripulendo gli sfarzi e <strong>trasformandoli in privazioni</strong>.<br />
Niente eccessi, ma soltanto il ricordo di quel lusso perduto, tra stanze misere e vuote dove si muovono questi <strong>individui smitizzati</strong>, schiavi &#8211; letteralmente e moralmente &#8211; di una società ormai radicalmente mutata e bisognosa, soprattutto per affermarsi agli occhi di un popolo disperato e rabbioso, di <strong>un taglio drastico col passato</strong>.</p>
<p>Una scelta che si tramuta in <strong>un racconto intimo</strong>, quasi in sottrazione sia nella messa in scena &#8211; comunque assai elegante nella composizione delle immagini e nella ricostruzione d&#8217;epoca &#8211; che nelle interpretazioni <strong>dell&#8217;ottimo cast</strong>.</p>
<h3>Nel cuore del dramma</h3>
<p>Le interpretazioni cercano di restituire umanità laddove la scrittura tende volutamente ad asciugare. <strong>Guillaume Canet</strong>, nascosto sotto un trucco prostetico a tratti ingombrante, costruisce un Luigi XVI fragile ed esitante, <strong>quasi spaesato</strong> e forse consapevole del destino che lo aspetta. Ad accompagnarlo un&#8217;intensa <strong>Mélanie Laurent</strong>, capace di sfumare una Maria Antonietta pur trattenuta, specie se si pensa ad altre versioni del personaggio viste sia su piccolo che su grande schermo.</p>
<p>La fotografia di <strong>Daniele Ciprì</strong> e le scenografie lavorano nella medesima direzione: immagini fredde, controllate, di una bellezza rigorosa che punta a catturare lo sguardo, a immergere in quello <strong>stato di condizione sospesa</strong>, senza farsi forza su facili appigli emotivi. In cento minuti che vivono sui frammenti di una quotidianità ormai negata, dove ogni nuova alba fa presagire ulteriori divieti o confische, in un lento ma inesorabile disgregarsi di quel rango nobiliare <strong>spogliato di ogni suo orpello</strong>, dove anche un re è destinato a farsi carne e ossa.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Un&#8217;unica ambientazione, ovvero il luogo che sarà ultima dimora terrena dei sovrani di Francia, fa da sfondo a questo dramma intimo e disilluso <strong>sulla fine di un&#8217;era</strong>, con gli echi della rivoluzione lasciati all&#8217;esterno mentre lì si consuma il dramma di una famiglia, svestita della propria, attribuitosi, <strong>natura divina</strong>.</p>
<p><em>Le Déluge: Gli ultimi giorni di Maria Antonietta</em> non è un film che ammicca e cerca facili consensi, ma si p(rop)one l&#8217;obiettivo di immergerci in questo <strong>spazio simbolico</strong>, dove la resa dei conti emotiva avviene togliendo e non aggiungendo, guidata dall&#8217;elegante regia e da un cast che trova la giusta chiave di lettura per riportare alla realtà dei fatti delle <strong>figure prossime al tramonto</strong>.</p>
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		<title>Mercy: un thriller futuristico tra sentenze già scritte e innocenze da provare &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 12:52:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film da vedere]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Mercy-2-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Mercy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Mercy-2-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Mercy-2-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Mercy-2-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Mercy-2-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Mercy-2-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Mercy-2-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Mercy-2.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" />Ciò che ci aspetta nella Los Angeles del 2029 è una vera e propria distopia da manuale, memore delle influenze robocopiane. Una società nella quale il crimine dilaga e lo Stato ha progettato il Mercy Capital Court, un sistema giudiziario futuristico basato sull&#8217;intelligenza artificiale. Un&#8217;AI, ribattezzata Judge Maddox e dalle sembianze su schermo femminili, processa, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Mercy-2-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Mercy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Mercy-2-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Mercy-2-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Mercy-2-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Mercy-2-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Mercy-2-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Mercy-2-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Mercy-2.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>Ciò che ci aspetta nella Los Angeles del 2029 è una vera e propria <strong>distopia da manuale</strong>, memore delle influenze robocopiane. Una società nella quale il crimine dilaga e lo Stato ha progettato il <em>Mercy Capital Court</em>, <strong>un sistema giudiziario futuristico</strong> basato sull&#8217;intelligenza artificiale. Un&#8217;AI, ribattezzata <em>Judge Maddox</em> e dalle sembianze su schermo femminili, processa, giudica ed esegue la condanna nell&#8217;<strong>arco di novanta minuti</strong>.</p>
<p>Il protagonista si risveglia all&#8217;interno del sistema: ubriaco, <strong>legato a una sedia</strong> che potrebbe essere anche luogo della sua dipartita e accusato dell&#8217;omicidio di sua moglie. Il detective Chris Raven, paradossalmente tra i principali sostenitori di <em>Mercy</em>, ha quindi soltanto un&#8217;ora e mezza per <strong>provare la propria innocenza</strong>, potendo risalire a frammenti della sua vita registrati su schermo e con libero accesso alle videocamere di sorveglianza dell&#8217;intera metropoli. Ma <strong>rintracciare il reale colpevole</strong> e scagionarsi, per di più in un tempo così limitato, non sarà per nulla semplice&#8230;</p>
<h2>Mercy: fino all&#8217;ultimo colpo di scena &#8211; recensione</h2>
<p>Il film si sviluppa come una forsennata, ansiogena, <strong>corsa contro il tempo</strong>, nella quale il pubblico ha pressoché accesso alla medesima visuale del malcapitato protagonista, con una visione quasi interamente mediata da <strong>schermi, archivi digitali, bodycam</strong> dei poliziotti e database governativi.</p>
<p>Esiste un punto di rottura che potrebbe irretire buona parte degli spettatori, soprattutto chi poco abituato ai cosiddetti <strong>screen-life movie</strong>, ovvero quei film dove lo schermo di un computer gioca un ruolo fondamentale per l&#8217;effettiva risoluzione della trama. E qui il regista <strong>Timur Bekmambetov</strong>, che nelle vesti di produttore aveva già bazzicato il filone con il franchise horror di <em>Unfriended</em>, con l&#8217;interessante dittico thriller tematico formato da <em>Searching</em> (2018) e <em>Missing</em> (2022) e col mediocre aggiornamento ad hoc de <em>La guerra dei mondi</em> (2025), si mette in gioco in prima persona per un titolo senza dubbio affascinante ma <strong>non privo di imperfezioni</strong>.</p>
<h3>Il mondo che ci aspetta?</h3>
<p><em>Mercy</em> si propone di tramutare ansie reali, dall&#8217;eccesso di sorveglianza che annulla la privacy all&#8217;ingerenza dell&#8217;intelligenza artificiale nel mondo contemporaneo, fino a quel <strong>piedistallo morale da social</strong> nel quale siamo tutti giudici, in puro carburante spettacolare. E almeno nella fase iniziale l&#8217;operazione funziona, riuscendo a interessare chi guarda a quanto accadente in scena, <strong>spinto almeno da quella curiosità</strong> che nella prima mezzora porta ad appassionarsi alla vicenda.</p>
<p>Ma col procedere dei sempre più tumultuosi eventi la sceneggiatura inevitabilmente <strong>finisce per sfilacciarsi</strong>, con una parte finale dove il meccanismo si rompe parzialmente instradandosi su territori più tipici dell&#8217;action-movie classico, <strong>tradendo in parte</strong> la premessa alla base.</p>
<p>Ci troviamo davanti ad un thriller che è una sorta di <strong>esercizio di montaggio</strong>, tanto originale quanto potenzialmente fine a se stesso: jump cut, flussi simultanei di immagini e video che cercano di simulare un senso di <strong>perenne urgenza</strong>, mettendoci in tempo reale nei panni di questo detective la cui vita è in bilico con lo scorrere inesorabile dei secondi. Le influenze narrative richiamano ovviamente a un cult del calibro di <em>Minority Report</em> (2002), ma a conti fatti <em>Mercy</em> si rivela poi <strong>assai meno ambizioso</strong>, con più contro che pro.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>&#8220;<em>Tutti, umani o AI, impariamo dagli errori</em>&#8221; sostiene una battuta nel convulso tour de force conclusivo di <em>Mercy</em>, un film che però <strong>di sbagli ne commette diversi</strong> dopo una pur buona parte iniziale. Il filone degli screenlife al servizio di una storia fantascientifica ambientata in un 2029 che sembra assai poco ipotizzabile al giorno d&#8217;oggi, dove <strong>l&#8217;intelligenza artificiale viene usata anche nei tribunali</strong>, nelle triple vesti di accusatrice, giudice e boia.</p>
<p><strong>Rebecca Ferguson</strong> quale macchina implacabile e sulla carta incapace di sbagliare e <strong>Chris Pratt</strong> come imputato chiamato a provare la propria innocenza in un arco di tempo assai ridotto, caratterizzano un&#8217;ora e mezza di visione che dopo una buona partenza cede il passo alla monotonia, con forzature che si sprecano in <strong>uno script più farraginoso del previsto</strong>.</p>
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		<title>Speak No Evil: un remake divertente ma innocuo &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 15:22:43 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/speak_no_evil_jpg_1280x720_crop_q85-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Speak No Evil" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/speak_no_evil_jpg_1280x720_crop_q85-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/speak_no_evil_jpg_1280x720_crop_q85-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/speak_no_evil_jpg_1280x720_crop_q85-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/speak_no_evil_jpg_1280x720_crop_q85-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/speak_no_evil_jpg_1280x720_crop_q85-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/speak_no_evil_jpg_1280x720_crop_q85-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/speak_no_evil_jpg_1280x720_crop_q85.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>Gli americani Ben Dalton, sua moglie Louise e la figlia undicenne Agnes si trovano <strong>in vacanza in Italia</strong>, in cerca di una una pausa dalla loro stressante routine londinese. Lui ha recentemente perso il lavoro e sta attraversando la classica <strong>crisi di mezz&#8217;età</strong>, che si riflette inevitabilmente anche nella situazione coniugale. Al resort incontrano Paddy e Ciara, <strong>una coppia britannica</strong> esuberante e libera con la quale entrano in sintonia.</p>
<p>Qualche mese dopo sono proprio questi ultimi a invitare i malcapitati protagonisti di <strong>Speak No Evil</strong> a trascorrere un weekend nella loro casa di campagna nel Devon, nell&#8217;Inghilterra più rurale. Nonostante alcune riserve iniziali, i Dalton accettano sperando che la gita possa aiutare a riparare ulteriormente il loro matrimonio. Ma una volta arrivati in quella fattoria isolata, scoprono come i padroni di casa nascondano degli <strong>inquietanti segreti</strong> e comprendono di trovarsi in grave pericolo.</p>
<h2>Speak No Evil: cambiamenti importanti &#8211; recensione</h2>
<p>Qualche tempo fa su queste stesse pagine vi avevamo parlato di <em>Speak No Evil</em>, film danese diretto due anni prima da Christian Tafdrup, <strong>un&#8217;opera scioccante</strong> che ridefiniva i confini del mostrabile in un finale shock, in grado di disturbare anche lo spettatore più navigato. Un <strong>cult immediato</strong>, tale da guadagnarsi le attenzioni internazionali e la purtroppo &#8220;ovvia&#8221; messa in cantiere di <strong>un remake hollywoodiano</strong>, qui oggetto della recensione in quanto da poco disponibile nel catalogo <strong>Netflix</strong>.</p>
<p>Diciamo subito che, com&#8217;era prevedibile, l&#8217;ultima mezzora prende un&#8217;altra strada, più <strong>facile e commerciale</strong> a cominciare da quell&#8217;epilogo che sembra scritto su misura per il grande pubblico. Niente violenza brutale, ma bensì un impianto ludico da <strong>action-thriller</strong> che vorrebbe guardare a grandi classici come <em>Cane di paglia</em> (1971) ma cede alle logiche di un intrattenimento più fine a se stesso.</p>
<p>Eppure i primi due terzi di visione restano <strong>relativamente fedeli all&#8217;originale</strong> e non a caso funzionano nella costruzione di una logica tensiva che cresce progressivamente minuto dopo minuto, non appena compreso che i padroni di casa celano un qualcosa di spaventoso dietro quella <strong>facciata affabile ed estroversa</strong>.</p>
<h3>Dietro e davanti lo schermo</h3>
<p>Dietro la macchina da presa troviamo <strong>James Watkins</strong>, che ricordiamo soprattutto per il folgorante <em>Eden Lake</em> (2008) e per il gotico <em>The Woman in Black</em> (2012), che qui sembra affidarsi unicamente alla forza del prototipo. Cercando di cambiare qua in là e tono e atmosfere, che oscillano tra la <strong>tensione psicologica</strong> e un approccio quasi da dark comedy, smussando gli spigoli più disturbanti. È un cinema dell’insofferenza, che trova nel cast il suo punto di forza.</p>
<p><strong>James McAvoy</strong> nei tonitruanti panni di Paddy è il cuore nero del racconto, un predatore travestito da anfitrione carismatico, capace di rendersi credibile nel trasformare ogni insidia in scherzo, camuffando così le sue reali intenzioni. Un lavoro sfaccettato, <strong>tra sottrazione e improvvise esplosioni di rabbia</strong>, che catalizza le attenzioni del pubblico, mantenendo costante quel feeling di minaccia latente, pronta a esplicitarsi soltanto nella definitiva resa dei conti.</p>
<p><strong>Aisling Franciosi</strong>, compagna di sadismo nelle vesti di Ciara, dà vita a una figura altrettanto ambigua, mentre <strong>Mackenzie Davis e Scoot McNairy</strong> incarnano con devozione una coppia intrappolata nelle proprie convenzioni, che si ritrova a ricercare l&#8217;unione perduta nel momento di estremo bisogno.</p>
<p>Pur a tratti divertente, <em>Speak No Evil</em> 2024 è <strong>un rifacimento timoroso e canonico</strong>, che non ha il coraggio di osare fino in fondo rischiando così di perdersi in un filone nel cinema d&#8217;oggi quanto mai affollato.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Laddove l’originale sguazzava senza compromessi morali in un nichilismo feroce, mutando <strong>la passività borghese in condanna spietata</strong> e in una rappresentazione della violenza cruda ma necessaria, questo remake a stelle e strisce opta per una <strong>via più facile e accomodante</strong>.</p>
<p>Per buona parte del racconto <em>Speak No Evil</em> segue relativamente fedelmente le scelte narrative del prototipo, salvo distaccarsi in una mezzora finale che opta per una svolta ludica, la canonica <strong>resa dei conti tra buoni e cattivi</strong>, con il pubblico portato a tifare ovviamente per i primi. Subentrano così le dinamiche tipiche dell&#8217;home invasion, anche se qui sono i padroni di casa ad assediare e non a essere insidiati, e soltanto la <strong>carismatica performance</strong> di James McAvoy riesce a evitare che si scada in una farsa fine a se stessa.</p>
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		<title>Dead of Winter: un thriller inverosimile ma godibile &#8211; La recensione del film</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 10:26:12 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Dead-of-Winter-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Dead of Winter" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Dead-of-Winter-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Dead-of-Winter-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Dead-of-Winter-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Dead-of-Winter-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Dead-of-Winter-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Dead-of-Winter-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Dead-of-Winter.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>Barb, rimasta <strong>recentemente vedova</strong>, si mette in viaggio verso il lago Helga, in Minnesota, con uno scopo ben preciso. Nonostante le condizioni meteo proibitive, con <strong>folte nevicate</strong> che hanno imbiancato le strade e i notiziari che sconsigliano di uscire, lei è pronta a tutto pur di spargere le ceneri del marito Karl nel luogo dove si sono dati <strong>il loro primo appuntamento</strong>.</p>
<p>Ma quando una tormenta costringe la protagonista di <strong>Dead of Winter</strong> a deviare verso una baita isolata per chiedere indicazioni sulla meta, nota delle <strong>macchie di sangue</strong> sulla neve che l&#8217;uomo con cui ha parlato giustifica come per via di un cervo abbattuto. Giunta al lago, Barb è testimone del <strong>tentativo di fuga di una ragazza adolescente</strong>, legata e imbavagliata, braccata proprio dal precedente interlocutore. Isolata, senza copertura telefonica per poter chiamare i soccorsi e con una tormenta che rende praticamente impossibile ogni tentativo di andare a cercare aiuto, l&#8217;anziana donna comprende di essere <strong>la sola possibilità di salvezza per la giovane</strong>.</p>
<h2>Dead of Winter: nel cuore della tormenta &#8211; recensione</h2>
<p><strong>Emma Thompson</strong>, due Oscar e una carriera trasversale, si prende in quest&#8217;occasione un ruolo che Hollywood tende spesso a negare alle attrici, soprattutto quando superano una certa età. La leggendaria <strong>interprete inglese</strong>, prossima a spegnere a breve sessantasette candeline, è infatti la protagonista assoluta di <strong>un teso survival movie</strong>, fisico e concreto, che guarda ad un approccio quasi ottantiano nelle numerose dinamiche action e tensive.</p>
<p>Peccato che a supporto di <strong>un impianto ludico assai godibile</strong> non vi sia una trama non obbligatoriamente impeccabile, ma quanto meno credibile. E invece l&#8217;ora e mezzo di visione scade spesso <strong>nel ridicolo involontario</strong>, sprecando inoltre una nemesi affidata all&#8217;altrettanto talentuosa <strong>Judy Greer</strong>, qui impossibilitata a mettere a fuoco un personaggio paradossalmente caricaturale.</p>
<p>Una storia di rapimento che viene depotenziata non appena si lascia che <strong>il tema della malattia</strong> e di un ipotetico trapianto prenda il sopravvento, con tutte le illogicità del caso, con le figure maschili &#8211; sia questo l&#8217;inetto marito della villain o le stupide guardie forestali &#8211; quali semplice orpello ad una <strong>resa dei conti a tre tutta al femminile</strong>.</p>
<h3>Nel freddo dell&#8217;anima</h3>
<p><strong>Brian Kirk</strong>, regista con lunga esperienza televisiva (da <em>Luther</em> a <em>Game of Thrones</em>), torna sul grande schermo a sei anni da <em>21 Bridges</em> (2019) con il compianto Chadwick Boseman nel tentativo di costruire un film dal sapore old-school, coniugante l&#8217;anima più adrenalinica a una marcata <strong>introspezione drammatica</strong>.</p>
<p>Un paio di flashback ci accompagnano nel passato di Barb, a cui la Thompson dona comunque un&#8217;intensità notevole, che però appunto viene dilapidata in buona parte da una <strong>sceneggiatura improbabile</strong>, smorzante nei suoi eccessi gratuiti la suspense d&#8217;insieme.</p>
<p>Dove <em>Dead of Winter</em> funziona maggiormente è allora nella <strong>gestione degli spazi aperti</strong>, che diventano trappole di ghiaccio e neve potenzialmente mortali. Nonostante la storia abbia luogo negli Stati Uniti, le riprese sono state girate <strong>in Finlandia e Germania</strong>, con quelle distese bianche apparentemente infinite a far da evocativo palcoscenico per una resa dei conti a tratti insensata ma che, approcciata a cervello spento, <strong>può anche divertire</strong>.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Un thriller secco e diretto, che punta tutto su <strong>atmosfera e tensione</strong>, anche al costo di sacrificare una storia spesso cedente a inverosimiglianze e forzature. Emma Thompson si improvvisa eroina action per salvare una ragazza rapita, ritrovandosi nel frattempo a sistemare <strong>una questione personale</strong> proprio là dove conobbe il suo primo e unico amore.</p>
<p><em>Dead of Winter</em> vive, come sottolinea anche il titolo, sul fascino della candida e gelida ambientazione, con <strong>foreste e laghi innevati</strong> a fare da sfondo alla disfida, tutta al femminile, tra la protagonista e la villain di una mal sfruttata Judy Greer, al limite dell&#8217;assurdo ma carica di <strong>un discreto pathos di genere</strong>.</p>
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		<title>Peaky Blinders &#8211; The Immortal Man, il film arriva su Netflix: quando, cast e trama</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lucia Lusi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 10:04:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="696" height="398" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Peaky-Blinders-1024x585.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Peaky Blinders - The Immortal man" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Peaky-Blinders-1024x585.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Peaky-Blinders-300x172.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Peaky-Blinders-768x439.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Peaky-Blinders-696x398.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Peaky-Blinders-1068x611.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Peaky-Blinders-735x420.jpg 735w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Peaky-Blinders.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" />Dopo mesi di attesa Netflix ha finalmente svelato la data di uscita del sequel cinematografico della serie tv cult: quando esce Peaky Blinders &#8211; The Immortal Man e cosa aspettarsi dal ritorno di Tommy Shelby? Peaky Blinders &#8211; The Immortal Man arriva su Netflix Dal 10 giugno 2022 &#8211; data in cui fu resa disponibile [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="398" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Peaky-Blinders-1024x585.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Peaky Blinders - The Immortal man" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Peaky-Blinders-1024x585.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Peaky-Blinders-300x172.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Peaky-Blinders-768x439.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Peaky-Blinders-696x398.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Peaky-Blinders-1068x611.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Peaky-Blinders-735x420.jpg 735w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Peaky-Blinders.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>Dopo mesi di attesa Netflix ha finalmente svelato la data di uscita del sequel cinematografico della serie tv cult: <em><strong>quando esce Peaky Blinders &#8211; The Immortal Man e cosa aspettarsi dal ritorno di Tommy Shelby?</strong></em></p>
<h2>Peaky Blinders &#8211; The Immortal Man arriva su Netflix</h2>
<p>Dal 10 giugno 2022 &#8211; data in cui fu resa disponibile la 6^ stagione della serie Peaky Blinders &#8211; i fans attendevano <strong>il ritorno di Tommy Shelby</strong>, e ora finalmente il loro desiderio sta per essere esaudito. Il settimo capitolo della serie creata da Steven Knights è pronto a tornare e dare un seguito alla narrazione.</p>
<p>Peaky Blinders &#8211; The Immortal Man arriverà su Netflix il 20 marzo 2026, data dalla quale sarà reso disponibile in streaming per tutti gli abbonati della piattaforma.</p>
<h3>Trama di Peaky Blinders &#8211; The Immortal Man</h3>
<p>Come anticipato la storia riprenderà dal punto esatto in cui l&#8217;abbiamo lasciata nel 2022. Peaky Blinders &#8211; The Immortal Man riprende dopo gli eventi della sesta stagione, catapultandoci in una trama che vede Tommy Shelby vivere lontano dalla sua famiglia e da quel mondo criminale che lo ha reso potente. L&#8217;esilio volontario del protagonista sarà però interrotto nel momento in cui &#8211; sullo sfondo della Seconda Guerra Miondiale &#8211; si troverà a dover affrontare nuove minacce.</p>
<p>Il conflitto mondiale farà da sfondo a conflitti personali e politici ben più complessi, che lo porteranno a uscire dal suo isolamento volontario per cercare di salvare la sua famiglia e proteggere il futuro del suo Paese.</p>
<h3>Peaky Blinders &#8211; The Immortal Man, il cast</h3>
<p>Come già accaduto in passato, il film riunisce un cast internazionale di altissimo livello. ccanto a <strong>Cillian Murphy &#8211; nel ruolo di Tommy Shelby</strong> &#8211; ritroveremo anche <strong>Sophie Rundle</strong> (Ada Thorne),<strong> Stephen Graham</strong> (Hayden Stagg), <strong>Ned Denneby</strong> (Charlie Strong), <strong>Pecky Lee</strong> (Johnny Dogs), <strong>Ian Peck</strong> (Curly) e <strong>Jay Lycurgo</strong> (Elia).</p>
<p>Non mancheranno neppure i volti nuovi: nella settima stagione della serie faranno il suo ingresso <strong>Rebecca Ferguson </strong>(nella insolita veste delle gemelle Kaulo e Zelda),<strong> Barry Keoghan</strong> (Erasmus &#8220;Duke&#8221; Shelby) e<strong> Tim Roth </strong>(John Bechett).</p>
<p>A firmare questa nuova produzione è ancora una volta Steven Knight, mentre la direzione è affidata di nuovo a Tom Harper.</p>
<h3>Dove vedere la nuova saga degli Shelby</h3>
<p>Peaky Blinders &#8211; The Immortal Man è già stato proiettato il 6 marzo in una selezione di sale cinematografiche. Sulla piattaforma Netflix arriverà invece il 20 marzo, e sarà visibile anche per gli abbonati Sky Glass, Sky Q e sull&#8217;app Now Smart Stick.</p>
<h3>Qualche curiosità sulla serie Netflix</h3>
<p>Nonostante il cast internazionale e l&#8217;hype alto tra i fans della serie, le prime recensioni della critica non sono state molto favorevoli. Secondo alcuni il film fa fatica a replicare la stessa intensità narrativa delle precedenti stagioni. Tuttavia l&#8217;attesa per questo nuovo capitolo dei famigerati gangster di Birmingham resta altissima. Il pubblico è ansioso di scoprire come si concluderà la storia di Tommy Shelby, anche se le vicende di uno dei personaggi più iconici della televisione degli ultimi anni potrebbe avere ancora qualcosa da dire.</p>
<p>Sarà davvero la stagione conclusiva? In contemporanea con l&#8217;uscita cinematografica, Netflix ha annunciato la realizzazione di una serie sequel, articolata in due stagione di 6 episodi ciascuna, che sarà ambientata subito dopo i fatti raccontati nella nuiova stagione. La produzione &#8211; condivisa con la BBC &#8211; darà modo ai fans degli Shelby di continuare a esplorare il loro universo.</p>
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		<title>The Singers: il suggestivo cortometraggio premiato agli Oscar &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 09:29:24 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Singers-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="The Singers" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Singers-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Singers-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Singers-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Singers-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Singers-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Singers-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Singers.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>In un piccolo <strong>bar in mezzo al nulla</strong>, con il fumo delle sigarette che avvolge il bancone, un gruppo di uomini &#8211; alcuni più giovani, altri più vecchi &#8211; trascorre il tempo nel modo più tradizionale, tra <strong>pinte di birra</strong> e grasse e veniali discussioni. Si condividono storie vecchie e nuove, nel tentativo di far passare quel tempo che sembra immobile.</p>
<p>In <strong>The Singers</strong> numerose banconote da un dollaro sono lì a custodire decenni di esperienze e racconti vissuti da generazioni di avventori. Il cortometraggio ha inizio in una serata apparentemente tranquilla, quando uno dei clienti <strong>si vanta della propria voce</strong>, spingendo il proprietario del locale a far esibire Gavin, un anziano frequentatore che necessita del tubo per respirare e dotato di incredibili qualità canore. Questo darà il via ad una <strong>competizione improvvisata</strong> tra chi si trovava lì nel bar, ricca di sorprese inaspettate.</p>
<h2>The Singers: canta che ti passa &#8211; recensione</h2>
<p>Ha appena trionfato alla notte degli Oscar, condividendo il premio ax-equo con il nostro <em>Two People Exchanging Saliva</em> (2024) di Valentina Merli, nella categoria del miglior cortometraggio: un successo che porta alla ribalta questo <strong>breve film di diciotto minuti</strong> &#8211; titoli di coda inclusi &#8211; disponibile da qualche settimana nel catalogo di <strong>Netflix</strong>.</p>
<p>Un&#8217;operazione affascinante, che trasforma una stanza piena di individui solitamente distanti in una comunità connessa attraverso <strong>la sensibilità dell&#8217;arte</strong>, con la musica che permette ad ognuno di loro di esprimere al meglio se stesso, non mancando di inaspettati <strong>colpi di scena</strong> in un concept pur così apparentemente limitato.</p>
<h3>Dalla carta allo schermo, dal passato al presente</h3>
<p>Adattamento del racconto ottocentesco <em>I cantanti</em> di Ivan Turgenev, rende una semplice competizione improvvisata in un locale una <strong>riflessione sorprendentemente intensa</strong> e poetica sulla vulnerabilità, sull&#8217;espressione artistica e sul potere della comunità. Il regista <strong>Sam A. Davis</strong> rielabora l&#8217;opera alla base attraverso uno sguardo contemporaneo e profondamente umano. Formato 4:3, fotografia su 35mm e una grana visiva calda e a restituire <strong>sensazioni ed emozioni</strong> di questa unica ambientazione, accompagnandoci con un senso di familiarità quasi domestica anche tramite <strong>l&#8217;insistito uso dei primi piani</strong>.</p>
<p>Volti caratteristici e voci altrettanto uniche a caratterizzare questa disfida sui generis, all&#8217;insegna di <strong>un&#8217;atmosfera malinconica e raccolta</strong>, tra il fumo delle sigarette, banconote da un dollaro e conversazioni trascinate dopo una lunga giornata di lavoro. Un gruppo di interpreti, alcuni cantanti già abituati alla macchina da presa, altri esordienti, che portano sullo schermo <strong>storie di vita reali</strong>, difficilmente replicabili da attori navigati e famosi.</p>
<p>In <em>The Singers</em> non siamo davanti ad un arco drammatico tradizionale né a una conclusione definitiva, ma anzi l&#8217;epilogo lascia spazio a <strong>ulteriori suggestioni</strong>, chiudendo al contempo nel migliore dei modi l&#8217;eclettismo di una narrazione che non a caso <strong>ha conquistato l&#8217;Academy</strong>.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Diciotto minuti che scorrono rapidi e incisivi, lasciando lo spettatore con il desiderio di saperne di più dei disincantati protagonisti, avventori di un bar alle prese con <strong>una sfida vocale</strong> che li mette alla prova, tra malinconia e sorprese. Adattando e contestualizzando il racconto di Turgenev, <em>The Singers</em> mette in campo <strong>un cinema esperienziale</strong>, con l&#8217;unica location quale teatro di una sfida all&#8217;ultima canzone.</p>
<p>Un bar buio, <strong>tra alcool e fumo</strong>, come centro del mondo, palcoscenico di studio antropologico di un mondo distante, di lavoratori stanchi e vissuti, pronti a trovare tramite il canto una valvola di sfogo, all&#8217;insegna di un&#8217;autenticità che si riversa in quei volti segnati <strong>dal fuoco di mille bevute</strong>.</p>
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		<title>Drive Back Home: un genuino on the road tra dramma e leggerezza &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 08:38:26 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/drive-back-home-1024x576.webp" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Drive Back Home" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/drive-back-home-1024x576.webp 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/drive-back-home-300x169.webp 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/drive-back-home-768x432.webp 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/drive-back-home-696x392.webp 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/drive-back-home-1068x601.webp 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/drive-back-home-747x420.webp 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/drive-back-home.webp 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>Inverno del 1970. Weldon è un idraulico dall&#8217;indole burbera e taciturna che conduce una vita tranquilla in una <strong>piccola cittadina della provincia canadese</strong>. Qualche giorno dopo il funerale del padre riceve una chiamata dalla polizia di Toronto, che lo avvisa dell&#8217;arresto del fratello Perley, <strong>accusato di atti osceni in luogo pubblico</strong> dopo essere stato &#8220;beccato&#8221; in un parco con un altro uomo.</p>
<p>Il protagonista di <strong>Drive Back Home</strong> non può far altro che mettersi in viaggio, pur controvoglia, per pagare la cauzione e tirarlo fuori dal carcere, con lo scopo di riportarlo a casa. Perley è tutto ciò che Weldon non è, un individuo estroverso, stravagante, <strong>apertamente gay</strong> e senza vergogna alcuna del proprio orientamento sessuale. Durante il viaggio di ritorno i consanguinei finiranno per affrontare finalmente il trauma mai rimosso di <strong>un passato doloroso</strong>, scoprendo una possibilità di riconciliazione inaspettata.</p>
<h2>Drive Back Home: la strada verso casa &#8211; La Recensione</h2>
<p>Un <strong>viaggio on the road</strong> quanto mai necessario quello al centro di <em>Drive Back Home</em>, film che si muove tra le pieghe della memoria, senza mai cercare scorciatoie consolatorie. Ispirata a <strong>una storia familiare</strong> dello stesso regista e sceneggiatore <strong>Michael Clowater</strong> , che vide realmente protagonisti suo nonno e il suo prozio, la pellicola lavora su coordinate relativamente classiche ma con <strong>uno sguardo lucido e consapevole</strong>.</p>
<p>Un cinema che guarda alla tradizione americana, con suggestioni che richiamano qua e là ad alcune opere di Alexander Payne, ma ne smussa i toni, rendendo il tutto profondamente canadese nella sua capacità di osservare senza giudicare. In una narrazione dove <strong>ironia e amarezza</strong> convivono con equilibrio, con i passaggi drammatici trovanti ideale contraltare in momenti più leggeri, in <strong>un mix agrodolce</strong> che schiva saggiamente la retorica fine a se stessa.</p>
<h3>Gli opposti che convivono</h3>
<p>Perley e Weldon non potrebbero essere più diversi l&#8217;uno dall&#8217;altro. Il primo è eccentrico, espansivo, <strong>orgogliosamente sopra le righe</strong>; il secondo ha un carattere riservato e ingabbiato in schemi rigidi, frutto di quella comunità conservatrice dove vive. Proprio in questa frattura il film rintraccia la sua <strong>verità più autentica</strong>, anche grazie alle felici scelte di casting.</p>
<p><strong>Alan Cumming e Charlie Creed-Miles</strong> nei ruoli principali sono infatti magnifici nel dar vita a queste figure agli antipodi, pronte a ritrovarsi nel momento del bisogno, con l&#8217;epilogo che suggerisce <strong>un futuro più roseo</strong> di quel passato che si sono lasciati alle spalle, già idealmente conclusosi con la morte di quel padre-padrone per il quale l&#8217;omosessualità del figlio <strong>era un abominio</strong>.</p>
<p>Perché è proprio ciò che fu a infestare ogni chilometro percorso <strong>a bordo di quel pick-up</strong> teatro di gran parte degli eventi, o almeno mezzo di locomozione per superare i vari step ai quali i protagonisti si troveranno davanti. D&#8217;altronde ci troviamo in un contesto storico ben preciso, con il Canada del 1970 dove <strong>essere gay era sintomo di pesante stigma</strong> da parte dell&#8217;opinione pubblica, se non anche penalmente punibile se manifestato in luoghi pubblici.</p>
<p>Certo i cento minuti di visione inciampano qua e là in soluzioni già viste e di effettivamente originale vi è poco o nulla, ma <em>Drive Back Home</em> ha il merito di affrontare <strong>tematiche importanti con sensibilità</strong>, senza mai diventare pedante ma anzi risultando gradevole e genuino nella sua anima da road-movie.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Un <strong>racconto sincero</strong>, che non cerca di stupire a tutti i costi ma si pone l&#8217;obiettivo di esprimere con semplicità emozioni e sensazioni, affrontando tematiche complesse in un periodo storico e sociale ben preciso. Nel Canada degli anni Settanta, dove l&#8217;omosessualità era tabù, <strong>il viaggio su quattro ruote di due fratelli</strong>, uno apertamente gay, riapre vecchie ferite, dando però al contempo l&#8217;occasione di suturarle definitivamente.</p>
<p>Ispirato a una storia vera che ha visto coinvolti nonno e prozio del regista, <em>Drive Back Home</em> parla <strong>di identità, di perdono e di riconciliazione</strong>, in un on the road che affronta avversità e pregiudizi con un tono malinconico, fino a quell&#8217;epilogo che ci riconsegna una rinnovata <strong>speranza di un mondo migliore a venire</strong>.</p>
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		<title>The Five Devils: il profumo del passato in un coming-of-age dal taglio fantasy &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 20:52:24 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Five-Devils-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="The Five Devils" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Five-Devils-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Five-Devils-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Five-Devils-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Five-Devils-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Five-Devils-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Five-Devils-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Five-Devils.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>Vicky è una bambina di otto anni che vive in un paesino di montagna, in possesso di <strong>un dono particolare</strong>: riesce a riconoscere, memorizzare e perfino ricreare ogni odore che incontra. Sua madre è Joanne, istruttrice di nuoto reduce da <strong>una tragedia nel suo passato</strong>, mentre il padre Jimmy, di origini senegalesi, serve come vigile del fuoco presso la caserma locale. L&#8217;equilibrio già fragile del nucleo familiare si incrina ulteriormente con il ritorno di Julia, <strong>sorella dell&#8217;uomo appena uscita di prigione</strong> dopo una lunga condanna, che ora chiede loro ospitalità.</p>
<p>In <strong>The Five Devils</strong> riaffiorano così tensioni sepolte e segreti di quanto avvenuto molti anni prima. E Vicky scopre che alcuni odori le permettono di <strong>viaggiare indietro nel tempo</strong>. La piccola protagonista inizia così a ricostruire la storia nascosta dei genitori e di quella zia fino ad allora mai conosciuta, svelando <strong>un legame inatteso tra le due donne</strong> e quell&#8217;evento che ha cambiato per sempre la quiete dell&#8217;intera comunità.</p>
<h2>The Five Devils: il diavolo, probabilmente &#8211; recensione</h2>
<p>Con <em>The Five Devils</em> &#8211; disponibile su <strong>MUBI</strong> e relativo canale <strong>Prime Video</strong> &#8211; la regista francese <strong>Léa Mysius</strong> bissa quanto di buono già mostrato con il suo film d&#8217;esordio, l&#8217;atipico coming-of-age <em>Ava</em> (2017), mettendo nuovamente al centro del racconto un personaggio in piena crescita: là era una tredicenne, qui addirittura un bambina alle prese con una situazione al di fuori di ogni logica. <strong>Il realismo magico</strong> si adatta così ad una storia di sentimenti inespressi, di ferite da guarire e di nuove opportunità, in <strong>un film affascinante e conturbante</strong> che vive sul contrasto tra un presente inquieto e un passato fagocitante, che si mostra progressivamente in tutta la propria ineluttabilità.</p>
<p>Una sceneggiatura nata da <strong>un&#8217;idea apparentemente semplice</strong>, ovvero una bambina ossessionata dai profumi, che si trasforma in una narrazione sfaccettata e complessa, ad <strong>alta tensione sia sessuale che di genere</strong>, con quel palcoscenico remoto nel cuore delle Alpi a immergere ulteriormente in questa storia torbida e a suo modo catartica.</p>
<h3>I volti del tempo</h3>
<p>Il cuore emotivo del film resta ovviamente il legame, in un divenire che è in realtà un viaggio a ritroso nell&#8217;adolescenza condivisa, tra Joanne e Julia. A dargli forza è soprattutto una magnifica <strong>Adèle Exarchopoulos</strong>, che a quasi dieci anni di distanza dalla Palma d&#8217;Oro per <em>La vita di Adele</em> (2013) si dimostra ormai attrice pienamente matura, tra le <strong>migliori interpreti del cinema francese contemporaneo</strong>.</p>
<p>Qui veste i panni di una figura che comunica più con gli sguardi che con le parole, esprimendo desiderio, rimpianto e paura nei silenzi e e in quei mezzi sorrisi, dando all&#8217;intero insieme <strong>un tono malinconico e struggente</strong>, fino a quell&#8217;annunciato colpo di scena dove si darà fuoco alle polveri, metaforicamente e non. Accanto a lei sorprende la giovanissima <strong>Sally Dramé</strong>, esordiente assoluta, capace di rendere Vicky un personaggio diviso tra l&#8217;innocenza infantile e una curiosità quasi inquieta e stregonesca, con tanto di <strong>sconfinate nell&#8217;horror psicologico</strong> che inquietano non poco nei vari sbalzi tra le epoche.</p>
<p>In una narrazione che tra flashback, ellissi e salti temporali compone un puzzle torbido e ambiguo al punto giusto, con diversi registi a intrecciarsi in novanta minuti di visione forse parzialmente intuibili ma <strong>innegabilmente accattivanti</strong>.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Un film che pur nelle sue esibite sbavature, più volute che casuali, mantiene <strong>un forte potere evocativo</strong>, tra realismo magico e amori queer che si intrecciano in una storia dipanantesi nel tempo, in un prima e in un dopo che tornano a collimare grazie al cuore curioso di <strong>una bambina dai poteri straordinari</strong>.</p>
<p><em>The Five Devils</em> vive proprio sull&#8217;intensa performance della sua piccola protagonista e su quella di una Adèle Exarchopoulos sempre più bella e brava, in un racconto dove <strong>memoria e identità</strong> si intrecciano continuamente. Per un film sui rimpianti e sulle seconde opportunità, dove guardare avanti vuol dire fare soprattutto i conti con quanto <strong>si è lasciato indietro</strong>.</p>
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		<title>Una scomoda circostanza: un neo-noir dall&#8217;anima punk &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 08:52:23 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/CaughtStealingCover-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Una scomoda circostanza" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/CaughtStealingCover-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/CaughtStealingCover-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/CaughtStealingCover-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/CaughtStealingCover-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/CaughtStealingCover-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/CaughtStealingCover-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/CaughtStealingCover.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>Settembre 1998. Hank Thompson è un ex talento del baseball la cui carriera è finita prematuramente in seguito a <strong>un drammatico incidente stradale</strong>. Riciclatosi come barista nel Lower East Side di New York, si trascina tra sbronze colossali e la relazione con la fidanzata Yvonne, sempre più stanca dei suoi <strong>problemi d&#8217;alcolismo</strong>. Una sera accetta di fare un favore al vicino Russ, cresta e indole punk, mentre questi si trova fuori città, ovvero <strong>badare al gatto </strong>durante la sua assenza.</p>
<p>Ma il protagonista di <strong>Una scomoda circostanza</strong> ignora che da quel momento la sua vita sprofonderà in un incubo ad occhi aperti. Alla sua porta infatti iniziano a bussare figure sempre più pericolose, da <strong>mafiosi russi a criminali ebrei</strong> fino a poliziotti corrotti, in cerca di Russ e di qualcosa che questi si sarebbe lasciato indietro. Hank non saprà più di chi potersi fidare mente cerca un modo di uscire da una situazione che diventa, ora dopo ora, sempre più <strong>assurda e rischiosa</strong>.</p>
<h2>Una scomoda circostanza: vivo o morto &#8211; recensione</h2>
<p>Una premessa senza dubbio originale quella caratterizzante l&#8217;ultimo film di <strong>Darren Aronofsky</strong>, che si e ci immerge in un crime urbano che guarda apertamente ai <strong>noir hard-boiled</strong> e al cinema di genere degli anni Novanta. Non è un caso che <em>Una scomoda circostanza</em> sia tratto da un romanzo, <em>A tuo rischio e pericolo</em> di <strong>Charlie Huston</strong>, e che proprio lo scrittore sia tornato sul luogo del delitto nelle vesti di sceneggiatore per quest&#8217;adattamento <strong>atteso da oltre un decennio</strong>.</p>
<p>Un progetto annunciato già nel 2013 e poi rimasto nel limbo, fino a quando il regista di <em>Requiem for a dream</em> (2000) e <em>The Wrestler</em> (2008) non ha deciso di riprenderlo in mano, affidando il ruolo principale al lanciatissimo <strong>Austin Butler</strong>, reduce dal successo stratosferico della sua interpretazione della leggenda del rock in <em>Elvis</em> (2022) e pronto a rimettersi in gioco in un ruolo assai più complesso e ambiguo. Ad accompagnarlo un cast di prim&#8217;ordine, con la sensualissima <strong>Zoë Kravitz</strong> nelle succinte vesti della fidanzata, <strong>Matt Smith</strong> in versione punkeggiante e comprimari del calibro di <strong>Regina King, Liev Schreiber</strong> e <strong>Vincent D&#8217;Onofrio</strong> in ruoli più o meno sopra le righe.</p>
<h3>Un film senza mezze misure</h3>
<p>Perché d&#8217;altronde ci troviamo di fronte ad una pellicola che sopra le righe lo è effettivamente, in grado di sfruttare pienamente <strong>il fascino urbano dei sobborghi di Manhattan</strong>, tra locali notturni, strade sporche e una criminalità sotterranea. È una New York ancora analogica &#8211; la vicenda è ambientata sul finire degli anni Novanta &#8211; dove il tempo è denaro e <strong>la violenza imperversa per le strade</strong>, tra inseguimenti cittadini e un generale senso di anarchia, in una metropoli viva, rumorosa e imprevedibile.</p>
<p>Hank è lontano dal classico stereotipo da eroe d’azione, nemmeno nella sua divagazione &#8220;per caso&#8221;. Infatti è <strong>un uomo qualunque, confuso e spaventato</strong>, incapace di gestire quella serie di eventi più grandi di lui, che lo spingono a cercare di sopravvivere in qualche modo alla <strong>spirale di violenza che lo circonda</strong>. E non mancano passaggi e svolte inaspettatamente brutali, a sottolineare una narrazione multiforme che, pur non priva di evidenti forzature, riesce a mantenere <strong>la tensione e l&#8217;attenzione</strong> fino ai titoli di coda.</p>
<p>La macchina da presa trascina lo spettatore nella stessa confusione del protagonista e il <strong>montaggio serrato</strong> è ideale in questa successione di incontri sempre più paradossali, tra elementi che potrebbero essere sia alleati che avversari, tra colpi di scena e quell&#8217;ansioso senso da fuga continua che caratterizzano <strong>un film imperfetto ma a suo modo riuscito</strong>.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Un thriller che alterna momenti carichi di <strong>black humour</strong> a improvvise esplosioni di violenza, per un tono spesso disomogeneo ma al contempo carico di spunti e sensazioni. <em>Una scomoda circostanza</em>, così come il romanzo alla base, rivisita <strong>gli archetipi del noir in chiave pulp</strong>, immergendoci nella brulicante periferia di New York di fine anni Novanta, teatro di perdizione.</p>
<p>L&#8217;anima action che prende il sopravvento in diversi frangenti, un cast eterogeneo e quella sceneggiatura che, anche nelle sue calcate esagerazioni, mette in mostra <strong>una sanguigna personalità</strong> rendono la visione ricca di stimoli, facendo di quelle sbavature un prezzo necessario alla verve frenetica e senza compromessi di una storia e relativa messa in scena <strong>dall&#8217;indole punk</strong>.</p>
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		<title>Made in Korea: una commedia drammatica sull&#8217;incontro tra culture &#8211; Recensione</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 22:35:38 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Made-in-Korea-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Made in Korea" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Made-in-Korea-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Made-in-Korea-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Made-in-Korea-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Made-in-Korea-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Made-in-Korea-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Made-in-Korea-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Made-in-Korea.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>La giovane Shenba, originaria di <strong>un piccolo villaggio indiano</strong>, sin da bambina è innamorata della cultura coreana, conosciuta guardando i K-drama in televisione. Crescendo, <strong>sogna di visitare Seoul</strong> e di vivere lì almeno per un breve periodo. Quando il fidanzato Mani le promette un lavoro sicuro lì, Shenba intravede finalmente la possibilità di realizzare il <strong>suo più grande desiderio</strong>.</p>
<p>Ma per la protagonista di <strong>Made in Korea</strong> il viaggio prende una piega totalmente inaspettata: durante il volo Mani la abbandona, confessandole di averla ingannata e che l&#8217;impiego non esiste. Giunta a Seoul <strong>completamente sola</strong>, senza soldi e senza spiccicare una parola della lingua locale, Shenba si ritrova spaesata in quella metropoli sconosciuta. Ma ben presto nel suo destino entrano <strong>uno youtuber</strong> che la aiuterà ad ambientarsi e un anziana signora che nasconde un segreto alla sua famiglia. Insieme a loro scoprirà cosa <strong>significhi davvero vivere in Corea</strong>.</p>
<h2>Made in Korea: insieme nonostante tutto &#8211; recensione</h2>
<p>Il titolo del film funziona su più livelli, richiamando da un lato sia l&#8217;ovvia ambientazione e sottolineando dall&#8217;altro la <strong>profonda trasformazione della protagonista</strong>, &#8220;rimessa a nuovo&#8221; dopo aver passato una serie di gravose difficoltà e delusioni.</p>
<p>Il regista <strong>Ra Karthik</strong>, al suo secondo lungometraggio dopo l&#8217;inedito <em>Nitham Oru Vaanam</em> (2022), costruisce una sorta di pur <strong>tardivo coming-of-age</strong>, dove la giovane straniera in terra straniera intende prima coltivare la sua aspirazione per poi pensare a quel futuro che dovrebbe, il condizionale è d&#8217;obbligo, <strong>aspettarla in patria</strong> e fortemente voluto dal padre.</p>
<p>Il tutto in una narrazione che vorrebbe sfruttare <strong>il contrasto / incontro tra le due culture</strong>, con la prima mezzora in India lasciante poi spazio a quanto avvenente nella Penisola coreana, vero e proprio fulcro di un racconto che, a conti fatti, <strong>non offre poi effettive sorprese</strong>.</p>
<h3>Passaggi da seguire</h3>
<p>Il Paese dei sogni diventa così <strong>un semplice palcoscenico</strong>, più anonimo del previsto, per la crescita personale di Shenba. Gli eventi si susseguono tramite diverse forzature e pur con alcuni passaggi non privi di un <strong>avvolgente slancio emozionale</strong>, l&#8217;impressione è che la sceneggiatura abbia optato per diverse scorciatoie atte a intercettare il finale perfetto, con una discreta dose di <strong>retorica e melodramma</strong> a contorno.</p>
<p>Non manca un gratuito <strong>riferimento alla scena k-pop</strong>, con tanto di gruppo e canzoni ad hoc a rifocillare una colonna sonora che in precedenza aveva invece fatto affidamento sulle <strong>tipiche sonorità bollywoodiane</strong>. Ma il meltin&#8217;pot non è sempre ben calcolato, così come la commistione tra i passaggi più leggeri e quelli più toccanti e potenzialmente amari.</p>
<p>Non che <em>Made in Korea</em> sia da bocciare in toto e per chi ama le rispettive culture la visione possiede qualche <strong>momento gradevole</strong>, ma l&#8217;ingenuità con cui ci si è approcciati finisce per darne soltanto un ritratto superficiale, dove gli spunti di riflessione vengono fagocitati da un <strong>facile sentimentalismo</strong>.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Un progetto dalle <strong>buone intenzioni</strong> ma che si rivela poco incisivo nella messa in scena. La genuina interpretazione di Priyanka Mohan, nelle vesti di una ragazza indiana &#8220;catapultata&#8221;, per caso e volontà, in quella Seoul da lei sempre sognata traghetta <strong>un film sin troppo leggero</strong>, penalizzato da una sceneggiatura che rende tutto estremamente scontato dopo le difficoltà iniziali.</p>
<p><em>Made in Korea</em> cerca di raccontare l&#8217;incrocio tra culture coi toni di una prevedibile <strong>commedia di formazione</strong>, apparendo però più ancorato a mode e stili autoctoni, tra canzoni k-pop e squarci bollywoodiani a convivere forzatamente in una narrazione a cavallo tra due <strong>mondi apparentemente agli antipodi</strong>.</p>
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		<title>Discipline: un cortometraggio visionario figlio del mondo della moda &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 21:29:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Film da vedere]]></category>
		<category><![CDATA[Piattaforme streaming]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Discipline-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Discipline" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Discipline-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Discipline-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Discipline-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Discipline-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Discipline-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Discipline-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Discipline.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" />In un collegio immerso in una campagna isolata, delle ragazze vestite con delle uniformi identiche e delle maschere a coprirne il volto eseguono una coreografia ben precisa. I loro movimenti sono misurati e ogni dettaglio sembra curato nel minimo dettaglio. In braccio tengono delle sorte di burattini di grandezza umana, guidandoli attraverso la routine quotidiana [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Discipline-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Discipline" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Discipline-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Discipline-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Discipline-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Discipline-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Discipline-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Discipline-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Discipline.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>In un collegio immerso in una campagna isolata, delle ragazze vestite con delle <strong>uniformi identiche</strong> e delle maschere a coprirne il volto eseguono una coreografia ben precisa. I loro movimenti sono misurati e ogni dettaglio sembra curato nel minimo dettaglio. In braccio tengono delle sorte di <strong>burattini di grandezza umana</strong>, guidandoli attraverso la routine quotidiana dell&#8217;istituto.</p>
<p>In <strong>Discipline</strong> assistiamo così alle varie attività che qualsiasi studentesse svolgerebbero in siffatto luogo: il tempo di gioco all&#8217;aria aperta, il pranzo nella sala comune, i rigidi controlli da parte della madre superiora o chi per lei. <strong>L&#8217;abbigliamento detta ogni movimento</strong> e nulla appare per caso. I vestiti funzionano come un rituale, una sorta di controllo silenzioso nei confronti di chi è a loro legato, in un microcosmo dove il senso identitario non si è ancora formato completamente. Fino a quando <strong>un evento imprevisto</strong> non rompe il freddo idillio di quella composta monotonia&#8230;</p>
<h2>Discipline: l&#8217;abito non fa il monaco? &#8211; recensione</h2>
<p>Questo cortometraggio di tredici minuti, disponibile su <strong>MUBI</strong> e nel relativo canale <strong>Prime Video</strong>, rappresenta il trentunesimo capitolo della serie <em>Miu Miu Women&#8217;s Tales</em>, progetto con cui la <strong>casa di moda italiana</strong> commissiona regolarmente film brevi a registe provenienti da ogni angolo del mondo, con il preciso obiettivo di esplorare nuove forme di <strong>racconti sulla femminilità contemporanea</strong>.</p>
<p>In <em>Discipline</em> la regia è affidata alla norvegese <strong>Mona Fastvold</strong>, nelle sale proprio in questi giorni con il suo ultimo lavoro <em>Il testamento di Ann Lee</em> (2025), opera controversa con la quale vi sono però dei punti in comune, come scoprirà soprattutto chi, arrivato a fine visione, assiste al <strong>colpo di scena</strong> precedente l&#8217;arrivo dei titoli di coda.</p>
<p>Un&#8217;idea nata durante il tour promozionale del suo ultimo lungometraggio, presentato proprio al <em>Festival del cinema di Venezia</em>. In quell’occasione l&#8217;autrice ricorda di aver <strong>indossato un abito a righe</strong> di <em>Miu Miu</em> durante una conferenza stampa e questi funzionò per lei come una sorta di armatura per gestire la tensione del momento. Da qui prende sia il titolo che l&#8217;anima narrativa di <em>Discipline</em>, con <strong>la distanza tra il dentro e il fuori</strong>, tra l&#8217;essenza e l&#8217;apparenza.</p>
<h3>L&#8217;ottica del controllo</h3>
<p>I pupazzi / marionette, o ciò che in realtà appaiono tali, diventano la metafora più immediata di questa scissione, come dei corpi guidati e rigidamente addestrati in un contesto dove <strong>il rispetto delle regole</strong> e delle consuetudini sembra tale. Non vi è una trama vera e propria in <em>Discipline</em>, con zero dialoghi ad accompagnare quest&#8217;esercizio coreografico, virtuosismo tanto carico di fascino quanto a conti fatti <strong>fine a se stesso</strong>, pur considerando la sua destinazione pubblicitaria.</p>
<p>Un approccio volutamente astratto e quasi ludico, per un qualcosa concepito come un vero e proprio <strong>poema visivo</strong>, dove gli abiti della collezione <em>Miu Miu</em> diventano costume, tradizione e forma di controllo, segnando i confini di un&#8217;entità embrionale ancora in formazione, prossima a venire alla luce in quell&#8217;epilogo che <strong>spezza barriere e confini</strong>.</p>
<p>Il cortometraggio crea <strong>squarci visivi</strong> in cui la luce dorata che filtra dall&#8217;esterno immortala gli interni della villa in immagini quasi sospese nel tempo, per un&#8217;operazione sicuramente particolare: ad alcuni potrà bastare il fascino del concetto, altri potranno essere irretiti da questo <strong>sperimentalismo a tratti gratuito</strong>.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Un cortometraggio sperimentale ipnotico che trasforma il marchio <em>Miu Miu</em> in una sorta di poema esistenziale <strong>sull&#8217;identità divisa</strong>. <em>Discipline</em> mostra giovani donne in un collegio sperduto, apparentemente impostato su ferree regole, mentre si impegnano in una coreografia precisa, portando delle <strong>marionette che si muovono con e tramite loro</strong>.</p>
<p>Chi è chi e cosa sta accadendo realmente in questo racconto privo di dialoghi e storia compiuta, dove <strong>la (ri)nascita preme nel tumulto</strong>, con il bruco pronto a diventare farfalla in quell&#8217;apparizione finale dell&#8217;unico volto conosciuto e riconoscibile, attrice che ha già collaborato recentemente con la regista e qui pronta a incarnarne nuovamente la <strong>visione artistica</strong>.</p>
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		<title>Beast: nel cuore della bestia in un thriller ricco di sorprese &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 10:29:16 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[RaiPlay]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Beast-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Beast" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Beast-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Beast-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Beast-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Beast-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Beast-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Beast-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Beast.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" />Prossima ai trent&#8217;anni, la guida turistica Moll Huntford vive ancora con i genitori nella casa borghese di proprietà sull&#8217;isola di Jersey. Si prende cura del padre malato di demenza ed è soffocata da una madre oppressiva che la controlla ossessivamente, anche per via di un tragico evento che ha visto protagonista Moll nell&#8217;adolescenza. La protagonista [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Beast-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Beast" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Beast-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Beast-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Beast-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Beast-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Beast-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Beast-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/Beast.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>Prossima ai trent&#8217;anni, la guida turistica Moll Huntford vive ancora con i genitori nella <strong>casa borghese</strong> di proprietà sull&#8217;isola di Jersey. Si prende cura del padre malato di demenza ed è soffocata da <strong>una madre oppressiva</strong> che la controlla ossessivamente, anche per via di un tragico evento che ha visto protagonista Moll nell&#8217;adolescenza.</p>
<p>La protagonista di <strong>Beast</strong> sta festeggiando il compleanno quando la sorella le ruba la scena, annunciando la propria gravidanza. Decide così di scappare dal party in suo onore per <strong>ubriacarsi in discoteca</strong> fino al mattino successivo, dove è vittima di un tentativo di violenza da parte di un ragazzo con cui aveva trascorso la serata. Provvidenziale è l&#8217;intervento di Pascal Renouf, un operaio locale <strong>appassionato di caccia</strong> che si trovava nei paraggi. Tra loro scatta un reciproco colpo di fulmine, ma la comunità è scossa da una serie di o<strong>micidi di giovani donne</strong> che rischiano di complicare tutto.</p>
<h2>Beast: di uomini e mostri &#8211; recensione</h2>
<p>Nel 2017 il regista <strong>Michael Pearce</strong> debutta con un film avente forti similitudini con il mondo delle fiabe, mettendo al centro del racconto <strong>un&#8217;antieroina tormentata</strong> che nei pressi del bosco si imbatte in un uomo misterioso, che potrebbe essere tanto il Principe Azzurro quanto il Lupo Cattivo. <strong>Un&#8217;ambiguità</strong> che reggerà fino all&#8217;imprevedibile svolta finale, con un prepotente sussulto femminista a prendere il sopravvento su quello che sembrava ormai <strong>un epilogo già scritto</strong>.</p>
<p><em>Beast</em> può contare su <strong>una sceneggiatura affilata</strong>, con dei tocchi personali in quanto Pearce è realmente cresciuto sull&#8217;isola di Jersey e ha dipinto un ritratto tagliente di quella <strong>comunità chiusa</strong>, dove i &#8220;diversi&#8221; venivano demonizzati giacché incapace di adattarsi alla conformità imperante.</p>
<p>Una storia liberamente ispirata alla <strong>figura del serial killer</strong> soprannominato <em>la Bestia di Jersey</em>, che terrorizzò la zona negli anni Sessanta e Settanta. Un aggiornamento tracciato secondo le <strong>coordinate del mystery moderno</strong>, dove i legami tra i personaggi sono utilizzati per parlare d&#8217;altro, di pulsioni ed emozioni universali.</p>
<h3>Chi è la vera bestia?</h3>
<p>Il motore narrativo è la trasformazione progressiva di Moll, magistralmente tracciata da <strong>Jessie Buckley</strong> &#8211; favorita agli imminenti Oscar come miglior attrice per <em>Hamnet</em> (2025) &#8211; nel corso dei cento minuti di visione, che riservano <strong>colpi di scena ad alto tasso di tensione</strong>. Una performance vibrante e amabilmente nervosa, che va anche oltre al materiale richiestole, nascondendo in <strong>sguardi e mezzi sorrisi</strong> il frutto di un lavoro sottile ed enorme al contempo.</p>
<p><em>Beast</em> funziona particolarmente quando <strong>gioca con le aspettative del pubblico</strong>, con un senso di perenne inquietudine che appesta questa comunità sempre pronta a giudicare, dove la protagonista &#8211; <strong>vittima e carnefice</strong> di una gioventù mai perdonatele &#8211; nuota come un pesce fuor d&#8217;acqua, sopravvivendo giorno dopo giorno. Un&#8217;immersione ulteriormente amplificata dalla <strong>magnifica fotografia</strong>, che cattura la bellezza delle ambientazioni, trasformandole in perfetto palcoscenico di una vicenda sul senso di colpa, <strong>sull&#8217;ombra del sospetto</strong> e sulla forza dirompente e potenzialmente distruttiva dell&#8217;amore, capace di rendere ciechi o di mutare in odio brutale.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Un dramma feroce e psicologicamente complesso, dove <strong>fratture familiari e passioni d&#8217;amore</strong> vengono sfruttate con intelligenza per dar vita ad un innesco mystery efficace e sottilmente inquieto. Un thriller che funziona su molteplici piani, anche quando offusca volutamente il contorno per dare campo libero <strong>all&#8217;esplosiva performance</strong> di una straordinaria Jessie Buckley.</p>
<p>Il contrasto tra la vita borghese e la libertà selvaggia in <em>Beast</em> <strong>vive di pulsioni e di sussulti</strong>, ribaltando continuamente le aspettative in un gioco tensivo che esplora gli anfratti più oscuri, tra <strong>sensi di colpa, redenzione e catarsi</strong> a strisciare e contaminare le basi di una narrazione meno scontata del previsto, epilogo in primis.</p>
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		<title>The Last Redemption: un fantasy italiano da dimenticare &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 11:56:04 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[NetFlix]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Last-Redemption-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="The Last Redemption" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Last-Redemption-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Last-Redemption-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Last-Redemption-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Last-Redemption-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Last-Redemption-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Last-Redemption-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Last-Redemption.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" />Nel regno fantastico di Brea, un gruppo di banditi guidati dal crudele Nistrol accetta un&#8217;offerta del nobile Lord Roland. La loro missione sarà quella di infiltrarsi nel palazzo reale e uccidere il re Ferrel: in cambio avranno la grazia e un ingente bottino. In The Last Redemption, quando Roland ordina loro di assassinare la figlia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Last-Redemption-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="The Last Redemption" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Last-Redemption-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Last-Redemption-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Last-Redemption-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Last-Redemption-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Last-Redemption-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Last-Redemption-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/The-Last-Redemption.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>Nel <strong>regno fantastico di Brea</strong>, un gruppo di banditi guidati dal crudele Nistrol accetta un&#8217;offerta del nobile Lord Roland. La loro missione sarà quella di infiltrarsi nel palazzo reale e <strong>uccidere il re</strong> Ferrel: in cambio avranno la grazia e un ingente bottino.</p>
<p>In <strong>The Last Redemption</strong>, quando Roland ordina loro di assassinare la figlia del sovrano, soltanto una bambina, tre membri della gang si rifiutano. Diana e i suoi fratelli John e Silent Jack tradiscono così i loro compagni per <strong>salvare la piccola</strong> e condurla lontano da palazzo, mentre nel frattempo Roland mette in atto il suo piano per subentrare all&#8217;assassinato monarca. I fuggiaschi potrebbero ottenere un inaspettato aiuto da Tyrion, il &#8221; figlio bastardo&#8221; di Lord Goran, che <strong>si innamora di Diana</strong> mettendo in gioco la sua reputazione.</p>
<h2>The Last Redemption: questo l&#8217;ho già visto &#8211; recensione</h2>
<p>Nonostante il cast di richiamo internazionale, di cui vi parleremo a breve, <em>The Last Redemption</em> è <strong>una produzione tutta italiana</strong>, con le riprese effettuate in gran parte nelle zone boschive che circondano l&#8217;Etna. Peccato che il film sia davvero poca cosa, un vano tentativo di <strong>richiamare l&#8217;epica delle grandi produzioni fantasy</strong> a tema, sempre all&#8217;attenzione degli appassionati grazie al successo di franchise come <em>Game of Thrones</em>.</p>
<p>Proprio dalla serie madre del suddetto ritroviamo <strong>numerose citazioni</strong>, divise più o meno equamente con gli omaggi a <em>Il signore degli anelli</em>, oltre che la presenza di <strong>James Cosmo</strong>, volto familiare agli amanti delle pellicole epiche. Non mancano nemmeno riferimenti a <em>Braveheart &#8211; Cuore impavido</em> (1995), dal quale recupera un altro dei protagonisti, ovvero <strong>Angus Macfayden</strong> nel pur breve ruolo del sovrano da eliminare.</p>
<p>La recensione potrebbe anche esaurirsi qui, giacché a parte le innumerevoli menzioni, nei nomi o nei risvolti narrativi, ad altre opere, le due ore di visione <strong>non offrono pressoché nulla</strong> di potenzialmente interessante.</p>
<h3>Mordi e fuggi</h3>
<p>Il regista catanese <strong>John Real</strong> sperava che bastassero le guest-star, con tanto di <strong>Kevin Sorbo</strong> &#8211; storico <em>Hercules</em> televisivo &#8211; nelle vesti di diabolico villain, a coprire le magagne di un budget ai minimi termini, che sfrutta <strong>slow motion e una colonna sonora pomposa</strong> ma anonima per rendere più accattivanti le improbabili sequenze d&#8217;azione. I combattimenti all&#8217;arma bianca, tra sconti con la spada a frecce che volano sempre al posto giusto nel momento giusto, caratterizzano gran parte del minutaggio, in attesa ovviamente della <strong>&#8220;drammatica&#8221; resa dei conti finale.</strong></p>
<p>Un gioco del gatto col topo nel cuore di questa natura selvaggia che fa da sfondo alla maggior parte della vicenda, <strong>con tanto di orchi</strong> &#8211; interpretati da attori con costumi improponibili nel 2026 &#8211; che fanno ogni tanto la loro comparsa quale strizzata d&#8217;occhio alla fanbase tolkeniana, alla quale si ammicca più volte anche nel plateale rimando di certi passaggi che vorrebbero <strong>farsi epici ma risultano involontariamente ridicoli</strong>.</p>
<p>Se da un lato resta comunque ammirevole il tentativo di provare a <strong>fare qualcosa di diverso</strong> nel nostro Paese, con tutte le difficoltà del caso, è altrettanto vero che <em>The Last Redemption</em> finisce per risultare <strong>una parodia a basso costo</strong>, che attirerà esclusivamente un target di appassionati finendo poi per deluderlo oltre misura.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Un <strong>disastro su tutta la linea</strong>, nonostante le buone intenzioni di realizzare un fantasy tutto italiano dalla risonanza potenzialmente internazionale, date le <strong>riprese in lingua inglese</strong> e un cast di volti conosciuti a platee internazionali, da Kevin Sorbo a James Cosmo.</p>
<p><em>The Last Redemption</em> paga i tipici limiti delle produzioni pseudo-amatoriali, tra sequenze d&#8217;azione mal coreografate, <strong>make-up ben oltre il mediocre</strong> e una gestione dell&#8217;epica che scivola paradossalmente nella farsa. Non bastano citazioni a non finire e <strong>continui richiami a scene iconiche</strong> di cult e capolavori del filone a celare gli evidenti difetti delle due ore di visione.</p>
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		<title>In un Batter d&#8217;Occhio: il senso della vita a spasso nel tempo &#8211; la recensione del film</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio Encari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Mar 2026 13:40:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disney plus]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/In-un-batter-docchio-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="In un Batter d&#039;Occhio" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/In-un-batter-docchio-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/In-un-batter-docchio-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/In-un-batter-docchio-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/In-un-batter-docchio-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/In-un-batter-docchio-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/In-un-batter-docchio-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/In-un-batter-docchio.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" />Il film è ambientato in tre storyline distinte vagamente collegate tra loro da una tematica sul senso della vita. Nella prima, sul finire dell&#8217;era dei Neanderthal un cacciatore e il suo clan lottano per sopravvivere in un mondo primitivo, dove ogni giorno potrebbe essere l&#8217;ultimo. La seconda si svolge nel presente, con protagonista l&#8217;antropologa Claire [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="696" height="392" src="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/In-un-batter-docchio-1024x576.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="In un Batter d&#039;Occhio" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/In-un-batter-docchio-1024x576.jpg 1024w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/In-un-batter-docchio-300x169.jpg 300w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/In-un-batter-docchio-768x432.jpg 768w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/In-un-batter-docchio-696x392.jpg 696w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/In-un-batter-docchio-1068x601.jpg 1068w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/In-un-batter-docchio-747x420.jpg 747w, https://www.superguidatv.it/wp-content/uploads/2026/03/In-un-batter-docchio.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><p>Il film è ambientato in <strong>tre storyline distinte</strong> vagamente collegate tra loro da una tematica sul senso della vita. Nella prima, sul <strong>finire dell&#8217;era dei Neanderthal</strong> un cacciatore e il suo clan lottano per sopravvivere in un mondo primitivo, dove ogni giorno potrebbe essere l&#8217;ultimo. La seconda <strong>si svolge nel presente</strong>, con protagonista l&#8217;antropologa Claire che naviga in una relazione complicata e deve prendersi cura della madre gravemente malata.</p>
<p>Il terzo arco temporale di <strong>In un Batter d&#8217;Occhio</strong> ci proietta in un lontano futuro dove Coakley &#8211; una donna dalla longevità artificialmente potenziata, vecchia di centinaia di anni &#8211; trasporta embrioni non fertilizzati verso <strong>una colonia su un lontano pianeta</strong>, ultima speranza per ripopolare un&#8217;umanità ormai estinta. A unire i vari tasselli è <strong>una ghianda</strong>, che appare fin dall&#8217;alba dei tempi e sarà determinante per i secoli e millenni a venire.</p>
<h2>In un Batter d&#8217;Occhio: le vie della tecnologia &#8211; recensione</h2>
<p><strong>Andrew Stanton</strong>, regista a cui dobbiamo due grandi cult d&#8217;animazione quali <em>Alla ricerca di Nemo</em> (2003) e <em>WALL-E</em> (2008), ha realizzato un progetto che cullava da tempo, ma che a conti fatti si è rivelato una sorta di <strong>involontaria parodia</strong> del ben più ambizioso e riuscito <em>Cloud Atlas</em> (2012). Produzione travagliata per <em>In un Batter d&#8217;Occhio</em>, le cui riprese sono terminate nel 2023 ma che ha visto la luce verde dello streaming soltanto in questo nuovo anno, <strong>con tutte le perplessità del caso</strong>.</p>
<p>Il problema principale dell&#8217;operazione è nella sua <strong>effettiva inconsistenza</strong>: nessuna delle tre vicende a spasso nel tempo porta con sé qualcosa di significativo o di minimamente originale, scadendo continuamente nei cliché più abusati. Ma, cosa più grave in un racconto che dovrebbe basarsi sulla forza dell&#8217;amore, sono <strong>le emozioni a venir meno</strong>, con l&#8217;ora e mezza di visione che si trascina all&#8217;insegna della noia, senza alcun sussulto in grado di spezzarne lo <strong>sfiancante torpore</strong>.</p>
<h3>Tempo al tempo</h3>
<p>E se a funzionare di più è paradossalmente il primo spezzone, ambientato nella Preistoria e <strong>privo di dialoghi comprensibili</strong>, la situazione narrativa è alquanto grave. Il presente affidato ai personaggi di <strong>Rashida Jones e Daveed Diggs</strong> è forse il più debole, quando invece dovrebbe fungere da collante tra il capitolo iniziale e quello finale. Capitolo finale che segue invece un&#8217;ottica da <strong>sci-fi umanista</strong> che non aggiunge nulla di nuovo al filone, riproponendo il tema della riproduzione artificiale e di nuovi Eden da rintracciare per il futuro della nostra specie.</p>
<p>Peccato che il film rifiuti di esplorare appieno le ultime due sezioni, che vengono introdotte soltanto superficialmente, lasciando i <strong>relativi background nascosti in un angolo</strong>, lasciati all&#8217;immaginazione dello spettatore. Si passa dal passato al lontano futuro in una continuazione sbilenca e disomogenea, con vari spiegoni esistenzialisti ad appesantire una <strong>narrazione a corto di idee</strong>.</p>
<p>In particolare lo “spezzone posteriore“, dove il personaggio di <strong>Kate McKinnon</strong> &#8211; comica conosciuta per i suoi spettacoli di stand-up e al <em>SNL</em> e qui totalmente fuori parte &#8211; dialoga unicamente con <strong>l&#8217;intelligenza artificiale di bordo</strong> che gestisce l&#8217;astronave, vive su una serie di luoghi comuni tipici della fantascienza moderna più intimista, che sembrano una sorta di <strong>spento bignami del genere</strong>.</p>
<h3>Conclusioni finali</h3>
<p>Un film che vorrebbe proporre tanto salvo poi rifiutarsi di approfondire le tematiche introdotte, <strong>lasciando molto in sospeso</strong> senza mai trovare il giusto quid per intercettare l&#8217;interesse del pubblico. Emozioni ai minimi storici in questo trittico di brevi storie vagamente collegate tra loro, che alternandosi ci accompagnano nella Preistoria, nel presente in <strong>un futuro prima prossimo e poi lontanissimo</strong>.</p>
<p><em>In un Batter d&#8217;Occhio</em> cerca di disquisire sul senso della vita, ma <strong>la sceneggiatura di senso ne ha ben poco</strong>, tra Neanderthal che lottano per la sopravvivenza in un mondo ostile, elisir per una pseudo immoralità e nuovi eden da conquistare per ciò che resta dell&#8217;umanità. Una trama potenzialmente ricchissima di spunti che si rivela paradossalmente povera, <strong>figlia di ambizioni mal esposte</strong>.</p>
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